Bruxelles 160322111952
TERRORISMO 22 Marzo Mar 2016 1131 22 marzo 2016

Bruxelles, i testimoni: «C'era sangue dappertutto»

Fiumi di feriti, paura, l'evacuazione di aerporto e metro. Il racconto dei sopravvissuti agli attentati di Bruxelles

  • ...

Prima gli spari, alcune grida in arabo, poi due grosse esplosioni. Così alcuni testimoni hanno raccontato al quotidiano belga Le Soir la mattina di terrore vissuta all'aeroporto di Bruxelles (leggi le testimonianze degli italiani).
«POTEVO ESSERCI IO». «Il mio ragazzo è salvo, ma oggi potevo esserci anche io...», ha raccontato in lacrime la giovane Larissa, che attendeva con la futura suocera nel centro di raccolta di Zaventem l'arrivo del fidanzato Stef, 25 anni, addetto alla sicurezza dell'aeroporto. «Ci ho parlato, sta bene. Stava lavorando al controllo bagagli e passeggeri, lo stesso lavoro mio. Ha detto di aver sentito due esplosioni poco prima delle otto, nella zona prima dei controlli di sicurezza. C'era sangue dappertutto. Ha detto di aver visto un grande fucile in terra. Lui si è subito nascosto in una toilette, ma poi la polizia ed i soldati hanno evacuato tutti attraverso i gate di imbarco, verso le piste».
RIVERSATI SULLA PISTA. Per ragioni di sicurezza, migliaia di persone sono state fatte evacuare sulla pista. A riferirlo è stato Gianfranco Belgrano, direttore di Info Africa. «Ero nell'area transiti in attesa di partire per Roma. All'improvviso ho visto tanta gente che correva. Non ho sentito le esplosioni, ma ho capito subito che doveva essere successo qualcosa di grave. Poi è arrivato l'annuncio di evacuazione».
Le persone sono state fatte uscire «attraverso il gate 30 ci hanno fatto entrare sulla pista, tra gli aerei, già abbandonati con tutti i bagagli a bordo. Attorno ci sono molte auto della polizia e mezzi dei vigili del fuoco». Mentre parlava, sullo sfondo si sentivano le sirene dei mezzi di soccorso. «C'è confusione, la gente ha paura, ma tutto sommato l'evacuazione è avvenuta in modo abbastanza ordinato. Da oltre mezz'ora non ci hanno dato informazioni. Ora cerchiamo di capire cosa dobbiamo fare».
«UNO NE PRENDONO E ALTRI 1.000 SONO LIBERI». Jean Claude e Renée Dieudonné erano pronti a partire per Valencia con un volo Ryanair. Vengono dal Sud del Belgio e sono arrabbiati e sconvolti: «Uno ne prendono, ma ce ne sono altri mille liberi!», hanno commentato riferendosi all'arresto di Salah Abdeslam appena quattro giorni prima i nuovi attentati. «Avevamo già passato i controlli di sicurezza. Non abbiamo sentito le esplosioni, ma abbiamo visto tanta gente che scappava e ci hanno fatto uscir verso le piste. La politica non sta facendo granché. Questa situazione non c'è solo in Belgio. È così dappertutto in Europa, da noi, come in Francia, in Italia o in Spagna».
«NON SAPEVAMO COME USCIRE». Almeno tre esplosioni hanno invece colpito la stazione di Maalbek. Celine, ancora sotto shock, ha raccontato così i momenti di terrore: «Ho sentito una prima esplosione ma non sono riuscita a capire se fosse a bordo di un vagone o alla stazione. Poi ho sentito altri due boati. C'era fumo ovunque, panico generale. Non si sapeva come uscire. Qualcuno riusciva a mantenere la calma e aiutava gli altri a venire fuori, qualcuno ha iniziato a gridare terrorizzato».
Molti persone sono state evacuate percorrendo i binari della metro fino alla vicinissima stazione di Schumann che è lì vicino.

Altri testimoni hanno riferito di una ventina di persone a terra dopo l'attacco.
EVACUATI ATTRAVERSO I BINARI. «Ho sentito una forte esplosione, poi all'improvviso fumo dappertutto, abbiamo dovuto aspettare 20 minuti, eravamo stipati nel convoglio, e poi le porte si sono aperte e ci hanno evacuato attraverso i binari, sapevo da subito che era collegato a Zaventem», ha raccontato una passeggera che si trovava nel convoglio appena dietro quello interessato dall'esplosione.
«Ero nel palazzo accanto alla metro, ho sentito una forte esplosione e poi ho cominciato a vedere persone sanguinanti uscire di corsa», ha raccontato Rodolfe Deviller, un operaio che lavorava in un cantiere accanto alla metro, «era un fiume di persone e alcune con ferite molto grandi. Bisogna fermare tutto questo, non ne possiamo più».
«QUESTO NON È ISLAM». Hussein, un pachistano di 53 anni che vive nelle Fiandre, è arrabbiato e spaventato: «Questo non è l'Islam. No, non è l'Islam». Ha gli abiti tradizionali e la barba dei musulmani osservanti. Era in partenza per Doha, da dovrebbe avrebbe raggiunto Sialkot, in Pakistan, con lui c'erano gli anziani genitori, sconvolti e in lacrime, e Akhtar Pervez, 44 anni. «Erano le otto e cinque», ha raccontato quest'ultimo. «Avevamo superato i controlli di sicurezza ed ero nel reparto profumi del duty free. Ho sentito un 'pofff' e il tetto di vetro è crollato su di noi. Due secondi dopo, un'altra esplosione, ma stavolta veniva da fuori, alle nostre spalle. Sono felice che mi sia andata bene. Ma sto male. La situazione è molto brutta. Non so se tutto questo dipenda dalla cattura di Salah o meno. Nessuno lo sa».
«L'ATMOSFERA È CAMBIATA». Akhtar vive da più di cinque anni in Belgio, parla correntemente fiammingo. Sente che l'atmosfera è cambiata drammaticamente: «La gente ormai è spaventata dagli islamici. Il mondo sta cambiando. Tutto è molto difficile. Guardi chi ti passa accanto e non capisci chi è buono e chi è cattivo. Ma intanto la mia vacanza è finita qui. Me ne torno a casa, prendo il primo treno per Anversa appena lo trovo».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso