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TERRORISMO 23 Marzo Mar 2016 1745 23 marzo 2016

Gli attentati di Bruxelles? Costati meno di mille euro

Acetone, acqua ossigenata, viti. E forse fucili. La tecnica delle stragi jihadiste è fai da te. L'esperto in balistica forense Martino Farneti a L43: «Le armi utilizzate sono alla portata di tutti».

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Acetone, acqua ossigenata, viti.
Sono alcuni dei materiali per confezionare ordigni esplosivi rinvenuti nel covo degli attentatori nel quartiere di Schaerbeek, a Bruxelles, in una perquisizione dopo gli attentati di martedì 22 marzo 2016.
Nessun'arma sofisticata, solo prodotti per fabbricare una bomba Tatp che chiunque si potrebbe procurare.
Gli stessi che sono serviti a organizzare le stragi di Parigi del 13 novembre 2015.
MENO SPETTACOLARITÀ. La strategia del terrore è cambiata: non più la terribile spettacolarità degli atti terroristici dell'11 settembre 2001, ma attacchi di portata più limitata in termini di vittime e di danni.
«Probabilmente per orchestrare gli attentati in Belgio sono stati spesi meno di mille euro», spiega a Lettera43.it Martino Farneti, 63 anni, esperto in balistica forense.
Dal 2007 Farneti, che ha alle spalle 35 anni in polizia, è anche docente al master in Scienze forensi (che abbraccia temi come criminologia, security e intelligence) all'università La Sapienza di Roma.


L'aeroporto di Bruxelles e, nel riquadro, l'esperto in balistica forense Martino Farneti.


DOMANDA. I materiali utilizzati sono tutti così a basso prezzo e facilmente reperibili?
RISPOSTA.
I costi sono irrisori. Le armi possono essere costruite in casa, alla portata di tutti.
D. Può darci un'idea di quanto hanno speso i terroristi?
R.
Per i kalashnikov, sempre che siano stati utilizzati (la polizia ha smentito il loro ritrovamento in aeroporto, ndr), la spesa si aggira attorno ai 300-400 euro a pezzo: 200 cartucce costano attorno ai 100 euro.
D. Sono stati modificati?
R. Trasformare i fucili da semi automatici in automatici è questione di pochi minuti.
D. Per l'addestramento?
R. È sufficiente andare quattro-cinque volte al poligono.
D. Gli esplosivi?
R.
Le sostanze per prepararli hanno costi molto bassi. Gli inneschi costano meno di 100 euro. Ricordiamoci che non si tratta di armi per organizzare assalti, sono ordigni rudimentali che hanno una potenza limitata. Per questo dico che per i fatti di Bruxelles probabilmente i terroristi hanno speso meno di mille euro.
D. Impossibile quindi impedire che i jihadisti se li procurino.
R.
È impensabile bloccare la vendita di sostanze come zolfo, potassio o magnesio.
D. Pensa che ci siano pericoli anche per il nostro Paese?
R.
Mi auguro di no. Anche perché con la nostra impreparazione si rischierebbe tanto.
D. In che senso?
R.
Per prevenire gli attentati è necessario educare gli agenti nelle scuole di polizia alla multietnicità, diffondere la conoscenza del mondo islamico per comprendere la loro mentalità. Tutte cose che al momento mancano.
D. E dal punto di vista operativo?
R.
Servono gli infiltrati che possano confondersi con le comunità islamiche per avere modo di conoscerle da vicino.
D. Un monitoraggio costante, insomma.
R.
Sì, ma non solo. Va studiato il loro comportamento, controllato qualsiasi atto sospetto. E vanno fatte le perquisizioni. Non vedo nessun agente fermare qualcuno per strada.
D. Il terrorismo va innanzitutto prevenuto?
R.
Esattamente. E lo si può fare solo attraverso la raccolta di informazioni.
D. Sembrano comunque essere stati abbandonati gli attentati studiati al tavolino per mesi.
R.
Costi e tempi di preparazione a parte, organizzare una grande operazione non paga: più è sofisticata più salta all'occhio.
D. E quindi si preferiscono attentati low cost.
R.
Non è terrorismo politico Anni 70, ma in un certo senso è peggio: ora l'attentatore può essere il proprio vicino di casa.


Twitter @PierLuigiCara

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