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VITTIME 23 Marzo Mar 2016 1705 23 marzo 2016

Bruxelles, la lenta agonia della famiglia Rizzo

Patricia, funzionaria Ue italiana, potrebbe essere morta negli attentati. Ma il suo corpo è irriconoscibile. E la famiglia attende.

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Patricia Rizzo, la funzionaria Ue italiana dispersa durante gli attentati a Bruxelles.

C'è l'angoscia, l'ansia di un'attesa troppo lunga, la sensazione di impotenza. La speranza, però, fa fatica a trovare spazio. Alla storia di Patricia Rizzo, l'italiana che lavora a Bruxelles come funzionaria Ue, sparita durante gli attentati del 22 marzo, manca solo il finale.
Fuori dall'ospedale militare Konigin Astrid, a una trentina di chilometri dal centro di Bruxelles, giornalisti e telecamere attendono notizie che sanno già non poter essere buone. Qualche disperso sta per trasformarsi in morto, dando un nome alle 31 vittime degli attacchi all'aeroporto e alla fermata metro di Maalbeek.
PRENDEVA SEMPRE LA METRO. Patricia Rizzo, 48 anni, potrebbe essere tra questi. Prendeva quel treno ogni mattina, per andare al lavoro, e l'ha fatto anche il 22 marzo, forse per l'ultima volta.
L'ingresso è presidiato da militari e polizia e i media vengono tenuti a distanza anche con transenne.
Dentro, i genitori di Patricia sono impegnati in un complesso riconoscimento del corpo della figlia, dilaniato dall'esplosione e completamente sfigurato. Per avere una risposta definitiva bisogna attendere gli esiti degli esami clinici su ciò che è rimasto. A loro non resta che attendere, supportati dall'ambasciata italiana.
IL CUGINO: «QUI DALLA MATTINA». Nel seminterrato dell'ospedale, in una stanza per le famiglie delle persone che risultano ancora disperse, c'è anche Massimo Leonora, cugino di Patricia: «Siamo qui da stamattina e non sappiamo ancora niente», ha raccontato. «I genitori di Patricia sono stati fatti salire al primo piano dalla polizia per riempire un formulario. Cercano segni particolari» per poterla identificare.
«Anch'io stavo per prendere la metro, ma all'ultimo minuto ho cambiato idea e ho preso l'auto», ha aggiunto Leonora, «altrimenti probabilmente sarei stato coinvolto anch'io nell'esplosione. I nonni di Patricia, come i miei, sono venuti in Belgio per lavorare nelle miniere e siamo rimasti tutti qui, siamo originari della provincia di Enna, i miei di Calascibetta. Ma abbiamo tutti la nazionalità italiana, perché l'Italia resta il nostro Paese», ha spiegato.
I GENITORI ABITANO FUORI BRUXELLES. «I genitori di Patricia abitano fuori Bruxelles», ha aggiunto, «io lavoro all' Eacea, l'agenzia della Commissione Ue che si occupa di audiovisivi e fino ad un paio di mesi fa anche Patricia lavorava lì, prima di trasferirsi all'Ercea. È da ieri che la cerchiamo e speriamo davvero di trovarla viva». O almeno di poterla piangere.

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