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CAMORRA 23 Febbraio Feb 2016 1230 23 febbraio 2016

Napoli, il quartiere degli adolescenti «cannibali»

Ragazzini feroci. Addestrati dai clan. Pronti a uccidere gli amici. Come il 18enne che corteggiava la fidanzatina del boss. Viaggio a San Giovanni a Teduccio.

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Vincenzo Amendola, il 18enne ucciso dagli amici per uno sgarro al boss.

Ora le coppiette di studenti si accostano a quelle zolle di terra rimossa e scattano i selfie col telefonino.
È un clic e clac di scatti, sul fosso dell’omicidio.
Turismo macabro? No, si indignano alcuni, «siamo solo amici che hanno voglia di non dimenticare».
Di sicuro c’è che ad attirarlo all’incontro notturno del 5 febbraio (che si è trasformato nella sua condanna a morte) sono stati proprio gli amici più fidati (almeno due o tre, per gli inquirenti), ragazzotti che lui conosceva fin da bambino e con i quali aveva condiviso giochi di strada e partite a pallone, filoni a scuola e marachelle fino alle prime bravate sotto gli occhi di chi da sempre conta più dello Stato a Taverna del Ferro, quartiere San Giovanni a Teduccio, periferia Est di Napoli.

IL BOSS SENTENZIA. Lo scenario è chiaro, o quasi: sarebbe stato il clan Formicola, dominante in zona, ad aver curato - secondo gli inquirenti - la regìa di questo brutto film sull’amicizia tradita e su come tre o quattro “amici” poco più che adolescenti abbiano accettato di mandare a morte un coetaneo che conoscevano da sempre solo perché così il boss aveva sentenziato.

Vincenzo Amendola, 18 anni, incensurato, per i familiari e non solo «era un bravo ragazzo», che «non lavorava», ma «restava tutto il giorno in casa».
Di sera, poi - ha raccontato il papà (operaio al porto, in cassa integrazione) - «dopo la mezzanotte se ne usciva con gli amici».
Chi frequentava? «Tutti», ammette il papà sconsolato.
SEPPELLITO NEL CAMPETTO. Perché a Vincenzo, «carattere solare» e «gran voglia di vivere», «tutti volevano bene».
Già, ma allora perché a 18 anni è stato ammazzato con due colpi di pistola al volto e poi seppellito in un campetto abbandonato?
Per gli inquirenti, è stato eliminato perché lo hanno ritenuto “colpevole” di frequentare una ragazza già promessa al boss o a un suo affiliato.
Avvertito, Vincenzo avrebbe disubbidito all’ordine di mollare la figliola.
Forse per amore. Forse per la voglia, una volta tanto, di non chinare il capo.
Forse perché a 18 anni uno tante domande neanche prova a porsele.
NON SI FACEVA I FATTI SUOI. Secondo altre fonti, la causa dell’omicidio sarebbe da ricercarsi invece nel fatto che il ragazzo da giorni andava raccontando in giro con leggerezza di aver saputo di un affiliato in ascesa che si era fidanzato con una ragazza legata al boss.
Avvertito, non avrebbe accettato di farsi i fatti propri.
In entrambi le ipotesi, il clan avrebbe “costretto” un manipolo di amici fidati ad attirare con l’inganno Vincenzo in un tranello notturno e, una volta sul luogo prestabilito, non avrebbe esitato a sparare contro di lui due colpi di pistola al volto e a far sì che il corpo fosse seppellito proprio dai suoi amici nel campetto abbandonato.

C’è chi lo chiama anche il Bronx. E chi «il rione delle Stecche»

Il quartiere San Giovanni a Teduccio, periferia Est di Napoli.

Sembra la trama di un film sull’amicizia tradita.
E sulla gente di un quartiere, san Giovanni a Teduccio, che «ben sapeva» che il ragazzo ucciso su ordine del boss era sotto terra da 15 giorni nel campo «vicino al laghetto».
Raccontano gli inquirenti: «In troppi, camorristi e gente “per bene”, lo sapevano. Ma si sono guardati bene dal raccontarcelo».
AMICO INTERCETTATO. È stato solo grazie alla confessione (forzata) di Gaetano Nunziato (piccoli precedenti per droga e papà morto impiccato), uno degli amici d’infanzia di Vincenzo intercettato dalla polizia durante una incauta telefonata, che è stato possibile individuare il luogo della sepoltura: è un campetto a ridosso di un istituto scolastico in viale 2 giugno, alle spalle del grande parco intitolato all’attore Massimo Troisi dove la mattina la gente “normale” di San Giovanni va a fare jogging ben sorvegliata dalle guardie armate che fanno da scudo a rapinatori e balordi.
Sul campetto della tragedia si sussurrano strane storie. Forse inventate, forse no.
REALTÀ ESTREMA. Di sicuro, il rione costituisce una realtà estrema che va ben oltre i limiti dell’immaginabile: Taverna del Ferro, dove Vincenzo Amendola ha vissuto fino alla condanna a morte, è un luogo in cui le tabaccherie hanno montato i vetri di ingresso blindati e le salumerie fanno entrare gli avventori uno alla volta e solo dopo aver intimato - tramite appositi cartelli - di «posare, per favore, le pistole nell’apposito contenitore».
C’è chi lo chiama anche il Bronx. E chi «il rione delle Stecche», perché a stecche alte e compatte assomigliano i palazzoni affiancati talmente l’uno all’altro da non lasciar filtrare neanche un raggio di sole.
DEGRADO E LAUREATI. «Nessuna regola», c’è scritto su un cartello affisso al muro.
È il regno del degrado? Forse.
Ma è anche il quartiere di Napoli con il più alto numero di giovani e di laureati senza lavoro.

Negli Anni 80 c'era 100 mila operai. Ora la disoccupazione è al 40%

Napoli, un blitz delle forze dell'ordine a San Giovanni a Teduccio.

Fin quasi agli Anni 80 qui erano attivi circa 100 mila operai, disseminati fra decine di fabbriche fiorenti e competitive: Cirio, Vetrerie Ricciardi, Pietrarsa.
E poi Massa Lombarda, Manifatture Cotoniere meridionali, Mobil oil, Q8, Corradini, il polo conciario.
Pian piano ha chiuso tutto.
Ora la disoccupazione supera il 40%.
E si conta un esercito di disperati da 110 e lode.
RAGAZZINI ESCLUSI. Ai valori forti di tradizione operaia si è sostituita l’ideologia camorrista di vecchia e nuova generazione.
I ragazzi crescono da stranieri, senza scuola né diritti né centri di aggregazione, spesso esclusi (per impotenza, distrazione o scelta) da qualsiasi progetto di recupero sociale.
I «cannibali», li chiamano con vocabolo assai crudo.
Cannibali per la ferocia che accumulano in corpo.
E che all’improvviso sputano via, senza pudore.
TRADISCONO PURE I FAMILIARI. Assicura Leonardo P., docente in pensione: «Se il boss lo comanda, sono capaci di tradire perfino i familiari e, appunto, gli amici più cari, quelli con cui per anni hanno spartito la fame e il sonno».
Cannibali. Che non provano più moti di affetto neanche verso chi con loro ha condiviso paure e gioie infantili, mazzate e soprusi, oratorio e casa-famiglia.
E sono capaci, «se il boss comanda», di scavargli con le proprie mani la fossa e poi - come ha fatto “l’amico Gaetano” - di correre muti a rifugiarsi in casa di qualche zia lontano dal quartiere.
«Senza regole», c’è scritto sui muri.
Ma alle regole del boss i guaglioni del rione non dicono mai no.

Bambini a dieta per poter essere lanciati da un balcone all'altro carichi di cocaina

Napoli, scorci di vita quotidiana nel quartiere di San Giovanni a Teduccio.

A nove-dieci anni, raccontano, vengono obbligati a mettersi rigorosamente a dieta.
C’è chi si preoccupa per la loro salute?
No, al boss “serve” che i bambini si mantengano esili nel fisico e agili come fringuelli per non creare intralcio quando - in caso di blitz della polizia - si tratterà di lanciarli da un balcone all’altro carichi di dosi di cocaina da far scomparire nel nulla.
VIETATO SGARRARE. È vietato sgarrare, alla scuola dei cannibali: per smerciare la droga, turni h24.
E guai a chi si appisola, si ammala, fa mancare qualche dose o si lamenta per un cambio di turno.
I cancelli nel rione debbono restare «rigorosamente chiusi».
E le serrature «perfettamente funzionanti».
Squadrette specializzate provvedono alla quotidiana manutenzione: basterebbe un inceppo, e sarebbero guai per la fuga.
TAKE AWAY CAMORRISTA. Per il cibo, funziona una tavola calda: il take away camorrista mette a dieta, sfama, cucina, impone il menù e fa da porta-vivande.
Se c’è freddo, fornisce il maglioncino. Se il sole picchia, non scordate il cappellaccio.
Con visiera, perché guai a farsi abbagliare la vista se si ha la coca tra le mani.
Sfruttati, consumati, coccolati. Come polli d’allevamento, da ammazzare al più presto.
PRONTI A SBRANARSI. E isolati dai coetanei, rintanati sui ballatoi, rimbecilliti da reality e tivù trash, drogati di cocaina e miti farlocchi: i coetanei di Vincenzo e Gaetano finiscono spesso per odiarsi tra loro. E per sbranarsi: una femmina, una dose, uno sguardo sbagliato.
Come cannibali, appunto. E c’è chi racconta di un adolescente che tempo fa se ne andava in giro per negozi mostrando spavaldo una specie di card ai commercianti.
Gli avevano assicurato che mostrandola avrebbe ottenuto forti sconti sulla merce. Sulla card c’era scritto: «Affiliato al clan».


Twitter @enzociaccio

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