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FOCUS 14 Gennaio Gen 2016 0608 14 gennaio 2016

Omicidio Ashley Olsen, cosa sappiamo del delitto di Firenze

Confessa il senegalese arrestato per l'uccisione della giovane americana. Le cose che sappiamo del delitto.

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L'abitazione in cui è stato trovato il corpo senza vita di Ashley Olsen.

A distanza di cinque giorni dal ritrovamento del cadavere di Ashley Olsen, la 35enne cittadina statunitense strangolata nel suo appartamento fiorentino di via Santa Monaca, l'assassino della giovane, un senegalese di 27 anni, è stato arrestato dagli agenti di polizia (read the English version here).
L'uomo ha ammesso le proprie responsabilità, spiegando tuttavia di non aver commesso l'omicidio intenzionalmente.
Ha raccontato di averla incontrata in un locale e di essere andato a casa sua. Lì i due hanno avuto un rapporto sessuale, ma poi hanno litigato. Lui l'ha spinta e lei ha battuto la testa. Solo dopo l'avrebbe strangolata.
DECISIVO IL TEST DEL DNA. La risposta che ha fatto scattare il fermo sarebbe arrivata dall'esame del Dna dell'uomo.
Gli investigatori, arrivati sulle sue tracce grazie alle immagini delle telecamere di sicurezza, stavano aspettando l'esito dell'esame scientifico per dare concretezza ai sospetti. Le telecamere, infatti, avrebbero ripreso l'uomo e Ashley al mattino di venerdì, il giorno prima del ritrovamento del corpo.
L'ALLARME DEL FIDANZATO. Sabato 9 gennaio il cadavere della giovane era stato scoperto dopo l'allarme lanciato dal fidanzato Federico Fiorentini, un pittore che vive nei paraggi e non aveva sue notizie da un paio di giorni.
SEGNI DI GRAFFI ED ECCHIMOSI. Il fidanzato aveva raccontato agli inquirenti di aver perso i contatti con la vittima dopo una lite. Recatosi a casa della vittima, aveva contattato la proprietaria dell'appartamento per farsi aprire dopo i ripetuti tentativi di citofonare andati a vuoto. Subito dopo, aveva chiamato il 118 per dare l'allarme, ma la giovane donna era già morta da ore.
Sul corpo di Ashley, originaria della Florida e da due anni residente nell'appartamento del centro storico fiorentino, era stati rinvenuti segni di graffi ed ecchimosi. L'ipotesi su cui aveva iniziato a lavorare la procura era quella di omicidio, motivo per cui era stata aperta un'inchiesta: l'unica certezza, prima dell'arresto, era che la giovane non fosse stata strangolata a mani nude, ma con un laccio o una corda.

1. Gioco erotico? Ipotesi non confermata

Le indagini si erano immediatamente concentrate su una delle persone finite nell'elenco dei sospettati dopo i primi riscontri degli inquirenti.
Fondamentali, secondo quanto appreso, sarebbero state le immagini delle telecamere di sicurezza.
Sin da subito l'ipotesi degli investigatori era che i due avessero avuto un rapporto sessuale consenziente, al termine del quale si sarebbe consumata la tragedia. Esclusa, tuttavia, l'ipotesi di un gioco erotico finito male. «Non ce n'è traccia. Possibile, tuttavia, che i due protagonisti non fossero lucidi», hanno spiegato gli inquirenti.

2. La vittima ha aperto al suo assassino

Com'era parso chiaro sin dall'inizio, è stata dunque la stessa Ashley a far entrare in casa l'omicida.
Sulla porta non c'erano segni di scasso: fin da subito è stata esclusa la rapina.
Secondo quanto ricostruito, una volta trovato il cadavere, il fidanzato della donna lo ha portato giù dal soppalco per provare invano una rianimazione.

3. Il cellulare che non si trova

Gli investigatori hanno sequestrato il computer della vittima per controllare tutti gli ultimi contatti.
Il cellulare non è stato trovato durante le prime perquisizioni dell'abitazione. In base a quanto è emerso, il telefono della donna risulta staccato dal mattino di venerdì, il giorno precedente al ritrovamento del cadavere.

4. Tensione con le amiche

Ashley è stata vista viva l'ultima volta nella notte tra giovedì e venerdì: era in un locale fiorentino con delle amiche, che sono andate via prima di lei.
Tra loro «c'era un po' di movimento, di tensione..., succede tra ragazze...», ha raccontato una delle cameriere.

5. Escluso l'omicidio premeditato

Ashley è stata vittima di un omicidio d'impeto, non premeditato, maturato in un contesto in evoluzione, tanto che l'assassino ha poi agito finendo per strangolare la giovane americana.
Dall'autopsia è emerso che la giovane non è stata strangolata a mani nude. L'assassino potrebbe aver usato il cavo Usb o la catenina trovate nel monolocale. Sul corpo non ci sono segni che facciano pensare a una lotta fra la donna e l'omicida.

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