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TERRORISMO 25 Marzo Mar 2016 1800 25 marzo 2016

Stragi Isis, tutti i casi sottovalutati dalle intelligence Ue

Kamikaze segnalati nel 2015 dalla Turchia: ignorati. Banche dati non condivise. Abdeslam e Abaaoud complici da anni: mai fermati. Le sviste di belgi e francesi.

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Dicono di avere avvisato, e non è la prima volta.
I servizi segreti turchi rinfacciano al Belgio e alla Francia di avere da tempo individuato - anche con l'arresto, nel caso del kamikaze dell'aeroporto di Bruxelles, Ibrahim el Bakraoui, e del fratello di Salah Abdeslam, Brahim, kamikaze a Parigi il 13 novembre 2015 - elementi dell'Isis intenzionati a compiere attentati.
CASI SOTTOVALUTATI. Ma le due estradizioni e diverse segnalazioni sono poi finite nel dimenticatoio: una catena di sottovalutazioni che va avanti dalle prime stragi di Parigi del 7 e 9 gennaio 2015, culminata nell'ultima rivelazione della stampa belga: il covo di Abdesklam, in rue Quatre Vents 79 di Molenbeek, era noto da prima di Natale a un commissariato di polizia, ma il rapporto non è mai stato trasmesso all'antierrorismo dei comandi centralio.
LA ROTTA TURCA. Alla cellula jihadista del Belgio sono riconducibili gli attentati di Bruxelles e i due attacchi alla Francia, come pure la carneficina sventata sul treno alta velocità Parigi-Amsterdam e, nel 2014, l'attentato al museo ebraico nella capitale belga.
Kalashnikov e bombe per attacchi sempre più pianificati: tutto passava dalla cerchia criminale di Molenbeek, con compagni di jihad e di traffici illeciti nelle banlieue francesi e di Bruxelles.
Vecchi amici che si spostavano spesso da e verso la Siria, e difatti diversi elementi della banda erano stati fermati in Turchia.

Le segnalazioni ignorate sui fratelli el Bakraoui, ultime di una lunga lista

Come con i trafficanti di migranti, Ankara ha dato prova di lasciar correre: colonne di jihadisti hanno oltrepassato le frontiere meridionali con la Siria e con l'Iraq e alcuni di loro sono poi stati intercettati quando il sedicente Stato islamico era già fondato.
Tuttavia - quando vogliono - i servizi segreti turchi del Mit (accusati di avere armato e istruito combattenti islamici radicali) riescono a bloccare i jihadisti stranieri in casa loro, più velocemente di quanto non lo facciano alcune intelligence europee nei loro territori.
Non è peregrina l'ultima recriminazione sul kamikaze dell'aeroporto belga Zaventem, el Bakraoui.
L'ALLERTA DI ANKARA.In proposito il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che l'attentatore dell'Isis era «stato arrestato nel 2015 in Turchia e poi estradato verso il Belgio», dove sarebbe però stato «rilasciato nonostante l'allerta di Ankara».
La versione di Bruxelles è che «prima el Bakraoui non aveva commesso reati di stampo terrorista in Belgio», Ankara inoltre nel luglio scorso lo avrebbe «espulso verso l'Olanda», non verso il Belgio.
Ma un'eventuale imprecisione di Erdogan non cambia la sostanza: l'arresto e l'estradizione dalla Turchia c'erano effettivamente stati, come dimostra anche la foto segnaletica diffusa. Nell'ipotesi migliore, è mancato il coordinamento tra le autorità di Bruxelles e le confinanti di Amsterdam.
MURO TRA BELGIO E OLANDA. Dalla città olandese, tra l'altro, ad agosto 2015 partì il treno con i due marine americani che casualmente (subito dopo la fermata nella capitale belga) arrestarono la sparatoria di un terrorista islamico. E dallo scalo di Amsterdam, nei giorni immediatamente successivi alle stragi di Parigi del 13 novembre, un terrorista della rete riuscì a sfuggire.
Neanche Ibrahim el Bakraoui fu notato rientrare in Belgio, era 'solo' un criminale. Eppure, da indiscrezioni d'intelligence a diversi media Usa, sempre da agosto le autorità di Bruxelles avrebbero ricercato il fratello Khalid - kamikaze nella strage al metro del 22 marzo -: «Un'allerta rossa era stata diramata su di lui all'Interpol». Entrambi i fratelli sarebbero stati inseriti in un database dei servizi segreti statunitensi sulle potenziali minacce terroristiche.

I fratelli Abdeslam vicini da anni al super ricercato Abaaoud

Le smentite di Bruxelles sugli el el Bakraoui sono reticenti e contraddittorie. Ma c'è un precedente peggiore accertato.
Nel gennaio 2015 le autorità turche fermarono Brahim Abdeslam, il fratello kamikaze di una delle menti degli attentati del 13 novembre in Francia, Salah, infine catturato a Molenbeek il 18 marzo.
Come el Bakraoui, Brahim fu estradato in Belgio, i turchi avvisarono Bruxelles della «radicalizzazione» del criminale in Siria, probabilmente nelle file dell'Isis.
Interrogato in Belgio, Brahim però negò tutto e fu rilasciato. Fino a rispuntare, nelle cronache internazionali, tra gli attentatori suicidi del Bataclan.
SALAH IN FUGA IGNORATO. Il fratello Salah finì invece per non farsi esplodere e, nella caccia all'uomo post stragi, riuscì a riparare in Belgio, nel covo di Molenbeek, superando indenne tre controlli della polizia.
Stando al racconto di un suo accompagnatore poi fermato, fornì agli agenti veri documenti d'identità, ma il suo nome non risultava evidentemente ancora tra gli autori degli attentati di Parigi.
Davvero strano che non fosse attenzionato da mesi, perché Abdeslam è un amico d'infanzia dell'altra presunta mente e attentatore delle stragi francesi del 13 novembre, il combattente dell'Isis Abdelhamid Abaaoud.
IN PRIGIONE ASSIEME. Salah Abdeslam era suo vicino di casa a Molenbeek e, nel 2010, erano anche finiti in prigione insieme, per rapina a mano armata.
Quanto ad Abaaoud, già due settimane dopo gli attentati del 7 e 9 gennaio a Parigi veniva erroneamente indicato tra gli arrestati in un blitz ad Atene, dove, dalle informazioni dei servizi americani, si sarebbe fermato per mesi, rientrando dalla Siria.
Le autorità greche avrebbero poi smentito la sua presenza tra i fermati, una delle tante operazioni andate a vuoto: ma da allora Abaaoud era super ricercato come parte di una cellula che aveva provato a organizzare un attentato a Bruxelles: in Belgio erano scattati una dozzina di arresti, anche le armi usate nel supermarket Hyper Cacher di Parigi da Amedy Coulibaly si erano scoperte venire dal Belgio.

I pessimi rapporti tra 007 turchi e le intelligence francesi e belga

Eppure mesi dopo, il 13 novembre, sia Abaaoud sia Abdeslam hanno potuto insaguinare Parigi.
La Turchia, che poi ad Antalya, in un albergo a cinque stelle, arrestò subito un altro jihadista belga, il basista delle stragi di Parigi Ahmed Dahmani, anche in quella occasione accusò le intelligence belga e francese di scarsa collaborazione prima degli attacchi.
Ankara sostenne anche di aver «segnalato per due volte le intenzioni terroristiche» di un altro jihadista della batteria in azione del Bataclan, il kamikaze rapper Omar Ismail Mostefai, francese di origine algerina, anche lui con diversi precedenti nella microcriminalità, partito nel 2013 per la Turchia alla volta, probabilmente, della Siria.
DIVERSE SENSIBILITÀ. «Abbiamo seguito tutte le procedure internazionali», rivendicarono i turchi, facendo presente la pericolosità di Mostefai prima a dicembre 2014 poi a giugno 2015, «ma i francesi non hanno dimostrato la stessa sensibilità»
Già all'indomani delle prime stragi di Parigi, a gennaio 2015 le forze di sicurezza turche avevano puntato il dito sulle intelligence europee: Hayat Boumedienne, la super ricercata compagna di Coulibaly, sarebbe riuscita a rientrare nel Califfato attraverso la Turchia perché gli 007 d'Oltralpe «non informarono i servizi segreti di Ankara».
BANCHE DATI SEPARATE. Il coordinamento con i servizi italiani e americani sarebbe buono, non altrettanto con quelli francesi e belgi.
Oltre la barriera delle Alpi le comunicazioni si disperdono: d'altra parte, nonostante il cartello di Interpol e Europol, tra i Paesi dell'Unione europea si è davvero avviato a condividere informazioni e banche dati solo dopo le stragi del 13 novembre 2015.
Ma il dossier per sbloccare quelle sui passeggeri dei voli si è arenato a Bruxelles. Anche per questo, a settembre 2015 l'artificiere delle stragi di Parigi e Bruxelles, Najim Laachraoui (secondo kamikaze dell'aeroporto belga) non fu fermato alla frontiera tra l'Austria e l'Ungheria. Con un alias, scortò in macchina indisturbato Abdeslam verso il Belgio.

Twitter @BarbaraCiolli

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