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POLEMICA 9 Marzo Mar 2016 2125 09 marzo 2016

Libia, la famiglia di Failla: «L'Italia non ci ha aiutati»

L'audio dell'ultima telefonata col tecnico ucciso fatto sentire in conferenza stampa: «Sono rimasto solo e ho bisogno di cure».

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Rosalba ed Erica, moglie e figlia di Salvatore Failla, tecnico italiano della Bonatti ucciso dai sequestratori in Libia.

«Ciao sono Salvo, i miei compagni li hanno portati via, io sono rimasto da solo e ho bisogno di cure mediche, ho bisogno di aiuto». La voce di Salvatore Failla risuona disperata nello studio dell'avvocato Francesco Caroleo Grimaldi. Era il 13 ottobre quando il tecnico della Bonatti ucciso col collega Fausto Piano da una banda di sequestratori in Libia chiedeva aiuto alla moglie Rosalba: «Parla con giornali e tivù, vedi di muovere tutto quello che puoi muovere, la Bonatti non fa più niente».
Sono passati cinque mesi tra quella telefonata dei rapitori e il 4 marzo, giorno in cui la notizia della morte di Failla è diventata ufficiale. E adesso, la famiglia del tecnico, accusa l'Italia di non aver fatto abbastanza per salvargli la vita.
LA FIGLIA: «ERA UNA PERSONA BUONA». «Mio padre era una persona buona. Non ci hanno aiutato a riportarlo a casa», ha detto la figlia Erica, 23 anni, nel corso della conferenza stampa del 9 marzo, poche ore prima dell'arrivo in Italia delle salme del padre e di Piano. «Ci hanno detto di stare zitti, di non fare scalpore. Ci hanno detto di non rispondere alle domande dei rapitori. Dov'è lo Stato? Abbiamo fatto quello che ci hanno detto, ma non è servito a nulla».
E anche dopo la loro morte, Failla e Piano sarebbero stati lasciati nelle mani dei libici: «Ci è stato detto dai familiari di Piano che la Farnesina ha riferito loro che sono stati costretti a dargli i corpi per l'autopsia perché hanno puntato le armi alla testa dei rappresentanti italiani che sono attualmente in Libia».
LA MOGLIE: «UNO DEI SEQUESTRATORI PARLAVA ITALIANO». Ha parlato anche Rosalba, la moglie di Salvatore Failla: «Uno dei sequestratori mi chiamò e parlò in italiano», ha detto spiegando di aver «ricevuto una telefonata dal marito il 13 ottobre scorso».
Adesso non chiede esequie speciali: «Non voglio funerali di Stato per mio marito», ma esprime tutta la sua rabbia per l'andamento del caso e, da ultimo, per l'esecuzione dell'autopsia avvenuta in Libia. «Le ultime notizie su mio marito le ho avute oggi pomeriggio quando mi hanno detto dell'autopsia. Poi ho attaccato il telefono. Non so se ora lo Stato sarà capace di prendere il cadavere di mio marito e metterlo su un aereo», ha aggiunto.
Ribadendo in Senato che l'Italia interverrà in Libia «se e quando possibile su richiesta di un governo legittimo», il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha spiegato che per i quattro italiani rapiti «non è stato pagato alcun riscatto» e «che non risulta siano stati trovati nel nascondiglio passaporti appartenenti a elementi di Daesh».

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