Valentina Nappi 141112185502
APPUNTI 15 Marzo Mar 2016 1645 15 marzo 2016

Cara Nappi, il tuo porno-integralismo è rischioso

Quando dice «o sei troia o sei una stronza» apre le porte al peggior maschilismo.

  • ...

Valentina Nappi in versione sadomaso.

Come una Giovanna D'Arco, in nome dell'«io faccio quello che cazzo mi pare» e della visione della «troia trionfante» va avanti per la sua strada, non facendo prigionieri.
Sdoganare il sesso, o meglio, il porno è il suo credo. E chi le si mette contro o non ha la sua stessa idea del mondo viene punito con una «squirtata» in faccia (a Diego Fusaro) o, in alternativa, con una «puzza»: «Gli scoreggerei davanti» (dedicata a Matteo Salvini).
LIBERA NAPPI IN LIBERO STATO. Valentina Nappi può fare e dire tutto.
Raccontare come perse la verginità a 13 anni col matitone colorato, tornato in quel momento esatto a essere oggetto di culto, o come a soli 13 anni sognasse già le gang bang.
Può battibeccare in Twitter con Massimo Boldi - «Perché una ragazza acqua e sapone si trasformi in “….”». «Perché amo le gang bang anali con 12 neri» - e solo per questo diventare un «mito» e un «idolo».
Può scrivere di filosofia, nella quale è laureata, su Micromega. E dire la sua su unioni civili e adozioni gay.
NESSUNO TOCCHI MOANA. Ma una cosa non le è concessa. Almeno nell'ambiente porno: criticare Moana Pozzi, colpevole, a suo dire, di non essere «proprio un modello di troia trionfante», ha detto a Off.
Anzi: un personaggio «conservatore che tutto sommato ricorda e rientra in quel modello di donna che le persone si aspettano. Magari poi lei non lo era, ma è così che è diventato il suo personaggio dal punto di vista porno-storico, e questo ha significato per l’Italia».
Un ragionamento atto a sottolineare la sua distanza dalla collega: «Io con Moana non c’entro niente, semplicemente».
Apriti tutto.
ROCCO ALL'ATTACCO. Rocco Siffredi, che Nappi l'ha scoperta e lanciata, non le ha perdonato lo sgarro.
«Lei se la sogna la classe, l’eleganza e la professionalità di Moana!».
Da promessa dell'hard, Nappi è così diventata «stronza» e «figa di legno», «ingessata e presuntuosa». Incapace di gestire «una gang bang con 100 uomini», durante la quale, «non riusciva nemmeno a fare» il più banale sesso orale.
«Se l'avessi fatto l'avrei fatto cento volte meglio», conclude Rocco the king.
SCARAMUCCE DA SET. Scaramucce da set. E da starlette. Un modo per fare parlare di sé, perché anche di questo piaccia o meno è fatta la professione dell'attore. Di qualsiasi attore.
Del resto lo scorso anno fu Cicciolina ad attaccare Siffredi, ricordandogli di averlo baudianamente creato lei. E che, per questo, «doveva baciare la terra» che sfiorava.

I rischi del «rigoroso cognitivismo etico»

Nappi, nella sua crociata, è riuscita, e questo le va dato atto, a essere trattata come una intellettuale
Ha coltivato una schiera di follower e seguaci che vanno oltre gli utenti di Youporn. Anche grazie, va detto, al suo blog su una rivista titolata come Micromega dove scrive e disserta di Kant, Marx e papa Francesco.
ARIA DA INQUISIZIONE. Suscita anche simpatia, Valentina Nappi. Soprattutto in tempi bui come questi in cui si assiste a un rigurgito previsto di benpensare. Tempi in cui un omosessuale è considerato «contronatura» e l'unica famiglia accettabile è quella «naturale». Tempi di gender e di altri fantasmi utili alla futile e artificiale causa della normalità.
Ci aveva già provato con qualche successo Moana, non ce ne voglia Nappi, a imporsi nel mainstream come donna ed essere pensante. Complici non l'intellighenzia ex girotondina ma il Maurizio Costanzo Show e il ribelle Achille Bonito Oliva.
TROIA PRIDE. Anche grazie a Moana, il testamento di Nappi, quel «sono fiera di essere troia. Fino a quando riesco a fare su e giù con le gambe farò i porno, mi devono ammazzare per smetterla», è diventato per alcuni e alcune l'estremo baluardo del femminismo 2.0. Di libertà, di lotta contro le convenzioni.
Ma qui si entra in un cortocircuito.
Perché la furia iconoclasta della Nappi esonda. E arriva a farla postulare che solo lei è sulla via della luce. Solo la sua scelta di vita è apprezzabile perché realmente autentica (per usare un lessico da Garzantina caro alla laureata in filosofia che alterna le gioie dell'orgia alla Ragion pratica kantiana in un trionfo di contaminazione).
SE NON LA DAI, SEI STRONZA. «Una donna che non si rende sessualmente disponibile al primo che capita (la fa arrapare) è una stronza che fa male a se stessa e agli altri», sostiene Nappi. «Per quale ragione razionale se ho voglia di farmi uno non dovrei farmelo».
Una dialettica filosofica un tantino integralista.
O sei una «troia trionfale» o sei stronza. Facile, tertium non datur.
CONSEGUENZE PERICOLOSE. Il suo ragionamento, sufficientemente fumoso da essere scambiato per filosofico, ha però delle conseguenze. Perché non lo sta illustrando in un seminario universitario, ma lo sbatte in faccia a una platea che di filosofico non ha nemmeno il 5 in pagella.
E che potrebbe facilmente essere tradotto con un «Non me la dai, ma in fondo ti piacerebbe. Quindi sei una stronza. Non permetto di farti del male e ti aiuto: prendo quello che voglio. E ringraziami perché ti faccio un piacere».
Detto altrimenti: dallo stupro giustificato da una gonna troppo corta o un atteggiamento troppo lascivo, si potrebbe arrivare al teorizzare lo stupro o la molestia per «liberare la troia» che è in ogni donna. Quel vorrei ma non posso o vorrei ma non è giusto.
Eccessivo? Forse no, visto che sempre più persone scambiano le relazioni sociali e gli incontri con una sessione di YouPorn.
E poi vallo a spiegare a un uomo con in testa un'idea ben precisa di serata che il «no», il «non ne ho voglia» o l'«adesso basta» sono più di risposte: sono ordini che non ammettono sgarri o discussioni.
UNA QUESTIONE DI MORALE. Poco importano le postille al «rigoroso cognitivismo etico» che le appartiene. «Io non sono la pornostar che dice 'io sono così, ma ogni ragazza faccia come vuole'», scrive. «No! Io pretendo di entrare nel discorso su ciò che è giusto o ingiusto, su ciò che è bello o brutto, su ciò che andrebbe fatto o non andrebbe fatto. Io affermo che essere troia è giusto, ma soprattutto affermo che non esserlo è sbagliato. Sbagliato nel senso di moralmente riprovevole, empio. Empio perché logicamente sbagliato».
Sono i rischi della contaminazione. E di una visione «troiacentrica» e «coitocentrica» della realtà.
Legittima ci mancherebbe. Simpatica, forse. Liberatoria, anche. Ma non l'unica.
Un tempo, non troppo lontano, avevamo i cattivi maestri.
Oggi abbiamo la Nappi.

Twitter: @franzic76

Articoli Correlati

Potresti esserti perso