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INDAGINI 26 Marzo Mar 2016 1222 26 marzo 2016

Attentati Bruxelles, procura: «Il terzo uomo è Faysal Cheffou»

Per gli inquirenti è lui l'uomo col cappello. Annullata la marcia di domenica.

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Faysal Cheffou è l'uomo con il cappello nero.

Secondo la procura è Faysal Cheffou il terzo uomo ad aver partecipato alla strage dell'aeroporto di Bruxelles martedì 22 marzo (guarda le immagini). Si tratta della persona con il cappello nero nelle immagini delle videocamere.
Cheffou è stato fermato la sera di giovedì 24. Il suo arresto è stato confermato dal giudice titolare delle indagini.
L'uomo è stato identificato grazie alla testimonianza del tassista che il giorno degli attentati aveva accompagnato il commando all'aeroporto di Zaventem.

Cheffou, il freelance che denunciava maltrattamenti

Secondo quanto riferisce il quotidiano Derniere Heure, Cheffou è un giornalista indipendente che ha denunciato, con alcuni video postati in Rete, i maltrattamenti subiti dai migranti musulmani in un centro di detenzione per i clandestini. Inoltre, la polizia municipale del quartiere di Ixelles, lo aveva sanzionato a più riprese accusandolo di propaganda radicale islamica presso i richiedenti asilo e i 'sans papiers' radunati da mesi nel parco Maximilien nei pressi dell'ufficio stranieri della capitale belga.
IL SERVIZIO POSTATO SU YOUTUBE. Nel video postato su Youtube dal freelance, realizzato all'esterno del centro a Steenokkerzeel (villaggio a pochi chilometri a est di Bruxelles, nei pressi di Zaventem) si sentivano le proteste degli ospiti che, secondo la ricostruzione del giornalista, erano stati privati del cibo.

  • Il servizio di Faisal Cheffou in cui denuncia maltrattamenti ai migranti musulmani.

L'uomo fermato a Schaerbeek è Ameroud

La procura federale ha fatto sapere che l'uomo messo in stato di fermo dalla polizia alla fermata del tram vicino a Place Meiser, nel quartiere di Schaerbeek, è Abderahman Ameroud. La misura è stata prolungata per altre 24 ore dal giudice istruttore che ritiene l'uomo legato all'attentato sventato ad Argenteuil.
Secondo Le Soir Ameroud è di origine algerine e nel 2005 fu condannato a 7 anni per complicità nell'omicidio del comandante afghano Ahmad Shah Massoud, noto con il soprannome di 'Leone del Panjshir', leader della lotta contro i talebani, ucciso nel settembre 2001 nella provincia afghana di Takhar. Poche ore prima degli attentati dell'11 settembre.

Trovate mappe dell'aeroporto in casa di Abaaoud

Alcuni disegni e una mappa dell’aeroporto di Bruxelles sono stati trovati su un computer e una chiavetta Usb in un appartamento ad Atene, dove Abdelhamid Abaaoud, l'ideatore degli attacchi di Parigi, ha soggiornato a gennaio 2015. A farlo sapere è il sito greco Skai.gr, citando fonti di polizia. L’ufficio del procuratore federale però non ha dato conferma.
Sul quotidiano online belga Dh.be lo scambio di informazioni tra l'intelligence belga e quella greca è definito «problematico» .

L'uccisione della guardia dell'istituto di Fleurus

Intanto la procura ha fatto sapere che l'uccisione dell'agente di sicurezza del centro di produzione di elementi radioattivi a uso medico, nella località di Fleurus, nei pressi di Charleroi, avvenuta due giorni dopo gli attentati non è da ricondurre al terrorismo. Smentito anche il furto del suo badge.
La magistratura però non ha smentito il ritiro di molti badge agli addetti delle centrali nucleari sul territorio nazionale. Il timore è che i jihadisti possano impossessarsi di elementi per fabbricare una 'bomba sporca'.

Polemiche per la sicurezza in Belgio

Mentre le indagini procedono, infuriano le polemiche sulle forze dell'ordine.
Un nuovo rapporto dei comitati P e R, organi di controllo delle attività della polizia e dei servizi di intelligence, mette in evidenza una «uno stato di decomposizione» dell'unità centrale antiterrorismo della polizia federale belga.
MEZZI INSUFFICIENTI. A causa dei mezzi insufficienti, l'unità 'Terro' non riesce a gestire e filtrare il flusso di informazioni, che è scaricato direttamente all'Ocam (il coordinamento dei servizi di sicurezza, organo che definisce il livello di minaccia terroristica). L'unità antiterrorismo invia le informazioni «senza poterne catalogare, seguire o verificare l'affidabilità».
All'indice in Belgio anche la politica sui servizi di intelligence e il lavoro della magistratura.
Il sindaco di Anversa e leader del partito separatista fiammingo, Bart De Wever, in una intervista alla testata L'Echo ha denunciato il «lassismo» e «l'ingenuità» del partiti socialista e cristiano-democratico nonché dei giudici che hanno concesso scarcerazioni facili.
LE AUTORITÀ: «RINVIATE LA MARCIA». L'allarme resta altissimo. Il ministro belga dell'Interno, Jan Jambon, e il sindaco di Bruxelles, Yvan Mayeur, hanno chiesto alla popolazione di rinviare la Marcia contro la paura indetta per domenica da un'iniziativa lanciata su Fb. «Date le capacità della polizia sul terreno e visto che la priorità è l'inchiesta, vogliamo chiedere di non manifestare», hanno detto in una conferenza stampa. «Condividiamo l'emozione della popolazione, ma desideriamo che le manifestazioni siamo rinviate di qualche settimana» hanno aggiunto.
E uno degli organizzatori ha confermato l'annullamento della manifestazione. Lo riporta il sito del quotidiano La Libre Belgique citando Emmanule Foulon, che aveva lanciato l'evento assieme a Dorian Peremans, Sophie Barthélemi, Thibault Vanderhauwart e Souad Yahia.

La rete di comunicazione della polizia ko il giorno degli attentati

È stata aperta un'indagine interna dalla commissaria generale della polizia federale, Catherine De Bolle relativa al fatto che il giorno degli attentati la polizia e le forze di soccorso sono state costrette a comunicare via Whatsapp perché la loro rete interna di comunicazione in caso di emergenza, chiamata Astrid, è andata in panne. Secondo i media belgi, il sistema non ha funzionato per ore, e le operazioni di coordinamento soccorsi e sicurezza sono diventate più difficili. Un portavoce della polizia ha confermato che durante i soccorsi non tutto è andato come previsto.

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