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RICOSTRUZIONE 7 Marzo Mar 2016 1054 07 marzo 2016

Libia, il racconto della prigionia di Calcagno e Pollicardo

Chiusi in una stanza. Picchiati e senza cibo. La versione degli ex ostaggi: «Non è stato l'Isis».

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I misteri attorno al sequestro dei quattro italiani rapiti lo scorso luglio in Libia iniziano a diradarsi.
SETTE ORE DAL PM. Le prima parole spese in Italia da Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, tornati sani a salvi a differenza di Fausto Piano e Salvatore Failla, rimasti uccisi in circostanze ancora poco chiare, forniscono una prima versione dei fatti, in attesa dei riscontri ufficiali da parte degli inquirenti.
Sette ore di testimonianza di fronte al pubblico ministero Sergio Colaiacco ai carabinieri del Ros hanno permesso di tracciare gli snodi dell'incubo vissuto dai quattro dipendendenti della Bonatti

Due covi per la prigionia

I quattro hanno vissuto per otto mesi in due case prigione.
La prima, non lontano dal punto in cui erano stati sequestrati lo scorso 20 luglio, a breve distanza dal loro arrivo in Libia.
La seconda, non lontano dalla periferia di Sabrata.

Mai separati fino ai giorni scorsi

I quattro italiani non sono mai stati divisi, fino al momento in cui Failla e Piano sono stati portati via a bordo del pick up sulla quale avrebbero trovato la morte.
Non è chiaro se Pollicardo e Calcagno dovessero essere a loro volta trasferiti in un altro luogo e perché fossero stati abbandonati dai loro aguzzini

Calci, pugni e poco cibo

Durante il sequestro, i quattro sono stati picchiati e malnutriti.
Un solo pasto al giorno veniva concesso loro e nemmeno tutti i giorni.
Molti, invece, i calci, i pugni e pure qualche colpo in testa con il kalashnikov.

Nessun letto, al bagno una volta al giorno

Liberi da catene, i prigionieri italiani sono stati custoditi all'interno di un unico spazio, una stanza di quattro metri per quattro.
Senza bagno e senza letti. Il gabinetto era fuori. «Ci portavano una volta al giorno. Eravamo costretti a dormire per terra. Non siamo mai usciti». Ai quattro è stato anche impedito di radersi.

I rapitori non sarebbero dell'Isis

A loro dire, tuttavia, i rapitori non avrebbero a che fare con l'Isis.
Nessun vessillo dello Stato islamico sarebbe mai comparso nei luoghi di prigionia, né tanto meno sarebbero stati fatti riferimenti all'Isis.
Nel corso del trasferimento dei loro colleghi, Calcagno e Pollicardo sarebbero riusciti a liberarsi, approfittando, forse, proprio dell'assenza dei loro carcerieri.

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