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PROFILO 18 Marzo Mar 2016 2000 18 marzo 2016

Salah Abdeslam, dalla droga alla radicalizzazione

Nottate, donne, arresti. Tornava a casa tardissimo. Poi l'incontro con Abaaoud e l'arruolamento nell'Isis.

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Salah Abdeslam, terrorista in fuga dopo gli attacchi del 13 novembre a Parigi.

Cittadino francesi nato a Bruxelles da immigrati marocchini. Salah Abdeslam sarebbe stato un perfetto testimonial del multi culturalismo, se non si fosse radicalizzato. Il leader del gruppo di attentatori di Parigi, l'unico a non farsi saltare in aria, è stato arrestato il 18 marzo a Molenbeek, quartiere della capitale belga in cui viveva col fratello Brahim, lui sì, morto da kamikaze il 13 novembre, dentro la caffetteria Comptoir Voltaire, nell'XI arrondissement.
QUATTRO FRATELLI E UNA SORELLA. Salah e Brahim sono cresciuti con due fratelli: Abdaramane, autista della metropolitana in pensione; Yamina, casalinga che i vicini descrivono «gentile e allegra»; Mohamed, impiegato del municipio di Molenbeek per circa 10 anni.
Brahim si era sposato per poi separarsi dalla moglie due anni dopo, fumava cannabis e possedeva un bar che era diretto dal fratello più piccolo. Salah faceva tardi tutti i giorni, rincasava spesso sotto l'effetto di droghe dopo aver passato la notte con qualche ragazza. Mai la stessa.
Due ritratti molto distanti da quelli dei radicalisti islamici che sarebbero diventati. Ma se Brahim, a detta di chi lo conosceva, non era mai stato un tipo violento, lo stesso non si poteva dire di Salah, che da bambino fu responsabile dell'incendio della casa di famiglia.
LICENZIATO NEL 2011. La sua era una vita irregolare. Nel 2011 fu licenziato dal suo impiego nell'azienda di trasporti a Bruxelles per le troppe assenze ingiustificate.
Undici anni prima era finito in tribunale a Bruxelles, coi fratelli Brahim e Mohammed, per traffico di droga.
È stata proprio una condanna per narcotraffico e furto con scasso a fargli incontrare in carcere Abdelhamid Abaaoud, l'uomo considerato la mente degli attacchi di Parigi, stratega dell'Isis.
Uscito dal carcere, Salah entrò nelle milizie dello Stato islamico.
BASTA FUMO E ALCOL. Aveva smesso di bere e fumare, così come il fratello Brahim, entrambi facevano sport e avevano cambiato vita. Tanto da insospettire alcuni vicini.
«Non bevevano più, non fumavano più e andava alla moschea», raccontò in un'intervista televisiva il fratello Mohammed, che mai si sarebbe aspettato potessero diventare dei terroristi e che nei giorni immediatamente successivi agli attentati di Parigi continuò a rivolgere al fratello appelli perché si costituisse.
Salah, però, ha scelto la fuga, per arrendersi alla polizia solo una volta chiuso in un angolo, 4 mesi e 5 giorni dopo quel terribile 13 novembre.

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