Imam Fermato Campobasso 160309155342
ALLARME 9 Marzo Mar 2016 1244 09 marzo 2016

Progettava attentato a Roma, fermato imam somalo

L'uomo è stato bloccato dalla Digos di Campobasso. Nelle intercettazioni diceva «Cominciamo dalla stazione».

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L'imam fermato a Campobasso con l'accusa di progettare un attentato a Roma.

È stato fermato mentre progettava un attentato a Roma.
Con quest'accusa, la Digos di Campobasso ha bloccato un imam di origini somale di 22 anni.
«Abbiamo un riscontro tecnico preciso circa la possibilità che stesse organizzando un attentato nella Capitale», ha spiegato il procuratore capo di Campobasso, Armando D'Alterio, rivelando i dettagli dell'operazione che ha condotto al fermo in un centro di accoglienza a Campomarino (Campobasso) del giovane richiedente asilo.
INNEGGIAVA A ISIS E AL QAEDA. Il giovane somalo, secondo l'accusa, inneggiava all'Isis, ad al Qaeda e ad al Shabab, invitando gli altri ospiti del centro di accoglienza ad azioni violente da realizzare nell'ambito del jihad. Un'azione «intensa e veemente di proselitismo», l'ha definita il procuratore capo D'Alterio, contro l'occidente. Tanto che alcuni si sono allontanati dalla preghiera allarmati dal suo comportamento.
INTERCETTATO PER DUE MESI. Poco più di due mesi di indagini serrate, supportate anche da intercettazioni ambientali, hanno consentito agli agenti della Digos di capire la reale portata di quelle parole e delle sue intenzioni. Il giovane imam esaltava anche gli attentati terroristici di Parigi e il martirio, invitando gli altri ospiti del centro di accoglienza a unirsi al jihad e a seguirlo prima a Roma e poi in Siria. Nella sua stanza gli agenti hanno registrato con una telecamera nascosta l'uomo mentre visionava diversi video nei quali erano presentate immagini di attentati, sequestrando anche materiale ritenuto utile alle indagini.

  • L'imam somalo fermato con l'accusa di progettare un attentato a Roma.

«COMINCIAMO DA ROMA». «Cominciamo dalla stessa Italia, andiamo a Roma e cominciamo dalla stazione», sarebbe stata una delle frasi pronunciate dal giovane nel corso delle intercettazioni. «La guerra ancora continua. Charlie Hebdo era solo il precedente di quello che sta succedendo adesso». E ancora: «C'è una strada più semplice, quella di attrezzarsi e farsi saltare in aria, che è la via più semplice».
È stata una conversazione intercettata tra due soggetti residenti all'interno del centro per rifugiati di Campomarino, in cui l'imam veniva definito un «esaltato» pronto a passare alla mobilitazione, a far scattare il fermo nei confronti del 22nennesomalo. Secondo gli uomini dell'anti-terorrismo e della Digos che hanno condotto le indagini, il somalo era un soggetto pericoloso, una figura che in poco tempo aveva avviato un'attività di proselitismo e si era imposta all'interno del centro che lo ospitava con posizioni dominanti e radicali.
A BREVE AVREBBE LASCIATO LA STRUTTURA. Nei suoi confronti c'erano elementi per ritenere che fosse nella fase della mobilitazione, ma alcun segnale che da qui potesse passare alla fase operativa: né dalle conversazioni intercettate né dagli elementi raccolti, infatti, è emerso che l'imam avesse un piano operativo per entrare in azione, del materiale per compiere il presunto attentato né le capacità per utilizzarlo. Il fermo è scattato anche in considerazione di un altro elemento: al giovane somalo era stato negato lo status di rifugiato e, dunque, di qui a breve avrebbe lasciato la struttura di Campomarino. In considerazione della sua pericolosità, dunque, si è deciso di bloccarlo ed evitare che potesse far perdere le sue tracce.

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