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MEDICINA 22 Febbraio Feb 2016 1330 22 febbraio 2016

Usa, pronto il primo trapianto di pene

Un unico precedente in Sudafrica. Nuove speranze per i veterani statunitensi.

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Tutto pronto negli Usa per il primo trapianto di pene.

Dopo averlo annunciato a dicembre ed essersi esercitati su cadaveri per un intervento della durata di 12 ore, i medici dell'università Johns Hopkins di Baltimora sono ora pronti a eseguire il primo trapianto di pene degli Stati Uniti.
Il paziente selezionato, ha rivelato il quotidiano inglese The Independent, è un veterano rimasto ferito in missione all'estero: l'operazione dovrebbe avvenire nelle prossime settimane, non appena si avrà il donatore con età e colore della pelle compatibili e l'autorizzazione dei familiari.
UN SOLO INTERVENTO A BUON FINE. L'intervento finora è stato sperimentato due volte al mondo e solo una con successo, nel 2014, su un uomo del Sudafrica di 21 anni, recentemente divenuto padre.
L'altra, in Cina, è terminata con la richiesta di rimozione dell'organo da parte del paziente.
Uno dei principali problemi da superare secondo i medici è proprio il potenziale stigma legato alla donazione del pene.
Il team della Johns Hopkins è infatti preoccupato che proprio l'esistenza del trapianto possa scoraggiare alcune persone dal donare i propri organi.
VITTIMA DI UN'ESPLOSIONE. Negli Usa i pazienti destinatari di questo trapianto sarebbero i veterani rimasti lesionati. Secondo il Dipartimento della Difesa, sono 1.367 i militari rimasti feriti agli organi genitali tra il 2011 e 2013 in Iraq e Afghanistan.
Il paziente scelto per questo primo trapianto, di cui non sono state diffuse le generalità, è un soldato che ha perso gran parte del pene in un'esplosione all'estero.
FARMACI PER TUTTA LA VITA. Il trapianto dovrebbe ripristinare le funzioni sessuali e sanare anche il trauma psicologico, ma c'è un rischio secondo i medici. Oltre alla complessità della chirurgia e del dover assumere farmaci anti-rigetto per tutta la vita, il paziente infatti dev'essere preparato all'idea che il trapianto peggiori il suo stato emotivo.
DIFFICOLTÀ DEL PAZIENTE. Alla base del fallimento del trapianto in Cina c'era stata proprio la difficoltà del paziente nel dover convivere con l'organo donato.
L'intervento richiede una microchirurgia dei nervi e dei vasi sanguigni, ma potrebbe aprire la strada ad altre procedure dello stesso tipo e ridare la speranza di una nuova vita sessuale a 60 militari che hanno subito lesioni ai genitali mentre prestavano servizio.

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