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CONFLITTO 1 Febbraio Feb 2016 1924 01 febbraio 2016

Siria, l'arsenale di Putin a Latakia

Schierate decine di jet e missili. Foto diffuse da un satellite israeliano. Colloqui di pace a Ginevra.

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Una delle foto satellitari che mostrano aerei e batterie missilistiche russe a Latakia.

La Russia rafforza la sua presenza militare in Siria, dispiegando i nuovissimi jet Su-35, punta di diamante della sua aviazione, che vanno ad aggiungersi a decine di altri cacciabombardieri e batterie missilistiche già operativi sul terreno.
Mentre a Ginevra prende faticosamente il via una nuova tornata di negoziati che vede le delegazioni governativa e delle opposizioni discutere separatamente con le Nazioni Unite. Intanto, secondo secondo la Rete siriana per i diritti umani, sono stati 1.382 i civili uccisi nel solo mese di gennaio, dei quali 679 morti sotto i bombardamenti russi.
RAFFORZATE LE MISURE DIFENSIVE. Una serie di foto satellitari del 'Fisher Institute' israeliano mostra almeno 30 aerei da combattimento di Mosca e batterie di missili S400 e SA22 nella provincia di Latakia, roccaforte del governo siriano del presidente Bashar al Assad. In particolare, i sistemi missilistici indicano un rafforzamento delle misure difensive, dovuto forse al timore di una eventuale escalation militare con la Turchia. A confermare il dispiegamento degli Su-35 è stato direttamente il ministero della Difesa russo.
VITTIME CIVILI NEI RAID. Mosca ha detto di avere condotto 468 raid in Siria solo la scorsa settimana. Con la copertura dei bombardamenti russi, le forze di Damasco, sostenute da miliziani sciiti Hezbollah libanesi, hanno proseguito la loro avanzata a Nord di Aleppo e sono ora in controllo di una collina strategica dalla quale dominano l'unico accesso rimasto agli insorti tra il confine turco e la metropoli siriana. Ma diverse organizzazioni umanitarie e attivisti dell'opposizione denunciano l'alto numero di vittime civili nei raid di Mosca. Secondo fonti citate dalla tv panaraba Al Jazeera, tra l'altro, oltre 3.000 profughi turcomanni e arabi - tra cui molte donne, bambini e anziani - sono stati costretti dai raid degli ultimi tre giorni a lasciare il campo di accoglienza di Yamadi, nel Nord della Siria, per cercare riparo in Turchia.
TRATTATIVE DIFFICILI A GINEVRA. Una sospensione dei bombardamenti governativi e russi e l'accesso di convogli umanitari a beneficio dei civili bloccati nelle aree assediate - come a Madaya, dove 46 persone sono morte di fame dall'inizio di dicembre - erano tra le condizioni poste dalle opposizioni per prendere parte alla terza tornata di trattative a Ginevra per cercare una soluzione al conflitto, che ha già provocato oltre 250.000 morti e milioni di profughi. La delegazione del principale blocco anti-governativo, l'High Negotiating Commitee (Hnc), ha detto di avere ricevuto 'garanzie' in proposito e ha quindi accettato di avviare i colloqui separatamente con l'inviato speciale dell'Onu Staffan de Mistura, che aveva già incontrato i delegati governativi. Per il momento, le due delegazioni continueranno i negoziati separatamente con de Mistura e non si incontreranno direttamente. Secondo lo stesso inviato dell'Onu, inoltre, le trattative potrebbero continuare per sei mesi.
FUTURO DELLA SIRIA SENZA ASSAD. Gli esiti rimangono incerti ma, secondo quanto ha affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio per i servizi segreti Marco Minniti, «la nuova Siria deve avere un futuro senza Assad». Intanto, per la prima volta in maniera ufficiale, una delegazione della Coalizione anti-Isis guidata dagli Stati Uniti è entrata in territorio siriano ed ha incontrato rappresentanti della coalizione curdo-siriana che combatte i jihadisti nel Nord-Est del Paese. La delegazione, guidata dall'inviato speciale Usa per la lotta all'Isis, il generale Brett McGurk, e da due rappresentanti francese e britannico, ha incontrato rappresentanti delle Forze democratiche siriane, che ricevono sostegno diretto dagli Usa.

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