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RAPPORTO 1 Febbraio Feb 2016 1100 01 febbraio 2016

Migranti, l'odissea dei minori non accompagnati

Sbarcano in Europa. E poi spariscono. Cinquemila in due anni soltanto in Italia. Che studia l'affido. Ma la legge è ferma dal 2013. E le strutture sono sature.

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Sono 10 mila i minori scomparsi nel nulla tra i migranti sbarcati in Europa negli ultimi due anni.

In gergo li chiamano ''Msna''.
Sono i ''minori stranieri non accompagnati'', sbarcati in Europa per fuggire a stenti e violenze inflitti loro da terre preda di guerra e povertà.
Almeno 10 mila quelli che hanno varcato le frontiere negli ultimi due anni per poi scomparire nel nulla: metà solo in Italia.
A comunicarlo una rilevazione Europol, l'agenzia d'intelligence delle polizie dell'Unione europea che prefigura un campanello d'allarme, soprattutto in relazione ai pericoli connessi a lavoro minorile e sfruttamento sessuale.
NESSUNO SA DOVE SI TROVINO. «Non è fuori luogo sostenere che si tratti di oltre 10 mila bambini», ha specificato Europol all'Observer, il domenicale del Guardian, precisando tuttavia come «non tutti siano finiti nelle reti di sfruttamento criminale: alcuni potrebbero essere stati affidati alla custodia di parenti».
La conclusione è che «semplicemente non sappiamo dove siano, cosa stiano facendo e con chi siano».
IN ITALIA SBARCATI IN 26 MILA. Secondo l'Ong per i diritti dell'infanzia Save the Children, nel solo 2015 sono arrivati in Europa come migranti oltre 26 mila minori non accompagnati: nel nostro Paese ne sono sbarcati più di 12 mila e dall'inizio del 2016 sono oltre 370.
In gran parte adolescenti, ma a volte pure più piccoli, esposti al rischio di ogni forma di sfruttamento, sessuale e lavorativo, e facili prede di ogni circuito di criminalità.

La legge sull'accoglienza familiare giace in parlamento dal 2013

In Italia sono arrivati più di 12 mila bambini nel 2015.

Un'emergenza di fronte alla quale torna d'attualità il dibattito attorno alla necessità di introdurre misure che rendano possibile l'accoglienza familiare per i giovani in questione.
In parlamento giace da due anni una proposta di legge a firma dell'onorevole Sandra Zampa (Partito democratico), depositata il 4 ottobre 2013.
Si era all’indomani del tragico naufragio del 3 ottobre, quando, al largo di Lampedusa, più di 360 persone persero la vita in mare.
MANCANO LA COPERTURE. L'iniziativa, volta a potenziare l'accoglienza con l'istituto dell'affidamento familiare, ottenne da subito un consenso trasversale, venendo sottoscritta da una ventina di deputati sia della maggioranza sia dell’opposizione.
Ma dopo oltre due anni non ha ancora ottenuto l’approvazione definitiva e non è diventata legge.
Questione di coperture, hanno sottolineato sia Zampa che Save the Children, in prima fila nella stesura di un'azione che ha comunque contribuito a far chiarezza su un sistema ricettivo a dir poco machiavellico.

Normativa italiana non adeguata

Un gruppo di migranti.

Fino al 2013, in assenza di una specifica legge che disciplinesse l'accoglienza dei minori stranieri, veniva applicata la normativa italiana per gli omologhi italiani trovati al di fuori della famiglia e presi in carico dal Comune di competenza.
Un utilizzo del codice civile e della legge sulle adozioni che non recepiva assolutamente le condizioni di straordinaria emergenza proprie di persone arrivate via mare e con l'intenzione, spesso, di raggiungere altre mete.
PRESI IN CARICO DALLA POLIZIA. Emblematico, come spiegato da Viviana Valastro, responsabile dell'area minori migranti di Save the Children a Lettera43.it, l'esempio di Lampedusa, con la polizia costretta alla presa in carico dei minori smistati in strutture inadeguate causa la saturazione delle comunità prescelte dai Comuni.
La nascita in altre Regioni di strutture analoghe, pronte ad accudire i giovani sbarcati sulle coste siciliane, ha dovuto fare i conti con i legacci burocratici che impedivano l'assegnazione di fondi per l'accoglienza di migranti sbarcati sulle coste di altre Regioni.
LO 'SPRAR' HA MIGLIORATO LE COSE. Fin quando la creazione del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), una rete di centri di seconda accoglienza parzialmente destinata pure ai minori, ha contribuito a migliorare le cose.

Strutture subito sature

Le strutture di prima accoglienza in Italia possono offire aiuto a 750 minori circa.

Il problema, tuttavia, persiste nel passaggio da prima a seconda accoglienza.
Nel primo caso, le apposite strutture determinate tramite bando del ministero, al momento 15, possono offire aiuto a 750 minori circa.
Poca cosa a fronte ai 12 mila sbarcati in Italia nel 2015.
In attesa di trovare sistemazione spetta ancora alla prefettura prenderli in carico.
Ammesso che nel frattempo questi ragazzi non siano già fuggiti, con la speranza di ricongiungersi ad amici e parenti, ma pure col rischio di finire nella mani sbagliate.
«SEMPLIFICARE IL TRANSITO». «L'allarme di Europol non deve rimanere inascoltato», ha commentato Raffaella Milano di Save the Children.
«I minori soli che si mettono in viaggio senza adulti di riferimento sono i soggetti più vulnerabili del flusso migratorio. È indispensabile rafforzare le misure di protezione per scongiurare i gravi rischi ai quali vanno incontro».
Per questo «a livello europeo per i minori non accompagnati vanno attivati meccanismi rapidi e protetti di 'relocation'», per consentire a quelli che giungono in Italia o in Grecia di raggiungere altri Paesi europei senza mettersi nelle mani di trafficanti.
L'ESEMPIO DEL VENETO. «Molti minori infatti si rendono 'invisibili' alle autorità proprio per proseguire il loro viaggio in Europa, per paura altrimenti di essere rimandati indietro. In Italia, è dunque necessario che il parlamento approvi senza ulteriori rinvii il disegno di legge Zampa» per attivare un sistema nazionale di protezione e accoglienza per tutti i minori soli che arrivano nel nostro Paese.
In attesa della legge, per ora ci si deve accontentare dell'intesa Stato-Regioni che ha permesso l'ingresso dei minori nello Sprar e degli esempi virtuosi di Regioni, come Veneto e Puglia che, a livello locale, hanno già predisposto percorsi per l'affido di minori stranieri a famiglie italiane presenti sul territorio.

Twitter @LorenzoMantell

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