Media, Salah accetta l'estradizione
TERRORISMO 25 Marzo Mar 2016 1024 25 marzo 2016

Salah, gli interrogatori che raccontano la sua versione

La mancata esplosione. Il covo raggiunto in taxi. Le omissioni. Cos'ha detto Abdeslam. Che ora non parla più.

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Il nascondiglio raggiunto in taxi. Il silenzio sui fratelli Bakraoi. E l'indicazione di Abdelhamid Abaaoud come primo responsabile delle stragi parigine del 13 novembre.
Sono questi i contenuti trapelati dagli interrogatori di Salah Abdeslam, faccia faccia con gli investigatori belgi subito dopo il suo arresto e appena prima degli attacchi alla metropolitana e all'aeroporto di Zaventem. Informazioni che potrebbero essere state le ultime fornite dall'ex uomo più ricercato d'Europa, che dopo l'ennesima giravolta sembra ora intenzionato a non collaborare più.
Due colloqui, quelli con la polizia e con il giudice istruttore, durante i quali Salah non ha fatto alcun accenno alla possibile azione del commando che ha devastato Bruxelles, malgrado la convinzione degli inquirenti resti quella di un suo attivo coinvolgimento nella pianificazione dell'attacco.
INVESTIGATORI SOTTO ACCUSA. Secondo quanto riportato da Le Monde, i due interrogatori sarebbero durati un'ora ciascuno e sarebbero zeppi di incongruenze. Discutibile anche l'operato degli investigatori, che avrebbero indugiato nel carpire informazioni sui possibili nuovi attentati. Nel frattempo, il ministro della Giustizia Koen Geens ha annunciato l'intenzione del terrorista di non volere più aprir bocco dopo gli attentati del 22 marzo.

La rinuncia a farsi esplodere e la fuga

Salah, accompagnato dal suo avvocato, ha confermato di essere stato colui che ha affittato auto e hotel nell'organizzazione della strage di Parigi. Si è assunto la responsabilità di essere stato il conducente dei tre attentatori suicidi allo Stade de France. Fornendo poi la versione dei fatti sulla sua mancata esplosione.
TELEFONATA A BRUXELLES. «Ho rinunciato quando ho parcheggiato la macchina. Ho fatto scendere i miei tre passeggeri, poi sono ripartito alla cieca, mi sono fermato da qualche parte, non saprei dove. Ho chiuso l'auto, ho portato via la chiave e sono rientrato nella stazione Montrouge. Ho fatto qualche fermata di metro, una o due. Sono sceso, ho camminato fino a un negozio di telefoni, ne ho comprato uno e ho contattato una sola persona: Mohamed Amri». È lui l'amico che, assieme con Hamza Attou, partirà immediatamente da Bruxelles per andarlo a recuperare a Parigi.

Abaaoud regista della strage di Parigi

Salah ha raccontato di avere ricevuto la cintura esplosiva dal fratello Brahim, che gliel'avrebbe consegnata in un appartamento in affitto a Bobigny.
Per Abid Aberkan, tuttavia, il cugino da cui l'ex fuggitivo aveva trovato riparo a Molenbeek, quella stessa cintura cintura «mancava di liquido esplosivo».
MENZOGNE SULLA CONOSCENZA. Sul ruolo di Abaaoud nella pianificazione dell'assalto di Parigi Salah non ha avuto esitazioni. Giurando, però, di averlo visto soltanto una volta, il giorno prima degli attacchi, in un nascondiglio a Charleroi. È questa una delle più grandi menzogne dell'ex ricercato più famoso d'Europa, considerato che è noto il legame tra i due fin dall'infanzia e il fatto che siano stati arrestati assieme per una rapina nel 2010.

Il nascondiglio di Forest raggiunto in taxi

Il jihadista ha spiegato che dopo gli attentati di Parigi e Saint-Denis si è nascosto a Bruxelles. A casa di un certo Abdel, che sarebbe in realtà Mohamed Belkaid, l'uomo ucciso durante il fallito blitz di Forest del 15 marzo. Da Schaerbeek, Salah avrebbe raggiunto il rifugio di Forest a bordo di un taxi
SILENZIO SUI BAKRAOUI. Di fronte alle foto segnaletiche dei fratelli Brakraoui, responsabili degli attentati di Bruxelles, Salah negherà infine di conoscerli. Un'altra menzogna di fronte alla quale gli inquirenti non andranno a fondo. Impedendo, forse, un intervento più tempestivo per sventare la strage nella capitale belga.

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