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ESTERI 3 Marzo Mar 2016 1106 03 marzo 2016

Libia, l'Italia sarà a capo di 50 mila miliziani

L'Italia non entrerà in guerra. Ma coordinerà e fornirà mezzi ai miliziani che già combattono. I nostri soldati sul campo di battaglia solo per operazioni lampo.

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Scontri tra l'esercito e le milizie islamiste a Bengasi.

Ottenuto il comando delle operazioni militari in Libia, come è certo, l’Italia entrerà in guerra?
No, e non solo perché è chiaro, evidente e ripetuto da tutti gli esponenti del nostro governo che condizione indispensabile sarà la richiesta formale del nuovo governo libico, il cui varo viene spostato di settimana in settimana. Ma anche se questo piccolo miracolo avvenisse, l’Italia non entrerà in guerra strictu sensu.
La ragione è semplice, come appurato da Lettera43.it da fonti certe.
LA COLLABORAZIONE CON I MILIZIANI. La strategia militare italiana - quindi del massimo comando operativo in Libia - si basa infatti su un assunto: è disponibile una consistente “massa critica” militare libica che risponde al disegno politico delle forze che sostengono il governo unitario. In chiaro: decine e decine di migliaia di miliziani libici, bene armati per le operazioni di terra, con un alto livello professionale (maturato in cinque anni di combattimenti) e con una eccellente affidabilità politica costituiscono una “armata di terra” a disposizione del Comando italiano.
Quanti sono esattamente? Non è ancora chiaro, ma sicuramente attorno ai 50 mila. Di più, se si riuscirà - come è difficile, ma non impossibile - a ottenere un coordinamento con l’esercito di Tobruk comandato dal generale Khalifa Haftar.
Una situazione, la disponibilità di una consistente armata di terra disposta a collaborare col comando della Coalizione internazionale a comando italiano, ben diversa da quella dello scenario siriano o iracheno.
SI FORNIRANNO AI LIBICI LE STRATEGIE MILITARI. La strategia militare italiana si svilupperà quindi su due piani: definizione strategica, concordata con la direzione militare delle milizie, dei target da colpire. In altre parole, fornire alle milizie abituate agli scontri casuali, alla giornata, uno sviluppo strategico nel breve-medio periodo, elaborata dalla alta, altissima professionalità ed esperienza strategica delle Forze Armate italiane, francesi, inglesi ecc…
In secondo luogo, il dispositivo militare internazionale a comando italiano impiegherà, a supporto e a copertura della pressione sul terreno degli armati libici, quanto è stato assente da 4 anni in qua: l’intervento massiccio dell’aviazione (e dei droni), degli elicotteri da combattimento Apache, dell’artiglieria e dei missili lanciati dalla flotta e diretti dai sistemi di puntamento satellitari e - anche - l’impiego di truppe di commandos elitrasportati per interventi rapidi sul terreno. Dunque, boots on the ground sulla Libia dei militari italiani ed europei solo in operazioni go and back, con rapido rientro a bordo delle navi una volta colpito l’obiettivo, delegando il suo presidio permanente agli armati libici.
SI RAGIONA ANCHE SU UN PIANO B. Queste le principali linee guida strategiche con cui si inizierà la guerra contro l’Isis in Libia. A cui si accompagneranno di sicuro operazioni di “polizia internazionale” contro i rais delle bande di trafficanti di clandestini, i cui nomi, indirizzi, movimenti e nascondigli sono stati minuziosamente monitorati da mesi dalla nostra rete dei Servizi in Libia.
Si capirà rapidamente se questa strategia sarà vincente.
In caso contrario verrà applicato un “piano B”, che però è ancora oggetto di complessi ragionamenti a Roma, a Washington e nelle altre capitali europee.

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