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SCIVOLONI 11 Gennaio Gen 2016 1626 11 gennaio 2016

Rolex, il marchio tra figuracce e inchieste

La rissa della delegazione italiana a Riad torna a macchiare il brand. Che dai no Expo a Ruby non trova pace.

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L'immagine circolata in Rete della black bloc con indosso un orologio che potrebbe essere un Rolex.

Altro giro (di Rolex), altro regalo.
Della nota marca non si era più parlato dalle polemiche scoppiate dopo i riot milanesi no Expo del primo maggio, quando una imbrattamuri incapucciata fu immortalata con il suo prezioso orologio al polso mentre brandiva una bomboletta.
QUELLA PRESA DI DISTANZA. L'azienda si dissociò con una lettera aperta firmata dall'amministratore delegato Italia Giampaolo Martini che puntava il dito contro Renzi e Alfano per aver infangato il prestigioso marchio, mettendo addirittura in dubbio l'originalità dell'orologio ripreso da fotografi e cameraman.
«Dalla qualità delle foto e dei video che sono stati diffusi dai media», tuonava Martini, «è altamente improbabile poter desumere un'affidabile identificazione come Rolex (e ancor di più come Rolex autentico) dell'orologio indossato dai facinorosi. Purtroppo l'eco delle vostre parole è stata straordinariamente vasta e ha prodotto l'inaccettabile affiancamento dell'immagine di Rolex alla devastazione di Milano e all'universo della violenza eversiva».
DAI BAMBOCCIONI AGLI ARRAFFONI. Chi avrebbe mai pensato che dopo aver ingaggiato una battaglia contro i «bamboccioni col Rolex», l'azienda si sarebbe trovata davanti agli arraffoni dei Rolex.
Già perché l'immagine della presunta rissa della nostra delegazione a Riad, in Arabia Saudita, per accaparrarsi gli orologi dorati donati dai principi non è che sia stata una pubblicità poetica. Così come non lo è l'interrogazione parlamentare presentata da Sinistra Italiana (quella di Fassina & Co) che vuole vederci chiaro.
«Al presidente del Consiglio dei ministri Renzi, Sinistra Italiana chiede se vero che la delegazione abbia accettato cronografi e orologi Rolex in omaggio dall'Arabia Saudita», si legge nella nota, «responsabile, tra l'altro, di violazione di diritti umani fondamentali». Non solo: il gruppo vuole sapere «a chi sono stati consegnati tali regali»; se «è vero che attualmente sono sono in capo alla presidenza del Consiglio»; «e se oggi sono nella disponibilità di Palazzo Chigi».
E dire che solo una manciata d'ore prima a lucidare il marchio ci aveva provato papa Francesco destinando il suo Rolex d'acciaio alla riffa per raccogliere fondi per senza tetto e profughi.

Dalla riffa alla rissa

Renzi in visita a Riad.

Dalla riffa per benificenza alla rissa dell'indecenza, purtroppo, il passo è breve. E Rolex è di nuovo sulla bocca - non sul polso ça va sans dire - di tutti.
Ma la figuraccia internazionale rimediata dai nostri connazionali non ha per il momento spinto i vertici della società a denunciare infanganti accostamenti. Un atteggiamento che non stupisce.
Del resto nessuno si preoccupò di prendere le distanze da Luca Lupi, figlio dell'ex ministro alle Infrastrutture, che per la sua laurea accettò un Rolex da 10.350 euro da Stefano Perotti, ingegnere sponsor di Ettore Incalza alle Grandi Opere. Cadeau che costò a Lupi senior la poltrona.
REGALI E INCHIESTE. E gli elvetici orologiai non si scomposero leggendo dei Rolex d'oro da circa 12 mila euro che l'ex patron della Roma Franco Sensi nel 1999 fece recapitare sotto l'albero di Natale dei designatori arbitrali Pairetto e Bergamo.
Dispensatore di Rolex era anche Silvio Berlusconi che ne regalò non uno bensì due a Karima El-Mahroug. Passione condivisa da Gianpaolo Tarantini che del prezioso oggetto fece dono all'ex manager Lea Cosentino alias lady Asl.
Come scordare poi Francesco Piscicelli, quello che rideva al telefono alla notizia del terribile terremoto de L'Aquila: ne regalò un modello Submariner ad Angelo Balducci ex provveditore alle Opere pubbliche.
Sembra una maledizione.
L'IMMAGINARIO DEL CUMMENDA. Nonostante le pubblicità patinate e i testimonial stelle dello sport, con qualche sfortunata scelta come nel caso di Tiger Woods, il marchio resta legato - almeno in Italia (ma non che all'estero vada molto meglio, basta ascoltare Rolex della rapper cafonal australiana Iggy Azalea: «Rolex's don't tick.tock, but damn it baby, my time costs») - all'immaginario del bauscia, del cummenda Zampetti, di quel «Milano-Santa-Courma in un giro di Rolex». Per il quale pure oggi manager dagli stipendi a sei zeri sono disposti ad azzuffarsi.
Dunque simbolo dell'arricchito alla ricerca dello status symbol. Ma, ahimè, anche del corruttore. A proposito: cosa nascondeva la mafia nei cannoli alla siciliana regalati a un integerrimo ragionier Ugo Fantozzi in Fantozzi alla riscossa (1990)?

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