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GIUSTIZIA 3 Marzo Mar 2016 0805 03 marzo 2016

Pietro Maso, minacce alle sorelle: le due donne sotto scorta

Il 44enne intercettato al telefono al telefono con altre persone. Timori per la sicurezza delle due donne.

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Un'immagine di Pietro Maso durante la sentenza di condanna per l'omicidio dei due genitori.

Lo scorso 21 gennaio la procura di Verona lo aveva iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di tentata estorsione ai danni di un (ormai ex) amico veronese.
Ora, a rendere ancor più grave la situazione di Pietro Maso, tornato in libertà il 15 aprile 2013 dopo aver scontato 22 anni di carcere per l'omicidio dei genitori, sono due intercettazioni che proverebbero come la sua situazione psicologica sia decisamente lontana dalla normalità.
«Le mie sorelle? Su di loro devo finire il lavoro di 25 anni fa», sarebbe stato il senso delle frasi pronunciate al telefono da Maso, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera.
MINACCE DI MORTE A ENTRAMBE. In entrambi i casi, secondo gli investigatori che stanno nuovamente indagando su di lui, si è trattato di minacce di morte rivolte all’indirizzo delle sorelle Nadia e Laura.
Lo scorso primo marzo, intanto, dalla questura di Milano gli è stato notificato il «foglio di via obbligatorio»: significa che Pietro deve lasciare la città, oppure rischia di incorrere in un altro guaio.
AL TELEFONO CON ALTRE PERSONE. In entrambe le conversazioni captate dagli inquirenti, il 44enne che nel 1991 ammazzò i genitori Antonio e Mariarosa a Montecchia di Crosara non stava parlando al cellulare direttamente con le sorelle, ma con altre due persone. E ambedue le volte, per gli investigatori, Pietro ha prospettatol’intenzione di «far loro del male». Minacce ritenute «gravi e fondate»: tanto da indurre i carabinieri di San Bonifacio a intensificare il servizio di protezione a cui Nadia e Laura, che gestiscon inteo insieme un negozio di prodotti erboristici a Caldiero, risultavano essere già sottoposte dai primi di febbraio.
ANNUNCI DI POSSIBILI RITORSIONI. Allora, a far attivare le misure di sicurezza a tutela delle sorelle Maso, furono alcuni annunci di possibili ritorsioni contro di loro giunti da Pietro dopo la denuncia presentata nei suoi confronti da entrambe l’8 gennaio. «L’abbiamo fatto per lui, perché ha bisogno di aiuto. Ma l’ultima intenzione che abbiamo è di danneggiarlo», spiegarono le due donne attraverso il loro avvocato Agostino Rigoli, lo stesso legale che le assiste dal dramma che 25 anni fa sconvolse per sempre la loro famiglia.

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