SALUTE 16 Gennaio Gen 2016 1200 16 gennaio 2016

Ebola e gli altri virus: i rischi non sono finiti

Per l'Oms la malattia è debellata. Ma in Sierra Leone muore una donna infettata. Febbre emorragica del Congo, Sars, Mers e non solo: i nuovi pericoli di epidemia.

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Operatori sanitari con le tute anti-Ebola.

L’incubo Ebola non è finito.
Dalla Sierra Leone la notizia della morte di una donna che aveva contratto il virus è arrivata a poche ore dall’annuncio dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla fine dell’epidemia in Liberia.
POSSIBILI FOCOLAI. Si riteneva, dunque, che in Africa Occidentale la battaglia contro l’infezione fosse ormai vinta.
Con le dovute precauzioni: «In Paesi come Sierra Leone, Guinea e Liberia resta alto il rischio di ulteriori piccoli focolai», sono state le parole dell’Oms.
TRASMISSIONE FERMATA? Che poche settimane prima aveva anche diffuso l’elenco delle malattie emergenti più pericolose al mondo.
Nella lista c’è anche Ebola.
Proprio la Sierra Leone è stato il primo tra i Paesi in cui si è diffuso il virus dove le catene di trasmissione dell’epidemia si riteneva fossero state fermate.
Poi c’è stata la Guinea e, infine, giovedì 14 gennaio, la Liberia.
IN DUE ANNI 11 MILA MORTI. In due anni, l’epidemia causata dal virus ha ucciso nei tre Paesi africani più di 11 mila persone su oltre 28 mila casi. Ma l’Ebola non è l’unico nemico.
Per l’Organizzazione mondiale della sanità sono da tenere sotto controllo anche la febbre emorragica del Congo, il virus di Marburgo e Nipah, le febbri di Lassa e della Rift Valley, Mers e Sars.

Morta una donna contagiata nella città di Magburaka

Operatori sanitari anti-Ebola misurano la temperatura a un paziente.

In Sierra Leone è tornato dunque l’allarme dopo l’esito positivo del test effettuato su una donna morta nella città di Magburaka, nel distretto di Tonkolili, vicino al confine con la Guinea.
Lo ha riferito Frances Langoba Kelly, portavoce dell'organismo di controllo del governo.
La Sierra Leone era stata dichiarata libera dal virus il 7 novembre 2015 e la Guinea il 29 dicembre.
La stessa Liberia era già stata dichiarata Ebola-free a maggio del 2015, ma il virus da allora aveva colpito altre due volte con infezioni che non facevano parte del focolaio originale.
NON DEL TUTTO GUARITI. La causa potrebbe essere stata la persistenza del virus nei sopravvissuti, anche dopo il recupero.
L’ultimo piccolo focolaio risale a novembre.
L'ultimo paziente confermato, invece, era risultato negativo alla malattia per due volte e, da allora, sono passati 42 giorni (il periodo di tempo previsto per dichiarare la fine della trasmissione) prima che arrivasse l’annuncio da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità.
«PUÒ RESISTERE NELLO SPERMA». Che tuttavia è stata prudente. I dati dimostrano che il virus sparisce con relativa velocità da chi l’ha contratto - ha spiegato l’Oms -, «ma può rimanere nello sperma di un piccolo numero di pazienti maschi anche per un anno».
E quindi ci sono possibilità, anche se rare, che venga trasmesso al partner.
Per l’Oms sono previste altre fasi acute e i sistemi di sorveglianza sono fondamentali nei mesi a venire.
«BISOGNA ANCORA VIGILARE». «Il lavoro non è finito ed è necessario continuare a vigilare per evitare nuovi focolai», ha detto Margaret Chan, direttore generale dell’Oms.

Diffuso l'elenco delle malattie che preoccupano il pianeta

Operatori sanitari si disinfettano dopo aver prestato servizio in un obitorio che conteneva cadaveri di persone probabilmente affette da Ebola.

Alla fine del 2015 l’Organizzazione mondiale della sanità ha reso noto l’elenco di otto malattie da tenere sott’occhio stilato da un gruppo internazionale di esperti riunitosi a Ginevra.
Si tratta di patologie pericolose non solo per il loro grado di mortalità.
RICERCA FERMA. A una scarsa attenzione mediatica, infatti, fa seguito la difficoltà nel reperire fondi per la ricerca.
Ed è proprio questa ragione ad aver spinto gli scienziati a non includere nella lista infezioni pur molto diffuse e altamente mortali come l’Hiv e l’influenza aviaria.
Lo ha spiegato Cathy Roth dell’Oms: «Abbiamo deciso di non includere queste patologie perché attirano molta più attenzione e, quindi, fondi destinati alla ricerca».
VERSO UN PIANO DI CONTROLLO. La lista è un primo passo verso la preparazione di un Piano per il controllo di future epidemie.
Ora la commissione di esperti deve monitorare annualmente lo stato di avanzamento delle ricerche su ogni malattia e ridefinire di volta in volta le priorità.

La febbre emorragica del Congo ha un tasso di mortalità del 30%

Il virus Marburg è della famiglia dei Filoviridae, la stessa che causa la malattia da Ebola.

Tra le patologie incluse nell’elenco c’è anche il virus Ebola (il più noto) con un tasso di mortalità che può raggiungere per alcuni ceppi anche il 90%.
Ci sono anche altre sette malattie patogene, alcune delle quali sconosciute alla maggior parte delle persone.
Fra queste la febbre emorragica del Congo, una febbre virale che si trasmette soprattutto attraverso la puntura di zecche infette.
ALLEVATORI IN PERICOLO. Il tasso di mortalità è circa del 30% e il decesso avviene solitamente tra il quinto e il 14esimo giorno di malattia.
A rischio sono gli operatori del settore della zootecnica: allevatori, macellatori e veterinari.
MARBURG IDENTIFICATO NEL 1967. Molto pericolosa è anche la malattia da virus Marburg, della famiglia dei Filoviridae, la stessa che causa la malattia da Ebola.
Fu identificato nel 1967 durante le epidemie a Marburg e Francoforte in Germania e a Belgrado nella ex Jugoslavia, in seguito all’importazione di scimmie infette che provenivano dall’Uganda.
L’epidemia più grave risale alla primavera del 2005 in Angola: oltre 90 casi con un tasso di mortalità del 90%.

Altri incubi: virus di Nipah, febbre di Lassa e della Rift Valley

La mortalità del virus di Nipah varia dal 40 al 70%.

Nell’elenco stilato dagli esperti c’è poi il virus di Nipah, identificato per la prima volta nel 1999, durante un’epidemia che si diffuse in Malesia, tra alcuni allevatori di maiali.
La mortalità varia dal 40 al 70%.
Poi ci sono la febbre di Lassa, diffusa soprattutto nell’Africa occidentale tropicale e quella della Rift Valley, presente in Africa e nella penisola arabica.
'COLPA' DEI RODITORI. Nel primo caso si tratta di una malattia endemica nella popolazione dei roditori in alcune parti dell'Africa Occidentale, ma esiste anche in altri Paesi.
Viene trasmessa all’uomo dal contatto con cibo o oggetti contaminati da escrementi di roditori.
Il virus fu identificato nel 1969, quando due infermiere missionarie furono contagiate e morirono nella città nigeriana di Lassa.

Sars e Mers: le sindromi respiratorie

Medici di fronte a un ospedale chiuso per l'emergenza Mers a Seul.

Tra le malattie più pericolose al mondo ci sono poi la Sars (Sindrome respiratoria acuta grave) e la Mers (Sindrome respiratoria mediorientale).
La causa della Sars è un virus che appartiene alla famiglia dei Coronavirus.
Generalmente la malattia si manifesta dopo un periodo di incubazione che va dai due a sette giorni.
PRIMI CASI IN CINA. La malattia fu individuata nella regione cinese di Guandong, con i primi casi registrati nel novembre 2002.
Ancora più pericolosa rispetto alla Sars, che ha un tasso di mortalità del 10%, è la Mers (il tasso di mortalità varia dal 30 al 40%) causata da un virus identificato per la prima volta in Arabia saudita nel 2012.
Dall’aprile di quell’anno all’ottobre 2015 sono stati notificati complessivamente all’Organizzazione mondiale della sanità 1.616 casi di contagio e almeno 624 vittime.
Con un focolaio di oltre 185 casi di infezione e 36 decessi in Corea del Sud.
L’epidemia si è concentrata soprattutto in Medio Oriente, ma ha coinvolto altri 25 Paesi.

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