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IRAQ 2 Febbraio Feb 2016 2008 02 febbraio 2016

Diga di Mosul, appalto alla Trevi: 450 soldati a difesa dei cantieri

La ditta di Cesena si aggiudica i lavori di ristrutturazione. Roma organizza l'invio dei militari, in accordo con il governo di Baghdad. L'infrastruttura dista 50 chilometri da Mosul, controllata dall'Isis.

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La diga di Mosul sul fiume Tigri in Iraq, a 50 chilometri dalla città controllata dall'Isis.

L'azienda romagnola Trevi si è aggiudicata l'appalto per la ristrutturazione della diga di Mosul, nel Nord dell'Iraq, a 50 chilometri dalla città omonima controllata dall'Isis. L'annuncio è arrivato martedì 2 febbraio dal governo di Baghdad, con cui Roma è in contatto per definire l'invio di circa 450 militari italiani a protezione dei cantieri, a soli 45 minuti dai pick-up delle milizie jihadiste.
CONTRATTO DA 200 MLN DI DOLLARI. Il contratto, che vale circa 200 milioni di dollari, sarà firmato a breve. Sarà del tipo 'cost plus': la quantità dei finanziamenti sarà calibrata passo dopo passo, secondo quelli che saranno i costi. Restaurare la diga di Mosul è da tempo considerato prioritario dal governo degli Stati Uniti, per evitare che in assenza di manutenzione la struttura, costruita negli Anni 80, possa cedere e provocare una catastrofe. Il sottosegretario di Stato John Kerry, in visita a Roma, l'ha definita «una grande sfida» e non ha nascosto le pressioni che hanno portato all'aggiudicazione dell'appalto. «Abbiamo spinto per far progredire questo impegno», ha spiegato Kerry, assicurando che il presidente Barack Obama in persona ne ha seguito con attenzione gli sviluppi.
IN IRAQ OPERANO GIÀ 750 MILITARI ITALIANI. Da parte italiana, il premier Matteo Renzi già a dicembre 2015 si era detto disponibile all'invio di 450 soldati italiani per difendere la diga, un contingente che adesso appare effettivamente destinato ad aggiungersi ai 750 militari che già partecipano in Iraq all'operazione Prima Parthica, con compiti di addestramento delle forze curdo-irachene. Da Dakar, Renzi ha confermato l'impegno.
GENTILONI: «CONTATTI POSITIVI COL GOVERNO DI BAGHDAD». Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha invece reso noto che i contatti con il governo di Baghdad e con la coalizione internazionale anti-Isis guidata dagli Stati Uniti «vanno avanti da settimane» per definire le modalità d'azione dei nostri soldati. Gentiloni ha definito «positivi» i contatti avuti sul punto con il premier iracheno.
SOLDATI SCHIERATI DA MAGGIO 2016. I soldati italiani potrebbero essere schierati a partire da maggio 2016 e avranno il compito di difendere il cantiere e i circa 40 tecnici italiani che andranno a lavorarci. Il contingente dovrebbe essere costituito dai bersaglieri della Brigata Garibaldi, oltre a reparti di forze speciali, artificieri e altri assetti, e godrà della copertura aerea della coalizione anti-Isis.
PER FINANZIARE I LAVORI UN PRESTITO ALLA BANCA MONDIALE. Baghdad avrebbe chiesto un prestito alla Banca Mondiale per finanziare il progetto, che prevede due interventi da svolgere in contemporanea. Il primo riguarda il rafforzamento delle fondamenta con iniezioni di cemento. Il secondo la riparazione di una delle due saracinesche, cioè le aperture a monte che vengono azionate quando è necessario scaricare acqua per diminuire la pressione sulla diga.
LE DIFFICOLTÀ INTERNE. L'esecutivo di Baghdad è però riflesso di una realtà politica eterogenea, dove non mancano scontri e divergenze interne. A dicembre, il ministro delle Risorse idriche, Mohsin Shammari, aveva affermato che «l'Iraq non ha bisogno di alcuna forza straniera per proteggere il suo territorio, i suoi impianti e la gente che ci lavora». E all'invio dei militari italiani si era opposto nettamente anche il leader radicale sciita Moqtada Sadr, già protagonista nel recente passato dell'insurrezione armata contro le truppe americane.

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