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L'ACCUSA 27 Gennaio Gen 2016 1944 27 gennaio 2016

Yemen, un'indagine Onu inchioda l'Arabia Saudita

«Da Riad bombe sui civili». Gli esportatori, tra cui Gb e Italia, nella bufera.

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In Yemen si consumano «diffusi e sistematici» attacchi da parte dell'aviazione saudita in violazione del diritto internazionale.
Le bombe di Riad colpiscono infatti anche obiettivi civili «inclusi i campi per gli sfollati e dei rifugiati; raduni come matrimoni; autobus; aree residenziali; strutture mediche; scuole; moschee; mercati, fabbriche e magazzini di stoccaggio alimenti; e altre infrastrutture civili essenziali, come per esempio l'aeroporto di Sana'a, il porto di Hudaydah e vie di transito nazionali».
LA MORTE DI HASHIM. Ed è stato in uno di questi raid che il 22 gennaio scorso ha perso la vita Hashim al-Homran, il 17enne che con la sua telecamera ha documentato la violenza dei raid sauditi contro la popolazione civile, e anche la distruzione dell'ospedale di Medici Senza Frontiere di al-Gomhoury.

L'indagine Onu che mette in imbarazzo Londra

A puntare il dito contro Riad, una indagine Onu: 51 pagine stilate da un team di esperti e inviate al Consiglio di Sicurezza. Notizia riferita dal Guardian che ha visionato il documento, non ancora reso pubblico.
Violazioni gravissime che gettano un'ombra sul Regno Unito, uno dei primi esportatori di armi verso Riad.
NEL 2015 UN BUSINESS DA 4 MLD DI EURO. Secondo le associazioni contro il commercio d'armi, il business verso l'Arabia Saudita nei primi nove mesi del 2015 ha toccato i 2,9 miliardi di sterline (poco meno di 4 miliardi di euro); 9 da quando Cameron risiede al numero 10 di Dowing Street.
Per questo associazioni per i diritti umani e il leader laburista Jeremy Corbyn hanno chiesto un'indagine urgente, e la sospensione della vendita di armi.
David Cameron dal canto suo ha rispedito le accuse al mittente: la Gran Bretagna, ha sottolineato il premier, può contare su uno dei regolamenti più rigidi al mondo sulla vendita di armi. E ha ribadito che Londra - che fa parte della coalizione a guida saudita senza però avere un ruolo operativo - non è stata direttamente coinvolta negli attacchi in questione.

La denuncia di Rete Disarmo

Ma il rapporto Onu mette in imbarazzo anche l'Italia che, stando alla denuncia di Rete Disarmo, esattamente come il Regno Unito vende bombe all'Arabia.
L'ultima partita ha lasciato l'aeroporto di Cagliari Elmas il 16 gennaio.
Il carico - il quinto di questo tipo - è decollato su un boeing 747 della compagnia azera Silk Way ed è atterrato alla base dell'Air Force saudita di Taif, vicino a La Mecca.
«È inammissibile che dall’Italia continuino le spedizioni di bombe aeree per l’aviazione saudita che da nove mesi sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato internazionale», ha scritto l'associazione Rete Disarmo in un comunicato, «causando migliaia di vittime anche tra i civili e tra i bambini e in aperta violazione del diritto internazionale umanitario».
PINOTTI RESPINGE LE ACCUSE. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha respinto le accuse: le armi non sarebbero prodotte in Italia.
«Quando le armi transitano nel nostro Paese, noi le controlliamo», ha spiegato a RepTv. «Di questa commessa, che esiste dal 2013, come tutti gli anni è stato riferito in parlamento a luglio. Quindi non c'è stata una vendita di armi da parte del governo italiano, è tutto stato fatto secondo regole autorizzate dall'Onu»
Parole che non hanno convinto Rete Disarmo secondo cui le bombe sono prodotte dalla Rwm Italia, società tedesca della Rheinmetall con sede legale a Ghedi, Brescia, e stabilimento a Domunovas, nel Sud della Sardegna.

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