Regeni: Lega, farsa e dovremmo crederci
CONTRADDIZIONI 25 Marzo Mar 2016 1505 25 marzo 2016

Regeni, la foto che smaschera l'Egitto

Bambino con uno smartphone sul luogo del presunto ritrovamento dei documenti.

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Che l'ennesima versione dell'Egitto non avesse convinto nessuno era parso chiaro sin dall'inizio.
Ma ora, ad avvalorare i dubbi sul ritrovamento degli elementi che identificherebbero gli assassini di Giulio Regeni arrivano anche immagini emblematiche.
In particolare, uno scatto pubblicato dal Guardian che mostra sulla sfondo la mano di un bambino tenere in mano uno smartphone sul luogo in cui sarebbero stati trovati i documenti in possesso dei presunti banditi già uccisi.
DUBBI SULLA RAPINA. Secondo l'Egitto, infatti, i documenti di Regeni avrebbero fatto la loro comparsa all'interno dell'abitazione di una donna legata ai criminali: qui sarebbero stati portati al termine di una rapina sulla quale, però, gli investigatori italiani nutrono più di un dubbio.
A testimoniare l'ipotesi di un ulteriore depistaggio la circostanza per cui il generale Hathem Fathy avrebbe negato l'evidenza della presenza del bambino con in pugno lo smartphone alle spalle dell'uomo che mostra il passaporto del ricercatote italiano.
SMENTITO DALLE IMMAGINI. Al Guardian un potavoce egiziano ha spiegato che le foto sono state scattate quando la polizia ha perquisito la casa di «uno dei gangster responsabili dell'uccisione Regeni».
Le immagini mostrano i documenti su un grande vassoio d'argento o esposti su di un muro. Quando gli è stato chiesto il motivo per cui le mani di un bambino in possesso di un telefono cellulare fossero chiaramente visibili sullo sfondo di una delle immagini che la polizia esibisce a mo' di prova, Fathy ha ripetuto sfacciatamente che nessun minore era presente sul luogo. Contraddizioni che lasciano pensare all'ennesima macchinazione del Cairo per impedire il raggiungimento della verità sulla morte di Regeni. Come se non bastasse, la polizia ha rifiutato di spiegare pure il motivo per cui i criminali sarebbero stati uccisi e non arrestati.
I GENITORI: «GOVERNO REAGISCA A MESSINSCENA». A far sentire, per l'ennesima volta, la loro voce sono stati ancora una volta i genitori di Giulio, che si sono detti «feriti e amareggiati dall'ennesimo tentativo di depistaggio da parte delle autorità egiziane» e «certi della fermezza con la quale saprà reagire il nostro governo a questa oltraggiosa messinscena». «Siamo feriti e amareggiati» - hanno scritto - «dall'ennesimo tentativo di depistaggio da parte delle autorità egiziane sulla barbara uccisione di nostro figlio Giulio che, esattamente due mesi fa, veniva rapito al Cairo e poi fatto ritrovare cadavere dopo otto giorni di tortura». Il ministero dell'Interno egiziano, da parte sua, ha annunciato che le indagini sull'uccisione di Giulio Regeni proseguono «in coordinamento» con il pool di investigatori italiani sulle attività della banda di sequestratori sgominata e sui documenti del ricercatore italiano rivenuti in casa della sorella del capo del gruppo.

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