Alsisi 160316082145
INTERVISTA 16 Marzo Mar 2016 0807 16 marzo 2016

Regeni, Al Sisi: «Avrete la verità»

Il presidente egiziano in un'intervista a La Repubblica: «Rapporto Italia-Egitto forte, mi interrogo sulla tempistica del delitto».

  • ...

Il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi.

Il presidente egiziano Al Sisi ha fatto sentire la sua voce per la prima volta dalla morte di Giulio Regeni. Ma le sue dichiarazioni, per quanto piene di buone intenzioni, non spiegano niente della tragica fine del ricercatore friulano.
«Vi prometto che faremo luce e arriveremo alla verità, che lavoreremo con le autorità italiane per dare giustizia e punire i criminali che hanno ucciso vostro figlio». Così il presidente egiziano Al Sisi si è rivolto alla famiglia di Giulio Regeni, ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso al Cairo, in un'ampia intervista al direttore e al vice direttore di Repubblica. Al Sisi definisce la morte del giovane uno «shock» anche per l'Egitto e sottolinea gli «interrogativi» del caso, in primis quello sulla «tempistica» della scoperta del corpo.
«NON CI FERMEREMO». Il presidente resta vago sulle indagini, e si concentra su un possibile attacco alla stabilità dell'Egitto e dei suoi rapporti con l'Italia.
«L'indagine qui in Egitto è dal primo momento sotto la diretta supervisione del procuratore generale e ci sono gruppi di investigatori specializzati che stanno lavorando giorno e notte per scoprire le cause reali e svelare le circostanze che hanno provocato questa drammatica morte. Non ci fermeremo finché non sarà stata raggiunta la verità sulla fine di Giulio Regeni». Ma finita la necessaria assicurazione di impegno, Al Sisi lancia un'ipotesi che suona leggermente di complottismo: «Perché la morte è accaduta durante la visita di una delegazione italiana di imprenditori con il ministro dello Sviluppo economico, che erano al Cairo per rafforzare la nostra collaborazione?», chiede il presidente alludendo a un sabotaggio politico, «Perché è accaduto mentre le relazioni tra noi hanno raggiunto un livello senza precedenti dal punto di vista economico e politico?».
IL LEGAME CON L'ITALIA. Prima delle domande, il presidente egiziano ha voluto sottolineare ai due giornalisti, ospiti nel palazzo presidenziale del Cairo, i buoni rapporti tra Egitto e Italia. Un legame di cui si ammette subito l'importanza economica e politica: «Il lavoro con l'Eni oggi è il simbolo della profondità e della forza delle eccezionali relazioni con l'Italia», ha dichiarato il militare, «ed è un segno di buona fortuna la scoperta del più grande giacimento di gas del Mediterraneo, che rappresenta per noi il cardine da cui poter sviluppare ogni altra attività in Egitto».
Buone parole anche per il premier Matteo Renzi, grande sostenitore del presidente egiziano, nonostante le critiche della comunità internazionale sul suo regime. «Ho grande stima e profondo rispetto per Matteo Renzi, che considero un vero amico mio e dell'Egitto», ha dichiarato, «abbiamo un ottimo rapporto e lui è persona di principi che non dimentica gli impegni e i legami che abbiamo».
«STABILITÀ DELL'EGITTO CRUCIALE». L'intervista verte poi sul ruolo dell'Egitto nella regione, e della sua importanza nel mantenere la stabilità nel Mediterraneo. «C'è un punto fondamentale su cui riflettere», ha detto, «la stabilità dell'Egitto è cruciale, se dovesse finire sarebbero in pericolo il Mediterraneo e l'Europa». Contro il terrorismo, infine «ci vuole una strategia globale e non gli sforzi di singoli Paesi».
«È molto importante che la comunità internazionale mandi un messaggio fortissimo ai Paesi e ai partiti che sostengono i terroristi rifornendoli di armi, soldi e combattenti. Sappiamo tutti chi sono», rimarca, «e ci vuole un messaggio forte e chiaro in cui si chiede loro uno stop al sostegno dei terroristi».

Correlati

Potresti esserti perso