Botte a disabili, sospesi 14 operatori
VERGOGNA 28 Febbraio Feb 2016 0900 28 febbraio 2016

Gli ospizi lager, nuovo abominio quotidiano

Case di cura, centri per disabili, asili nido. Luoghi di botte, sporcizia e aguzzini. In tre mesi 13 scandali. Ma l'Italia sembra assuefatta. Analisi di una deriva.

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Botte a disabili, sospesi 14 operatori nel Cagliaritano.

Il curioso Paese che siamo è pronto a scannarsi per tutto, dall'utero a noleggio alle bizze di un campione al tramonto, ma certe vergogne le lascia fare, le lascia passare con una sorta di rassegnazione che scade nel fatalismo, nell'indifferenza.
Tra le vergogne più vergognose, il fenomeno dei cosiddetti lager dietro la facciata di pietose strutture di ricovero e assistenza degli ultimi: vecchi, malati, disabili.
NOTIZIARI IN DIFFICOLTÀ. Signore, risparmiaci oggi il nostro abominio quotidiano, e quotidiano è dire poco: le scoperte di queste case degli orrori si sono fatte talmente alluvionali che i notiziari sono in difficoltà, hanno preso a darne conto quasi tirando via, servizio standard, un pizzico d'indignazione per condimento «e adesso voltiamo decisamente pagina».
La cronaca in pillole degli ultimi due mesi appena è allucinante, al limite dell'incredibile.
20 febbraio 2016, Roma, Infernetto, sequestrata casa di cura abusiva, vecchi pestati e costretti nei propri escrementi, chi li scopre descrive «scene raccapriccianti».
19 febbraio, Borgo d'Ale di Vercelli, nell'ex clinica della santona mamma Ebe torture a reclusi malati psichiatrici e anziani con Alzheimer, 300 episodi accertati, 18 arresti.
15 febbraio, Decimomannu, violenze su malati psichiatrici nella struttura sanitaria Aias, 14 sospesi dal servizio.
15 febbraio, Parma, vecchi maltrattati in casa famiglia, 3 arresti.
8 febbraio, Grottaferrata, maltrattamenti nel centro di riabilitazione per giovani disabili, 10 arresti.
4 febbraio, Pisa, piccoli maltrattati all'asilo nido, una maestra ai domiciliari, altre due indagate.
29 gennaio, l'attore Francesco Nuti, da tempo offeso da disabilità, umiliato e picchiato dal suo tutore.
18 gennaio, Licata, sevizie su bambini disabili, un arresto e otto indagati.
4 gennaio, San Marino, anziani percossi, insultati e terrorizzati all'ospizio, una operatrice a giudizio.
15 dicembre 2015, Nocera inferiore, disabili legati e pestati in casa di cura e perfino sui pullmini, sette arresti.
14 dicembre, Falconara, al Centro Bignamini cinque piccoli disabili presi a schiaffi e per i capelli, due le insegnanti indagate.
10 dicembre, Soleto di Lecce, maltrattati anziani in casa di riposo, 23 indagati.
18 novembre, Gragnano, alla scuola elementare botte e insulti a ragazzini “difficili”, sospese due maestre, una delle quali di sostegno.
FILMATI E AMMISSIONI. Tutti casi da definire in giudizio, per cui tutti sono presunti innocenti al di là dell'evidenza, dei filmati, delle ammissioni.
Ma ce n'è abbastanza per concludere che l'Italia è una Repubblica fondata sui lager.

L'ipocrisia del Bene e del Sociale su cui sono fioriti ricchi business

Botte a minacce agli scolari, arrestata maestra ad Andria.

Il triste e tristo fenomeno di questi incubi fatti di muri, di aguzzini e «di catene e bastonate», come nella canzone di Lucio Dalla, ha subito una bieca evoluzione.
Giorgio Bocca racconta in un bel libro, L'inferno, della volta in cui si smarrisce in una campagna del profondo Sud, arriva a una villa diroccata, scende dalla macchina e si avventura, «C'è nessuno? C'è nessuno?» e intanto percorre un lugubre corridoio senza luci e senza suoni, finché gli si para davanti una faccia spiritata che quasi l'ammazza con un urlo fortissimo, un urlo da pazzo.
ABBANDONATI COME CANI. Dietro di lui altri folli, neanche più rinchiusi, abbandonati là ad aspettare la fine, come cani, come cose.
Terribile come negli Anni 60 si usava “risolvere il problema”, ma adesso c'è l'ipocrisia del Bene, del Sociale, entità sulle quali sono fioriti business non meno articolati, potenti e miliardari di quelli dei telefonini.
La trafila delle atrocità tutto è fuorché una novità, ma nel 2016 è sembrata subire una accelerazione, un fuoco d'artificio di atroci scoperte.
DISPREZZO PER LA SOFFERENZA. Per qualcuno è buon segno: oportet ut scandala eveniant, più controlli uguale più situazioni che emergono.
Non fosse che a emergere sono le umiliazioni, le violenze, il totale disprezzo della sofferenza e in definitiva dell'esistenza.
C'è chi punta il dito sulla privatizzazione del servizio, ma sa un po' di spiegazione militante prêt-à-porter: questo servizio non è un servizio, le strutture di ricovero anche quando non sono frutti spontanei del colossale albero pubblico, burocratico, debbono in qualche modo rientrarvi tramite autorizzazioni, abilitazioni, certificazioni e controlli.
E PARLANO DI «DIGNITÀ DEI PAZIENTI». Il Villaggio Eugenio Litta di Grottaferrata, gestito dai padri camilliani, dove dipendenti pestavano, alla lettera, mettevano sotto i piedi, i disabili reclusi, tra loro minori di 14 anni, garantisce nello statuto «il diritto al rispetto (sic) della dignità personale dei pazienti», ed era stato formalmente accreditato dalla Regione Lazio nel 2013.
Chiunque abbia praticato, magari in anni lontani, magari per volontariato, la tenera e drammatica attività del sostegno ai deboli, sa che non è cosa per tutti, sa che perfino sotto servizio civile gli obiettori vengono attentamente selezionati e solo pochi fra loro sono ammessi a una pratica tanto delicata.

Tutti possono dedicarsi agli ''ultimi'': anche frustrati e lunatici

Un video sugli abusi alla Casa Famiglia Villa Alba di Parma.

Adesso però le cose sembrano cambiate, tutti possono dedicarsi, anche spostati, lunatici, gente che ne fa un lavoro qualsiasi e vi trasfonde le proprie frustrazioni, i propri bovarismi di provincia, sfogandoli su quelli che considera dei rompicoglioni che si divertono a essere matti e malati, gli untermensch dei lager di Primo Levi.
I CONTROLLI NON CI SONO. E qui sorge un altro problema, che poi è forse il problema vero di tutta questa sporca faccenda: i controlli - di Asl, ispettorati, uffici deputati e quant'altro - non ci sono e quando ci sono si risolvono in un proforma prima e un buffetto a scandala eveniant, una sanzione da poco che chi di potere s'incarica di disinnescare appena possono.
LE PUNIZIONI? RIDICOLE. A Decimomannu, in provincia di Cagliari, operatori si sfogano a bastonate e calci sugli ospiti mentalmente disabili: scatta la semplice sospensione cautelativa dal servizio per mesi sei.
Non sono aguzzini da carcerare e comunque da rimuovere automaticamente dal servizio? No, erano stressati, spiega qualche sindacalista cinico.
Non sta sfuggendo di mano la situazione se il rapporto di un mese dei Nas parla di tre centri sequestrati, più di 300 chili di cibi avariati (quelli buoni se li spartivano i dipendenti), somministrazione «anche casuale» di farmaci scaduti, totale incompetenza degli aspetti sanitari, 130 soggetti segnalati a vario titolo, 100 violazioni del codice penale, oltre 100 quelle di natura amministrativa?
In un solo mese di controlli, vale la pena di ripeterlo.

Per una voce di dolore che arriva, quante se ne disperdono?

Violenze su anziani e disabili all'interno della Casa di riposo La Consolata di Borgo d´Ale, nel Vercellese.

L'altro problema è anche più squallido, perché in un certo senso fatale: le varie inchieste, i blitz, le azioni dello Stato nascono di regola dopo insistite e angosciate segnalazioni di ospiti torturati, che alla fine, ma proprio alla fine, riescono in qualche modo a farsi credere dai parenti, i quali allertano chi di dovere.
Nascono dall'interno, da dentro l'inferno.
Sono le urla che atterrivano il povero Giorgio Bocca, e non sono meno impotenti, meno desertiche: per una che arriva a farsi sentire, quante si disperdono nel vento?
ANELLI DEBOLI DA SMISTARE. Si sa benissimo che le famiglie, per problemi oggettivi o più spesso per cattiva coscienza, preferiscono smistare l'anello debole là dove non può più complicare la vita: ospizi e ricoveri ci sono per questo e se poi scappa uno scappellotto, pazienza.
Altro che scappellotto! Malati incatenati, usati come tappeti, coi “sanitari” che si puliscono le scarpe sulla loro faccia, li lasciano nella loro merda, li prendono a bastonate con lo scopettone. Manco i sorci.
E se questi sono uomini, vittime e carnefici, se questi sono uomini, ditelo voi.
I FAMILIARI SPESSO SANNO. Le famiglie spesso sanno, troppo spesso sanno o perlomeno intuiscono, ma si comportano come Alberto Sordi che, messo alle strette dalla moglie, porta la madre all'ospizio delle suore, e si accorge che “je menano”, e lei, la vecchia madre, capisce che non ne uscirà viva e allora saluta il figlio in Mercedes, «Addio Franchì», e lui esplode nel suo grido più ipocrita e disperato: «Trattatela come 'na reggina!».


Twitter @MaxDelPapa

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