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VIOLENZA 14 Marzo Mar 2016 0935 14 marzo 2016

Terrorismo, il giorno dopo gli attacchi in Turchia e Costa d'Avorio

Caccia ai jihadisti fuggiti in Costa d'Avorio. Ankara accusa il Pkk e arresta 10 persone, tra cui i familiari di un sospetto. Il bilancio sale a 53 morti totali.

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poliziotti ivoriani davanti al corpo di una delle vittime dell'attacco al resorto di Grand-Bassam del 13 marzo 2016.

Un lunedì di lutto dopo una domenica di terrore. Tra Africa e Anatolia, tra Costa d'Avorio e Turchia. 53 morti in totale: 37 quelli uccisi da due presunti kamikaze con un'autobomba esplosa ad Ankara, 16 le vittime di un attacco armato in un resort a 40 chilometri da Abidjan.
La polizia turca ha fermato almeno 10 persone a Sanliurfa, nel sud-est del Paese al confine con la Siria, accusate di legami con gli autori della strage ad Ankara. Tra i fermati ci sono anche familiari di almeno uno dei sospetti attentatori. Gli altri finiti in manette sono impiegati della concessionaria dove i kamikaze si sarebbero procurati la Bmw bianca usata per l'attacco. Le persone fermate verranno portate ad Ankara per essere interrogate.
In Costo d'Avorio, dove il presidente Alassane Ouattara ha convocato una riunione d'emergenza del Gabinetto, è ancora caccia ai cinque jihadisti fuggiti dopo l'assalto avvenuto nel pomeriggio del 13 marzo, in Costa d'Avorio. Al grido «Allah akbar», un commando formato da almeno 11 terroristi ha sparato in tre hotel di lusso frequentati da turisti occidentali su una spiaggia di Grand-Bassam, uccidendo 14 civili e due soldati.
RIVENDICA AL QAEDA. A fornire il drammatico bilancio è stato il presidente ivoriano Alassane Ouattara, che si è recato sul posto, mentre in serata arrivava la rivendiazione di al Qaeda.
Fonti di polizia hanno riferito che tra le vittime ci sono anche quattro europei, almeno uno dei quali, ha riferito il presidente François Hollande, è francese.
Per la Costa d'Avorio è il primo attentato del genere, con uno schema che ricorda da vicino quelli di Sousse, in Tunisia, Ougadougou, in Burkina Faso, e Bamako, in Mali, dove fu risparmiato chi era in grado di recitare a memoria il Corano. Il Continente è sempre più teatro del terrorismo islamico
«Tre hotel sono stati attaccati da uomini armati a Grand Bassam», ha spiegato il ministro dell'Interno ivoriano Hamed Bakayoko, «le forze di sicurezza sono intervenute immediatamente e sono riuscite a neutralizzare sei terroristi» .
SOLDATI FRANCESI IN SCENA. Altri cinque, secondo quanto riferito dal portavoce del governo Bruno Kono, sono riusciti a fuggire. La spiaggia è stata evacuata, mentre sul posto sono arrivati, oltre a numerose ambulanze, anche dei soldati francesi di stanza in Costa d'Avorio, che è un'ex colonia francese.
Alcuni testimoni citati da fonti di stampa hanno affermato che i terroristi sono arrivati dal mare, in barca. «Erano pesantemente armati e indossavano il passamontagna per nascondere il volto», ha raccontato uno di loro. Altri hanno riferito che erano armati di fucili kalashnikov. Un altro testimone ha riferito che parlavano arabo. Hanno costretto anche due ragazzini a inginocchiarsi e pregare, e poi ne hanno ucciso uno dei due.
Online sono poi state postate foto di corpi insanguinati sulla sabbia, di un gilè di tipo militare e bombe a mano, di caricatori ricurvi per fucile mitragliatore. E anche dei video in cui si possono vedere numerosi turisti che fuggono dalla spiaggia verso gli alberghi.

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Attacco suicida ad Ankara

Un'auto distrutta dall'esplosione del 13 marzo 2016 ad Ankara.

Punta il dito contro i curdi, invece, il governo turco, dopo l'esplosione che ha scosso Ankara nel tardo pomeriggio del 13 marzo. A meno di un mese da quello vicino al quartier generale dell'esercito, un nuovo attacco ha colpito la capitale turca nella centralissima zona di Kizilay. I morti sono 37, inclusi i due kamikaze che hanno fatto saltare in aria l'autobomba. Oltre 120 i feriti.
Uno dei due attentatori era una donna, l'ex studentessa universitaria turca Seher Cagla Demir, che si sarebbe unita al Pkk curdo nel 2013, e già finita sotto processo insieme a altre quattro compagne. Lo ha scritto il quotidiano Sozcu, citando fonti vicine alle indagini e precisando che l'identificazione è avvenuta attraverso le impronte digitali e alcune parti del suo corpo, rimaste riconoscibili nonostante l'esplosione.
Poco dopo le 18.30, nell'ora di punta del traffico domenicale, un'auto carica di esplosivo si è schiantata contro un autobus nei pressi di una fermata, dove si trovavano diversi altri veicoli, alcuni dei quali hanno preso fuoco. Un attacco suicida destinato a fare una strage, visto che lì si trovavano decine di persone in attesa di mezzi pubblici e minibus.
SETTE POLIZIOTTI FERITI. Tra i feriti ci sono anche sette poliziotti. Per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il primo ministro Ahmet Davutoglu, i responsabili dell'azione sarebbero i terroristi curdi, che continuano a essere considerati il pericolo pubblico numero 1 nonostante la vicinanza della Turchia ai confini dello Stato islamico. E la replica dello Stato non si è fatta attendere, con l'arresto di 14 persone legate al Pkk e nuovi raid sulle postazioni curde nel Nord dell'Iraq.
L'esplosione è avvenuta tra il parco Guven, molto frequentato, e il boulevard Ataturk, arteria centrale del traffico della capitale turca. A poca distanza, i ministeri della Giustizia e dell'Istruzione e gli uffici del premier Ahmet Davutoglu.
La zona è stata evacuata poco dopo nel timore di una seconda esplosione. Solo il 12 marzo l'ambiasciata americana aveva inviato un messaggio di allerta ai suoi cittadini. Per la Turchia si tratta del quarto grave attentato da ottobre, quando 102 persone furono uccise da un'esplosione durante una marcia per la pace coi curdi. Il 12 gennaio era toccato a Istanbul, colpita nel suo centro storico da un attacco che portò alla morte di 12 persone, otto delle quali tedesche. Il 17 febbraio, ancora nella capitale, una bomba fece saltare in aria un pullman militare uccidendo 29 persone.
SOCIAL BLOCCATI. Il premier Davutoglu ha subito convocato una riunione urgente di sicurezza nazionale con il Capo di Stato maggiore, mentre il presidente Recep Tayyip Erdogan, che si trovava a Istanbul, ha deciso di rientrare con urgenza nella capitale, affidando la sua reazione ad un comunicato. Ancora una volta il governo ha puntato il dito contro il Pkk, come accaduto per l'autobomba di febbraio nonostante una successiva rivendicazione del gruppo estremista curdo Tak.
L'attacco avviene mentre la Turchia è impegnata in conflitti su diversi fronti, dentro e fuori i suoi confini. Nel Sud Est del Paese, le operazioni contro il Pkk hanno causato in questi mesi centinaia di morti, con decine di coprifuochi in vigore per mesi nei centri urbani. Una guerra intestina che ha spinto i gruppi curdi più radicali - come appunto il Tak - a minacciare rappresaglie nel resto della Turchia.
Il partito filo-curdo Hdp, presente in Parlamento, ha subito condannato l'attacco.
Subito dopo l'attentato è stato imposto un blocco di qualche ora ai social, dove cominciavano a circolare immagini del teatro dell'esplosione.

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