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REAZIONI 22 Marzo Mar 2016 1720 22 marzo 2016

Bruxelles, le testimonianze degli italiani

Evacuati in pista, bloccati in ufficio, impegnati nei primi soccorsi. Hanno evitato le bombe per pochi minuti. Il racconto dei nostri connazionali.

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Persone evacuate dall'aeroporto di Bruxelles dopo gli attentati del 22 marzo 2016.

Quando nella stazione della metropolitana di Maalbeek sono risuonate tre esplosioni, prima che arrivassero le ambulanze, tra i coraggiosi che hanno prestato i primi soccorsi c'era anche un italiano. Massimo Medico è impiegato una ditta che si occupa di logistica per conto della Commissione Ue a Bruxelles, viene da San Cataldo (Caltanissetta), e il 22 marzo ha vissuto momenti che difficilmente riuscirà a scordare.
«TERRIFICANTE». «Non auguro a nessuno di vedere la scena che mi sono trovato di fronte io», ha raccontato, «è stato terrificante».
Era in ufficio, vicino a una delle uscite della metropolitana, quando ha sentito le esplosioni e ha deciso di scendere in strada con dei colleghi.
«Non erano ancora arrivati i soccorsi e abbiamo prestato il primo aiuto come potevamo», ha raccontato ancora sotto choc. «C'era odore di bruciato. Persone ferite. Non posso dire le immagini scioccanti. Ho visto una bambina ustionata, con i capelli bruciati, uno dei miei colleghi la teneva in braccio».
Un inferno che non ha risparmiato i più piccoli: «C'era anche una neonata, non credo fosse ferita», ha aggiunto Medico visibilmente turbato.
«URLA E PIANTI». «La gente urlava, piangeva, erano feriti, bruciati, con dolori dappertutto. Abbiamo cercato di metterli al riparo nel miglior modo possibile. Nel frattempo sono cominciate ad arrivare le ambulanze. Abbiamo dato una mano anche a loro, perché all'inizio erano pochi. Abbiamo cercato di fare il meglio possibile».
Anche Rodolph Devilles, uno dei colleghi di Medico, è stato tra i primi ad andare in strada per portare soccorso. Ha regalato la sua giacca e il suo maglione «per portare conforto ai feriti», e la polizia gli ha dato una coperta da mettersi sopra la maglietta a maniche corte per ripararsi le spalle. «Abbiamo fatto quello che abbiamo potuto. La gente era impaurita, disorientata, anche parlare con loro era un modo per aiutarli».
TRE ITALIANI FERITI. Al momento è stato possibile accertare che sono solo tre gli italiani rimasti coinvolti negli attentati, per fortuna in maniera non grave. Quasi tutti, dopo essere stati medicati, sono stati dimessi dall'ospedale. Uno di loro è il padovano Marco Semenzato. Un'altra è Chiara Burla, che si trovava sul convoglio della metropolitana saltato in aria.

Belgrano evacuato sulla pista dell'aeroporto

Gianfranco Belgrano, direttore editoriale di InfoAfrica, era invece all'aeroporto di Zaventem durante le esplosioni. «Ero al Terminal A, in transito, quando all'improvviso ha visto un sacco di gente che si alzava, d'impulso, e correva, in preda alla paura, abbandonando borse e bagagli: ho capito così che eravamo sotto attacco», ha raccontato.
Non ha sentito i boati, ma «poco dopo c'è stato dagli altoparlanti l'annuncio di evacuazione».
«SITUAZIONE CONFUSA». Così si è ritrovato con moltissime altre persone radunate dai servizi di sicurezza sull'asfalto della pista dello scalo, scosso e in attesa di sapere dalle autorità cosa fare. «La situazione è confusa. Qui ci sono diverse migliaia di persone. Stiamo in mezzo agli aerei abbandonati in fretta dai passeggeri, che hanno lasciato a bordo le loro giacche, le valige», ha raccontato. «E poi ci sono mezzi della polizia, dei vigili del fuoco. Quando ci sono state le esplosioni era l'ora di punta per l'aeroporto. Tutti i gate erano pieni. La gente era pronta a imbarcarsi, ma ha capito subito che si trattava di un attentato terroristico e subito tutti hanno cercato di mettersi in salvo».
UN PERCORSO SICURO VERSO IL GATE 30. Fondamentale è stato l'intervento delle forze dell'ordine: «La polizia ha poi rapidamente sigillato alcune aeree dello scalo e ha creato un percorso sicuro verso il gate 30 da dove ha poi fatto uscire sulla pista tutte le persone da evacuare dall'interno dell'edificio».
Nei minuti subito dopo l'attentato qualche aereo è però riuscito a partire. Tra di essi anche uno diretto a Fiumicino, di cui uno degli steward ha poi raccontato, con la voce ancora tremante, di essere «vivo per miracolo: ho ancora le gambe che mi tremano. Proprio nel momento del decollo abbiamo sentito le esplosioni. Sono passato nell'area coinvolta dalle esplosioni solo qualche minuto prima. Siamo terrorizzati».

Due colleghi molisani separati

Carlo Marinelli e Michele Petracca sono i due dipendenti che ogni giorno lavorano alla sede della Regione Molise che si trova a Bruxelles. Gli uffici sono in Rue De Tolouse, ad appena 100 metri di distanza dalla stazione della metropolitana di Maelbeek, dove la mattina del 22 marzo è avvenuto uno degli attacchi terroristici.
SUL TRENO PASSATO DOPO L'ESPLOSIONE. Carlo Marinelli non è riuscito ad arrivare a Maelbeek perché ha avuto «la fortuna» di salire sul treno passato subito dopo l'esplosione. «Ero a bordo del convoglio che è partito pochi minuti dopo e quindi ora sono salvo», ha raccontato, «ci hanno fatto fermare prima. In quella stazione però io scendo tutte le mattine perché è vicinissima ai nostri uffici. Per un pelo non mi sono ritrovato coinvolto. Ora penso alle vittime, a quelle persone innocenti, e penso al fatto che io ho avuto la fortuna di non essere lì, anche se per poco».
Marinelli, che quella stazione la conosce bene, parla anche delle misure di sicurezza: «Ce n'erano come dappertutto», ha evidenziato, «ma non si sembra di aver visto un rafforzamento particolare negli ultimi giorni. C'erano polizia e militari anche perché quello è un punto importante, è il cuore delle istituzioni europee».
BLOCCATO IN UFFICIO. Il suo collega invece, Michele Petracca, al momento dell'esplosione era già in ufficio ed è rimasto bloccato al suo interno. Ha parlato di una situazione «veramente tragica» e poi ha raccontato: «Passo tutte le mattine qui sotto, vicino alla stazione della metropolitana, ma per fortuna di solito vengo a lavorare in bicicletta. Qualche volta prendo la metro, mi è andata bene».
Petracca ha ricostruito i minuti dell'esplosione: «Ho sentito il boato. Di fronte alla nostra sede stanno costruendo e ho visto gli operai sulle impalcature che sono stati travolti dal panico, hanno cominciato ad alzare le braccia e poi sono fuggiti via. Quindi ho capito cosa stava accadendo. Mi sono affacciato e ho visto in strada il caos. Si è subito bloccato tutto. Il ministero dell'Interno ci ha ordinato di non uscire».
LA REGIONE SEGUE GLI SVILUPPI. Dall'ufficio di Bruxelles il funzionario molisano è rimasto in contatto con la presidenza della Regione, a Campobasso. «Loro sono in costante collegamento con noi per valutare eventuali azioni», ha spiegato.
Il governatore Paolo di Laura Frattura ha seguito minuto dopo minuto i fatti. «Nel centro vitale delle istituzioni europee», ha commentato il presidente, «vivono cittadini di tutto il mondo: siamo in contatto continuo con i nostri corregionali occupati negli uffici della Regione Molise a Bruxelles per avere loro notizie e anche per conoscere lo stato dei tanti molisani che hanno scelto Bruxelles come casa o che momentaneamente si trovano lì». E ha concluso: «Ora più che mai è necessario restare umani. È il solo modo che abbiamo per non far prevalere chi ha deciso di provare a toglierci ogni forma di serenità. Ancora un pensiero alle vittime di Bruxelles».

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