Primo Italia Adozione 160301203606
DIRITTI 1 Marzo Mar 2016 1636 01 marzo 2016

Roma, sì del tribunale all'adozione incrociata per una coppia di donne

Primo ok in Italia. Avranno lo stesso cognome, ma non saranno sorelle. L'avvocato: «Riconosciuto un nucleo familiare solido»

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Primo sì in Italia all'adozione incrociata per una coppia di donne con due figlie.

La stepchild adoption sarà pure stata stralciata dalla legge sulle unioni civili, ma in Italia i tribunali continuano a legittimare l'adozione del figlio del partner da parte di coppie omosessuali, esercitando quell'opportunità concessa loro proprio dal ddl Cirinnà.
Ora, a essere autorizzata per la prima volta è l'adozione 'incrociata' di due bimbe di quattro e otto anni, figlie biologiche di una coppia di donne che le hanno messe al mondo una ciascuna nell'ambito di un progetto di vita comune.
Le bambine sono nate in Italia grazie all'inseminazione artificiale praticata in Danimarca dalle due madri, non sposate ed entrambe italiane.
COGNOME COMUNE E DOPPIO. Avranno lo stesso cognome, doppio, ottenuto sommando quelli delle due mamme, ma per legge non potranno essere sorelle.
«Prima di autorizzare l'adozione reciproca il tribunale di Roma ha verificato che il loro fosse un nucleo familiare sano e incardinato», spiega a Lettera43.it l'avvocato Francesca Quarato, socia di Rete Lenford e componente del gruppo legale di Famiglie Arcobaleno, promotore dei ricorsi. Porteranno lo stesso cognome perché «l'adozione 'incrociata' accordata a ciascuna partner della coppia rispetto alla figlia biologica dell'altra assume un significato particolare, valorizzando l'intreccio dei rapporti genitoriali e dei legami familiari, biologici e sociali con un riconoscimento giuridico».
ESCLUSO L'AFFIDO PREADOTTIVO. Si tratta di un caso di «adozione particolare», precisa Quataro, «dato che la circostanza in questione non prevede la possbilità di un affido preadottivo». Non saranno però considerate sorelle dalla legge e non avranno legami di parentela con i nonni o gli zii perché non si tratta di un'adozione «piena».
«PIÙ DIFFICILE PER DUE PAPÀ». Nessu motivo ostativo è stato riscontrato all'adozione da parte dei giudici, proprio come nei precedenti casi di adozione singola per i quali i tribunali italiani si erano espressi in senso positivo. «In questo caso, come nei precedenti, una volta appurata l'esistenza di un solido rapporto sociale gli unici ostacoli sono esclusivamente di natura politica». E per Quataro sarebbe ancor più difficile se il caso riguardasse «due papà» come nel caso del figlio di Nichi Vendola e del compagno Ed Testa.
LA PROTESTA DELLE ASSOCIZIONI PRO FAMILY DAY. «Bisognerebbe semplicemente guardare il mondo con gli occhi dei bambini per capire che tutelarli nei loro affetti è l'unica strada da percorrere per garantire loro una vita più serena», è l'opinione di Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno. Ma la polemica non si place. «Si tratta dell'ennesima sentenza sovversiva che prepara la strada alla programmazione legalizzata di bambini orfani di madre o di padre, con eterologa e utero in affitto per le coppie gay», ha tuonato Filippo Savarese, portavoce di Generazione Famiglia e membro del comitato promotore del Family day. «Ci appelliamo alla Corte di Cassazione perché ristabilisca su questo tema lo stato di diritto». Massimiliano Fedriga, capogruppo della Lega Nord a Montecitorio, ha inviato a Laura Boldrini una missiva, chiedendole di sollevare il conflitto di attribuzione in merito alla sentenza del tribunale romano: «La presidente Boldrini intervenga subito, non può essere un tribunale a decidere, è la politica che deve garantire senza se e senza ma il diritto dei bambini di crescere all'interno di una famiglia naturale».

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