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CRIMINALITÀ 9 Gennaio Gen 2016 1025 09 gennaio 2016

Lecce, catturato il fuggitivo Fabio Perrone

L'assassino della Sacra corona unita era scappato il 6 novembre 2015. Era armato e pronto a far fuoco.

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Un agente di polizia mostra immagini della cattura di Fabio Perrone, assassino della Sacra corona unita che era evaso il 6 novembre 2015.

Un blitz all'alba, frutto di mesi di lavoro. Una fuga finita dopo 63 giorni. Quando la porta dell'abitazione di Trepuzi, in provincia di Lecce, si è spalancata, Fabio Perrone si è trovato davanti Riccardo Secci, il comandante della polizia penitenziaria della Casa Circondariale di Lecce, Riccardo Secci, che l'ha guardato negli occhi e gli ha detto: «Triglietta, sei fritto».
FUGGITO SU UN'AUTO RUBATA. 'Triglietta' era fuggito il 6 novembre 2015 dall'ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove era stato accompagnato per un accertamento clinico, prendendo una pistola a un agente di sicurezza, ferendo tre persone e andandosene sull'auto rubata a una donna che l'aveva lasciata nel parcheggio.
Si era rintanato nel suo paese, Tripuzzi, in casa di alcuni parenti, armato di kalashnikov era pronto a sparare e uccidere ancora, come aveva già fatto il 29 marzo 2014, quando dopo una lite in un bar aveva aperto il fuoco contro Fatmir Makovich e il figlio, togliendo la vita al primo e ferendo il secondo.
IN CARCERE PER LA PRIMA VOLTA A 18 ANNI. Membro della Sacra corona unita e parente del boss Perrone, 'Triglietta' era finito in carcere per la prima volta a 18 anni, scontandone sei per associazione di stampo mafiosa, armi e droga.
Perrone era un killer che non badava al sottile, uno che quando premeva il grilletto lo faceva fino all'ultimo proiettile.
I poliziotti che l'hanno arrestato la mattina del 9 gennaio l'hanno trovato così: vestito e armato fino ai denti, pronto a una nuova battaglia e a un nuovo spargimento di sangue.
«INDAGINE CHE CI HA LEVATO IL SONNO». «La sua cattura è il coronamento di un'attività investigativa che ci ha levato il sonno», ha commentato il comandante Riccardo Secci, «che è proseguita ininterrottamente in questi 63 giorni, senza tregua. Siamo veramente molto contenti».
Fuori dalla questura si è fatto festa per celebrare la riuscita dell'operazione.
Nei due mesi abbondanti di latitanza, Perrone aveva raccolto un largo seguito: «Stava diventando un idolo, con apprezzamenti espressi anche su Facebook», ha spiegato Sabrina Manzone, dirigente della squadra mobile di Lecce, «e questo ha complicato l'indagine perché ha avuto una rete di protezione locale non solo di pregiudicati ma anche di insospettabili, come Stefano Renna, il gestore del bar Bar8 di Trepuzzi, che lo ospitava».
CATTURATO ANCHE IL COMPLICE. Il complice, un 32enne incensurato è stato arrestato. «L'attività d'indagine, supportata da intercettazioni, ci faceva credere che Perrone non avesse mai lasciato Trepuzzi e le zone limitrofe», ha aggiunto Manzone. «Si spostava continuamente tra Trepuzzi e Casalabate, cambiando ogni due giorni casa. Nel covo in cui é stato catturato era arrivato appena da un giorno».
Un giorno di troppo, che gli è costato la cattura e il ritorno nel carcere di Lecce. Dove dovrà scontare la sua pena.

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