Aids 160210130243
INDAGINE 14 Febbraio Feb 2016 1450 14 febbraio 2016

Aids, il virus muta: alcuni ceppi sono più resistenti

Variante aggressiva scoperta in Africa. Nel 60% dei casi i farmaci sono inutili. Mentre aumentano le infezioni: +4 mila ogni anno. L'allarme dei ricercatori.

  • ...

In Africa è stato scoperto un ceppo del virus Aids più aggressivo.

È stata definita come la «nuova pandemia del XX secolo».
Un flagello che è entrato nell'immaginario collettivo: il virus dell'Hiv/Aids.
La sindrome è stata riportata per la prima volta in letteratura nel 1981, quando i Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta segnalarono sul Morbidity and Mortality Weekly Report un aumento improvviso e inspiegabile di casi di polmonite da Pneumocystis carinii - un protozoo che solitamente colpisce solo pazienti con un sistema immunitario indebolito - in giovani omosessuali.
Ma già nel decennio precedente erano stati riportati casi isolati negli Stati Uniti e in numerose altre aree del mondo, come Haiti, Africa ed Europa.
PRIMI PASSI NEL 1983. Il 20 maggio del 1983 i ricercatori Robert Gallo e Luc Montagnier pubblicarono sul periodico Science due studi indipendenti sull’identificazione dell'Hiv, nuovo retrovirus ritenuto la causa dell’Aids: una scoperta fondamentale per approfondire le conoscenze sulla nuova pandemia, primo passo per la lotta all'Aids.
In 30 anni la ricerca ha portato alla produzione di farmaci anti-retrovirali sempre più efficaci, che riescono a mantenere sotto controllo la proliferazione del virus.
Farmaci che riducono la possibilità di contagio e impediscono, per esempio, che una donna possa trasmettere il virus al proprio figlio durante la gravidanza.
IL TENOFOVIR NON BASTA. Ma la strada per debellare l'Hiv è in salita, dato che alcuni ceppi stanno iniziando a diventare sempre più resistenti a un farmaco comunemente usato per prevenire e combattere l'Aids, il tenofovir.
Lo rivela una ricerca condotta dall'University College di Londra pubblicata su The Lancet Infectious Diseases in un'indagine compiuta in Africa su un campione di circa 2 mila pazienti affetti da Hiv, considerando il periodo compreso fra il 1998 e il 2015: nel 60% dei casi il tenofovir non ha funzionato.
DATI «PREOCCUPATI». L'autore della ricerca, il dottor Ravi Gupta, ha spiegato che i risultati sono «estremamente preoccupanti», anche perché l'indagine non riguarda la sola Africa, ma pure l'Europa: se lì le percentuali sono altissime, da noi sono senz'altro contenute, ma non per questo da sottovalutare, dato che i resistenti al tenofovir arriverebbero al 20%.

Servono maggiori investimenti per monitorare meglio il virus

Aids, si registra un aumento delle infezioni: 4 mila casi in più ogni anno.

Come mai dati così allarmanti?
Per quel che riguarda l'Africa il motivo, spiega la ricerca, risiede in un'inadempienza della distribuzione del farmaco, portando così i vari pazienti ad assumerne dosi carenti e non regolari.
«Se ciò avviene», ha spiegato Gupta alla Bbc, «il virus può scavalcare l'effetto del medicinale e diventarne resistente. Tenofovir è una parte fondamentale del nostro armamentario contro l'Hiv, per cui è estremamente preoccupante vedere un così alto livello di resistenza a questo farmaco».
RISCHIO DIFFUSIONE. Non solo. Gupta conclude spiegando che «certamente non possiamo escludere la possibilità che i ceppi resistenti possano diffondersi tra le persone. Ora stiamo conducendo ulteriori studi per ottenere un quadro più dettagliato di come i virus resistenti si sviluppano e sulla loro diffusione», invocando maggiori investimenti a riguardo per monitorare meglio il virus, specie in un continente come quello africano dove si diffonde facilmente.
Gupta, quindi, tocca una questione non indifferente e soprattutto tutt'altro che nuova, ovvero la presenza di ceppi resistenti del virus dell'Hiv.
PIÙ 4 MILA CASI OGNI ANNO. Il tutto mentre si registra un aumento delle infezioni - 4 mila casi in più ogni anno - secondo le stime della Società italiana di malattie infettive e tropicali.
La rivista scientifica EBioMedicine riportava nel febbraio 2015 la notizia che i ricercatori del Ku Leuven Laboratory for Clinical and Epidemiological Virology, in Belgio, hanno scoperto una variante del virus dell’Hiv più aggressiva di quanto non si pensasse, capace di evolversi con maggir celerità, entro tre anni, contro i 5-10 della media.
La dott.ssa Anne-Mieke Vandamme, a capo dello staff e suo potavoce, ha così riferito: «Qui abbiamo a che fare con una variante del virus Hiv che abbiamo trovato solo nel gruppo dove è progredita rapidamente. Non negli altri due gruppi. Ci siamo concentrati su questa variante e abbiamo cercato di scoprire in cosa fosse differente. Vedendo che era un ricombinante di tre diversi sottotipi».
TRE SOTTOTIPI COMBINATI. Era uno studio compiuto su un campione di 73 pazienti infettati di recente a cui era stato prelevato un campione di sangue.
Di questi, a 52 è stata diagnosticato l'Aids, mentre i restanti 22 hanno visto progredire la malattia dopo il normale periodo di infezione da Hiv.
È da qui che si è scoperta la presenza di un ceppo più resistente degli altri, in graduale evoluzione, che risulterebbe essere una combinazione di tre sottotipi del virus.

L’Hiv è un virus estremamente dinamico e variabile

Secondo i ricercatori il virus Hiv-1 epidemico cambia nel tempo.

Ma la ricerca non va limitata a questo centro di ricerche belga.
In uno studio condotto da un team svedese dell'università di Lund, pubblicato nel 2013 sul Journal of Infectious Diseases, ha approfondito il tema in questione, scoprendo che il ceppo varia da Paese a Paese.
L’autrice dello studio, la dottoressa Angelica Palm, in relazione alle forme ricombinate (che possono svilupparsi quando una persona si infetta con due diversi ceppi virali), ha spiegato - confermando quando detto dallo staff belga - che «le forme ricombinanti sembrano essere più vigorose e più aggressive rispetto ai ceppi da cui si sono sviluppati».
CAMBIA NEL TEMPO. Il prof. Patrik Medstrand, anch'egli nello staff, ha dichiarato che «l’Hiv è un virus estremamente dinamico e variabile. Nuovi sottotipi e forme ricombinanti di Hiv-1 sono state introdotte nella nostra parte di mondo, ed è altamente probabile che ci siano un gran numero di ricombinanti circolanti di cui si sa poco o nulla. Dobbiamo pertanto essere consapevoli di come il virus Hiv-1 epidemico cambi nel tempo».
È qui che entrano in gioco le cause e le conseguenze di tale contagio in Africa.
ACCUSA CONTRO I POLITICI. Secondo Peter Piot, direttore esecutivo dell'UnAids, «le terapie sono tecnicamente possibili in ogni parte del mondo. Anche la mancanza di infrastrutture non è una scusa. Non conosco un solo posto nel mondo dove la vera ragione per cui terapie per l'Aids non sono disponibili sia che le infrastrutture della sanità non sono in grado di dispensarle. La barriera non è la conoscenza. La barriera è la mancanza di volontà da parte dei politici».
Le epidemie africane di Hiv e Aids, spiegavano Tony Barnett e Alan Whiteside nel libro Aids in the 21st Century: Disease and Globalization (2003), hanno effetti importanti sulla società, sulle economie e sulla politica dell'Africa, un impatto economico che si traduce in una crescita più lenta, una distorsione della spesa, l'aumento degli aiuti umanitari provenienti dall'estero, e in un cambiamento della struttura demografica della popolazione.
COSTI ALTI PER IL BREVETTO. Il motivo principale dell'elevato costo dei farmaci anti-retrovirali è il loro brevetto, che permette alle case farmaceutiche di rifarsi dei soldi spesi per la ricerca e di ottenere così un profitto da essere usato per lo sviluppo di nuovi farmaci.
Organizzazioni internazionali di soccorso come Voluntary Service Overseas, Oxfam o Medici senza frontiere hanno posto il dubbio che i profitti generati dalla vendita di farmaci anti-retrovirali non coincidano col costo della ricerca.
Se si tiene presente che molti africani si trovano a vivere al di sotto della soglia di povertà di 2 dollari al giorno, l'unica opzione è cercare di ottenere la terapia gratis attraverso i governi o le agenzie di soccorso umanitario.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso