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DIRITTI 4 Gennaio Gen 2016 1328 04 gennaio 2016

Donne, lavoro e pensioni, continua il gender gap

Le pensionate italiane prendono 6 mila euro in meno rispetto ai maschi. Colpa della disparità sul lavoro. Che si riflette in politica. Nell'indifferenza generale.

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Anno nuovo, problemi vecchi. I dati pubblicati dall'Istat il 4 gennaio sulle differenze tra i pensionati uomo e donna non stupiscono più nessuno.
Nel 2014 su 16,3 milioni di italiani che percepiscono l'assegno, il 52,9% sono donne e ricevono circa 6 mila euro in meno rispetto ai maschi. L'importo medio annuo per gli uomini, in termini lordi, è infatti di 20 mila 135 euro, mentre per le pensionate si ferma a 14 mila 283 euro.
L'ennesimo esempio di gender gap nel nostro Paese, ma che al massimo provoca qualche temporaneo silenzio in segno di imbarazzo, qualche momentanea indignazione per solidarietà, e in genere molte 'spallucce'.
LE PAROLE DI MATTARELLA. Perché in fondo che la discriminazione di genere esista e sia perpetrata a tutti i livelli sociali, economici e politici è costume nazionale. Tanto che è entrata a pieno titolo nel discorso di fine anno del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Un messaggio di riconoscenza a tutte le donne italiane, che devono fare i conti con una parità di diritti enunciata e non sempre attuata», ha ammesso il capo dello Stato.
Così poco attuata che lo stesso Mattarella per fare degli esempi di eccellenza femminile è dovuto ricorrere a donne che hanno visto riconosciuti i loro diritti sì, ma all'estero.
Come Fabiola Gianotti, neo direttrice del Cern di Ginevra, Samantha Cristoforetti, prima donna nello spazio, e Nicole Orlando, l'atleta paralimpica che ha vinto quattro medaglie d'oro ai mondiali in Sudafrica.
DUE MESI DI PAGA IN MENO. Donne che per ottenere riconoscimenti e meriti hanno dovuto espatriare. Cristoforetti è persino andata nello spazio, verrebbe da ironizzare, visto che la discriminazione tra maschio e femmina non è esclusiva dell'Italia ma interessa tutti i Paesi Ue.
Solo per fare un esempio, dal 2 novembre le lavoratrici europee hanno smesso di essere pagate, mentre i loro colleghi uomini hanno continuato a ricevere stipendi fino al 31 dicembre: un gender gap denunciato dalla Commissione Ue, che ha deciso di indire l''Equal Pay Day' proprio il 2 novembre. Una celebrazione che però è sembrata più una commemorazione ai defunti diritti di uguaglianza.

Le donne europee guadagnano 84 centesimi ogni euro incassato dai colleghi

Norma Rangeri.

In Europa lo stipendio medio delle donne europee è il 16,3% più basso di quello degli uomini. In pratica lavorano gratis 59 giorni all'anno e guadagnano 84 centesimi ogni euro incassato dai colleghi. E non perché fanno ricorso al part-time, visto che si parla di paga oraria, o perché sono più giovani e inesperte: in Finlandia il gap salariale passa per esempio dal 6,3% per le donne che hanno meno di 25 anni a oltre il 25% per le over 64.
SOLO QUATTRO DONNE GUIDANO QUOTIDIANI. Non è quindi una questione di età o esperienza, anche se sfondare il tetto di cristallo è ancora un'impresa ardua: tra gli amministratori delegati meno del 3% sono donne.
Un'eccezione è rappresentata nei gruppi editoriali italiani dove a capo di Rcs Mediagroup, Gruppo L’Espresso e Gruppo 24 Ore ci sono tre donne: Laura Cioli, Monica Mondardini e Donatella Treu.
Ma è l'eccezione che conferma la regola, a partire proprio dai giornali: in Italia sono sol­o quat­tro le donne alla guida di un quotidiano. Norma Ran­geri del Mani­fe­sto, Pie­ran­gela Fio­rani per Il Mat­tino di Padova, La Nuova di Vene­zia e Mestre, La Tri­buna di Tre­viso e Cor­riere delle Alpi, Lucia Serino per Il Quo­ti­diano della Basi­li­cata e Anna Mos­suto del Cor­riere Umbria. Ma solo Rangeri è a capo di un giornale a tiratura nazionale.
D'altronde anche nel Paese della regina Elisabetta e della iron lady Margaret Thatcher la prima direttrice donna del quotidiano britannicoo The Guardian, Kath Viner è stata nominata nel 2015, a distanza di 194 anni dalla fondazione.
LA POLITICA SI CAMUFFA DI ROSA. Migliore sembra essere in Italia la posizione delle politiche, ma è così solo alla Camera e al Senato, dove nel 2013 le signore sono passate al 31% dal 22% della precedente legislatura. Il governo di Matteo Renzi conta il maggior numero di donne ministro (50%).
Un risultato che ha permesso all’Italia di guadagnare nove posizioni nella classifica che misura la disparità di genere, il Global Gender Gap Report a cura del World Economic Forum di Ginevra.
Eppure se si guarda davvero nelle stanza dei bottoni, dentro Quirinale, Province, Regioni, giunte e consigli comunali, si vede che il 79,27% degli incarichi istituzionali, soprattutto quelli più prestigiosi, è ancora in mano agli uomini.
Sul totale dei ruoli politici elettivi o di nomina le donne rappresentano appena il 19,73% .
Nei consigli regionali, la presenza femminile è del 13,71% su un totale di 1.065 rappresentanti, ovvero appena 146 donne e 919 uomini.
Più che un divario, un abisso, rappresentato in forma lampante dal consiglio regionale della Sardegna dove su 60 eletti, appena quattro sono donne. Per concludere con la Calabria dove sono due su 51.

Le pensionate che ricevono integrazioni al minimo sono l'81,4%

Se le donne prendono una pensione inferiore è perché hanno guadagnato di meno durante gli anni di attività lavorativa visto i diversi ruoli ricoperti, e spesso anche perchè hanno lavorato meno e quindi hanno versato meno contributi ai fini pensionistici. Così viene spiegata la differenza pensionistica, quasi fosse una conseguenza logica.
Ma come ha spiegato la Commissione europea questi motivi non derivano da una libera scelta della donna né da una minore attività lavorativa svolta.
LA FAMIGLIA: IL SECONDO LAVORO. Nel rapporto Affrontare il divario salariale fra uomo e donna nell’Unione europea del 2014 si legge infatti che: «Le responsabilità familiari non sono condivise in maniera equa. Di conseguenza, le donne subiscono interruzioni di carriera più frequenti e spesso non tornano a lavorare a tempo pieno. Guadagnano quindi in media il 16% in meno all’ora rispetto agli uomini; su base annuale il divario raggiunge addirittura il 31%, considerando che il lavoro a tempo parziale è molto più diffuso tra le donne».
LE PENSIONATE SONO PIÙ INDIGENTI. E ancora, «poichè le donne percepiscono una retribuzione oraria inferiore e accumulano un minor numero di ore di lavoro nel corso della loro vita rispetto agli uomini», spiega ancora la Commissione Ue, «anche le loro pensioni sono ridotte. Di conseguenza, tra gli anziani vi sono più donne in stato di povertà rispetto agli uomini».
E infatti come si legge nel rapporto Istat, «le pensionate che ricevono integrazioni al minimo sono 2,9 milioni, l'81,4% del totale, un numero di oltre quattro volte superiore a quello degli uomini (673 mila)».
In fondo è la Befana che arriva con le calze tutte rotte a bordo di una scopa. Babbo Natale ha le renne, la slitta e la pelliccia.

Twitter @antodem

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