Fumo:dopo 10 anni cresce vendita'bionde'
DIRITTO 3 Marzo Mar 2016 1525 03 marzo 2016

La Rai condannata per danni da fumo passivo

La Cassazione ha disposto un risarcimento da 32 mila euro a una giornalista ora in pensione, ex conduttrice del Tg3. L'azienda aveva esposto cartelli di divieto ma senza adottare un «approccio repressivo». 

 

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Un risarcimento di quasi 32mila euro più interessi, i danni biologici e morali da fumo passivo. È quanto la Rai dovrà corrispondere a una giornalista ora in pensione, ex conduttrice del Tg3. A disporlo la Corte di Cassazione, che conferma la condanna della Rai disposta in precedenza dalla Corte di Appello di Roma.
VIALE MAZZINI NON HA FATTO RISPETTARE LE MISURE. Viale Mazzini ha sostenuto di aver emesso disposizioni contro il fumo ma, per gli alti giudici, circolari e direttive «non costituiscono, evidentemente, misura idonea a contrastare i rischi da esposizione da fumo passivo» se non si fanno rispettare con sanzioni.
Le disposizioni contro il fumo nelle redazioni e negli ambienti di lavoro della tv pubblica rimanevano inattuate perché l'azienda aveva optato per un «approccio persuasivo e non repressivo».
NESSUNA SANZIONE INFLITTA. A riprova di questa circostanza il fatto che nemmeno nel materiale difensivo depositato in Cassazione la rai ha portato prove «dell'effettiva inflizione di qualche sanzione disciplinare» ai trasgressori del divieto di accendere sigarette.
Quella della Rai è stata quindi una «manchevole condotta» per la quale è stata riconosciuta la responsabilità di natura contrattuale dell'emittente pubblica, nei confronti della giornalista, «per non aver posto in essere misure idonee a prevenire la nocività dell'ambiente lavorativo derivante dal fumo».
DANNO BIOLOGICO AL 15%. In base alle perizie era emersa che la malattia della giornalista è stata causata dalle condizioni di lavoro «ravvisando un danno biologico pari al 15%».

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