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CAIRO 25 Marzo Mar 2016 0800 25 marzo 2016

Regeni, ritrovati i documenti: «Uccisi i cinque assassini»

Una banda di rapinatori sarebbe responsabile dell'omicidio del ricercatore italiano. Le foto dei documenti postate su Facebook dal ministero dell'Interno.

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L'Egitto ci riprova. Una non meglio precisata fonte delle forze di sicurezza dal Cairo ha diffuso la notizia, ripresa dai media locali, secondo cui i sequestratori e assassini di Giulio Regeni sarebbero criminali comuni. Una banda di cinque persone, specializzata nelle rapine agli stranieri, che avrebbe operato con divise della polizia. Tutti morti, peraltro, in uno scontro a fuoco con la polizia stessa, avvenuto giovedì 24 marzo.
SCETTICI GLI INVESTIGATORI ITALIANI. I cinque uomini proverrebbero dal governatorato di Sharqiyya e da Shubra El-Khema, a Nord della capitale. Secondo il ministero dell'Interno egiziano, nella casa di una donna legata a uno dei criminali, sarebbero stati ritrovati i documenti del ricercatore italiano, all'interno di una sacca di pelle rossa. Il passaporto, la tessera dell'Università di Cambridge, quella dell'American University al Cairo e le carte di credito di Giulio Regeni sono stati fotografati e pubblicati sulla pagina Facebook del ministero, assieme al comunicato sull'operazione della polizia.
LA MANCANZA DI UN MOVENTE. Gli investigatori italiani presenti in Egitto sono stati informati dell'uccisione dei membri della banda e hanno espresso forti dubbi sulla veridicità di tale versione. Uno per tutti: se lo scopo del rapimento di Giulio Regeni fosse stato la rapina, perché il giovane è stato seviziato per dieci giorni? E ancora: a che scopo conservare in casa i suoi documenti d'identità?
ROMA: «IL CASO NON È AFFATTO CHIUSO». «Il caso non è affatto chiuso. Non c'è alcun elemento certo che confermi che siano stati loro», hanno quindi fatto sapere venerdì 25 marzo gli inquirenti italiani, ricordando che, nonostante siano passati due mesi dalla morte di Giulio Regeni, Roma è ancora in attesa di ricevere dal Cairo alcuni documenti e atti dell'inchiesta egiziana ritenuti fondamentali.
«REGENI RESISTEVA ALLA RAPINA». Intanto, però, l'Egitto va avanti per la sua poco plausibile strada. Ed emergono presunte conferme, o ulteriori depistaggi a seconda dei punti di vista. Una fonte della procura generale egiziana ha infatti 'rivelato' all'agenzia di stampa Ansa che la sorella e la moglie di Tarek Saad Abdel Fatah, capo della banda di criminali che avrebbe torturato e ucciso Giulio Regeni, hanno sostenuto in una deposizione che il ricercatore italiano sarebbe stato assassinato perché opponeva resistenza alla rapina. Le due donne sono Rasha Saad Abdel Fatah, sorella di Tarek Saad Abdel Fatah, e la consorte di quest'ultimo, Mabrouka Ahmed Afifi.

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