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TERRORISMO 23 Marzo Mar 2016 1645 23 marzo 2016

Isis, la mappa dei luoghi turistici a rischio

Washington sconsiglia i viaggi in Ue. Tra le mete da evitare Londra e Berlino. Dalle Maldive al Kenya, passando per l'Indonesia: tutte le destinazioni a rischio.

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L’Occidente si appresta a blindare stazioni, aeroporti e altri luoghi d’assembramento di massa.
Come nelle zone più calde, auto e visitatori saranno passati al setaccio da agenti e metal detector, gli ingressi della metro controllati, i centri commerciali, i teatri, gli stadi e le piazze presidiati da vigilantes e forze dell’ordine.
La security sarà un business e la quotidianità diventerà sempre più faticosa, per non parlare dei turisti in giro per il mondo.
CAPITALI EUROPEE BLINDATE. All’indomani delle stragi di Bruxelles, il Dipartimento di Stato Usa ha diramato un travel warning, invitando i cittadini americani a non viaggiare verso e in Europa come già per il Nord Africa e il Medio Oriente.
Più di un anno fa Lettera43.it aveva anticipato diverse mete gettonate in Asia e Africa, oggetto poi di gravi attentati tra i turisti. Le capitali europee non sono ora da meno: Parigi e Bruxelles vittime di attacchi a catena come Giacarta; la Turchia dilaniata come il Kenya; in prospettiva anche città italiane e tedesche a rischio crescente.
LA MAPPA DEL RISCHIO. La paralisi dell’Occidente consumistico è proprio ciò che vuole il terrorismo islamico.
Ma - nell’impotenza delle intelligence e anche degli Usa, della Nato e dell’Ue - è quello che si sta verificando.
Dal 2015 la lista dei Paesi e dei luoghi insicuri si è allungata rapidamente, fuori e dentro il Vecchio continente. Ecco la mappa del rischio.

Da Giza, in Egitto, solidarietà alla Francia vittima del terrorismo (Getty).

1. Maghreb: l’Isis si radica in Tunisia, Algeria e Marocco

Fino al 2015 la Tunisia e il Marocco erano le prime destinazioni extraeuropee degli italiani, l’Egitto la terra delle crociere sul Nilo e dei faraoni.
Poi l’Isis ha sconvolto Tunisi e le coste di Hammamet, con morti anche italiani.
Il Marocco regge grazie alla forza di coesione e alle leggi antiterrorismo del re, ma dopo la Tunisia è il secondo esportatore di foreign fighter (combattenti jihadisti stranieri) in Iraq e in Siria, anche di ritorno.
SHARM DIVENTA OFFLIMITS. I maghrebini (tunisini, marocchini e anche algerini) sono la maggioranza nei campi dell’Isis e di al Qaeda in Libia e anche l’Algeria, contenuta come l’Egitto da un regime militare, è ad alto rischio attentati.
Come in Tunisia, gli attacchi dell’Isis e dei radicalisti islamici hanno colpito al cuore anche l’industria del turismo egiziana: offilimits dopo la strage aerea dei russi i villaggi di Sharm el Sheik e i tour nel Sinai, anche Giza, la città delle piramidi, e Alessandria sono target di attentati, e il Cairo è insanguinata dalle bombe dei jihadisti e dalla repressione dei militari.

Un albergo assaltato dai terroristi in Kenya (Getty).

2. Africa: attacchi a catena in Mali e Kenya, colpiti resort in Costa d’Avorio

Dal Nord Africa il terrorismo islamico si sta massicciamente propagando anche a Sud del Sahara.
Dopo la guerra del 2012 l’antica Timbuctu, in Mali, è una meta sconsigliatissima: nella capitale Bamako si susseguono gli attacchi di al Qaeda contro gli hotel frequentati da delegazioni e militari occidentali.
LE STRAGI TARGATE AL SHABAAB. Gli attentati che colpiscono regolarmente destinazioni assai meno turistiche come Somalia, Nigeria e ora anche Burkina Faso, hanno inoltre provocato, in due anni, il crollo di oltre il 60% del turisti in Kenya: un Paese sconvolto dalle stragi brutali ai bianchi nei resort sulle coste, oltre che dalle mattanze nei centri commerciali di Nairobi e contro gli studenti dei campus degli al Shabaab somali.
COMPLESSI TURISTICI NEL MIRINO. Un episodio inquietante si è poi verificato, nel 2015, a bordo di un aereo Air France per le Mauritius, costretto a un atterraggio d’emergenza in Kenya per una finta bomba a bordo.
Mentre nell’Africa occidentale, dal Burkina Faso i jihadisti stanno permeando la Costa d’Avorio, dove per la prima volta è stato colpito un complesso turistico.

Il centro di Istanbul blindato per gli attentati dell'Isis (Getty).

3. Europa: allerta massima in Turchia, a rischio anche Londra e Berlino

Alle porte dell’Europa, la sicurezza si è drasticamente deteriorata in Turchia, conseguenza della dissennata politica estera di sponsor delle Primavere arabe.
La capitale Ankara e soprattutto Istanbul con le sue migliaia di visitatori sono stravolte, al pari del Kurdistan, da attentati frequenti dell’Isis e di altre matrici: decine di morti tra i turisti fanno crollare le prenotazioni per i weekend sul Bosforo.
ALLARME CENTRALI NUCLEARI. Anche Mosca e San Pietroburgo sono in allerta terrorismo per il timore di rappresaglie ai raid russi in Siria: i controlli ai mezzi pubblici e ai luoghi istituzionali sono da mesi strettissimi come in Medio Oriente e lo saranno anche nei Paesi europei.
In Belgio, come in Francia, dopo gli attentati a Bruxelles il monitoraggio delle centrali nucleari è altissimo.
Nella Parigi due volte vittima di stragi vige lo stato di emergenza e Londra, da un allarme del ministro degli Interni inglese, teme fino a 10 attacchi contemporanei.
Del resto alcuni britannici presunti membri dell'Isis hanno spiegato in un video che i prossimi bersagli saranno Downing Street e gli aeroporti londinesi di Gatwick ed Heathrow.
IN ITALIA MILANO È LA CITTÀ PIÙ ESPOSTA. Attentati imminenti sono stati segnalati a Berlino, Monaco e Hannover, in Germania, dove l’antiterrorismo ha smantellato cellule dormienti e sventato piani come in Italia.
L’Isis minaccia di colpire Roma e il Vaticano, ma in realtà la città italiana più esposta è Milano per la sua vicinanza alla Francia e al Nord Europa e anche per la rete di radicali islamisti - molto più circoscritta che in Francia, Germania e Belgio, ma presente - sparsa tra il Nord-Est, Brescia e la stessa Milano, di provenienza maghrebina e balcanica.

Sana'a, in Yemen, patrimonio dell'Unesco distrutto dalle bombe (Getty).

4. Asia: Samarcanda e Maldive non sono più mete sicure

In Asia i pericoli non si esauriscono nell’area mediorientale (Siria e Iraq in primis) pressoché blindata ai turisti.
Rischi crescenti in Israele, nella Gerusalemme insanguinata dall’intifada dei coltelli, e in Palestina, e tra le bellezze della Giordania e del Libano: come il Marocco, i due Paesi hanno tenuto sorprendentemente botta a cinque anni di grandi destabilizzazioni, tuttavia restano molto vicini al Califfato islamico e alle guerre della regione.
YEMEN INACCESSIBILE. Inaccessibile anche il bellissimo Yemen, con la capitale Sana’a e altri siti patrimonio dell’umanità Unesco semidistrutti dalle bombe, dai combattimenti e dalle stragi di al Qaeda.
Ma il cancro del terrorismo islamico si espande anche nell’Asia centrale: nell’Indonesia di Bali e nelle Filippine, d’inverno popolate da migliaia di europei, proliferano come in Pakistan i gruppi affiliati all’Isis.
BASI JIHADISTE SUGLI ATOLLI. Non meno rischioso è visitare meraviglie come la mitica Samarcanda, in Uzbekistan: il cuore dell’Eurasia che sta diventando una polveriera come il Caucaso, fucina di migliaia di jihadisti del Califfato.
E attenzione alle Maldive, paradiso anche per l’Isis. Si stima che oltre 200 locali siano andati a combattere in Medio Oriente, una concentrazione più alta del Belgio. Sugli atolli i jihadisti hanno basi per il reclutamento da tutta l’Asia, fino all’Austrialia, e minacciano il governo.

Twitter @BarbaraCiolli

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