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RAPPORTO 28 Marzo Mar 2016 1500 28 marzo 2016

Pirateria, gli attacchi alle navi si fanno informatici

Sistemi Gps per trovare lo scafo, salire a bordo e rubare il container prescelto. Così gli assalti in mare diventano 2.0. Nigeria, Somalia e Vietnam zone rosse.

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Nel 2016 sono in crescita i crimini informatici nella navigazione in mare.

Mai nome fu più appropriato.
Sono i ''pirati'' informatici specializzati nel settore... navale.
È un fenomeno in crescita e che inizia a preoccupare le compagnie marittime, ma soprattutto quelle assicurative.
Si tratta di intrusioni nei sistemi di navigazione o dei codici delle merci per intercettarne la rotta o individuarne il carico, in modo da segnalarli e depredarli.
ASIA E AFRICA A RISCHIO. Secondo i dati forniti sia dal Rapporto 2016 per la sicurezza in mare, stilato da Agcs, - ramo dedicato ai grandi rischi per la compagnia assicurativa Allianz - sia dall’International maritime bureau (Imb), divisione della Camera di commercio internazionale, la pirateria marittima è in leggera flessione su scala mondiale, ma persistono alcune pericolose zone di mare.
In particolare il Vietnam, il Sud Est della Cina e le coste africane, soprattutto la Somalia.
Sono in crescita invece i crimini informatici nella navigazione in mare.
DAL PC AL CONTAINER. Punto di partenza dei pirati è l’individuazione della rotta attraverso i sistemi Gps che catturano la posizione dello scafo.
Tramite l’intrusione nel sistema informatico sono poi scelti e razziati i carichi una volta saliti a bordo.
Vengono così tagliati i tempi di presenza sulla nave che per i pirati vuol dire abbattere il pericolo di intervento e concentrarsi sul container che si vuole sottrarre.
In pratica si sa già da terra cosa prelevare grazie al possesso dei codici presenti sulle merci.

Allarme delle assicurazioni: «Buchi nella sicurezza»

Le compagnie assicurative iniziano quindi a monitorare i cyber attacchi.
Nel rapporto 2016 si legge che «l’esposizione informatica è in crescita» e «l’aumento della dipendenza da e-navigazione, significa per gli assicuratori avere meno di cinque anni per prepararsi a un cyber attacco o alla perdita di scafo e macchinari».
La pirateria si evolve come il potenziale rischio di cyber: «La preoccupazione sono i buchi nella sicurezza informatica utilizzati dai pirati per indirizzare carichi specifici», e da Agcs sottolineano come ci sia già stato «un certo numero di importanti incidenti informatici».
SERVE PIÙ TECNOLOGIA. Per questo «l’industria marittima ha bisogno di una più robusta tecnologia informatica al fine di monitorare il movimento dei carichi rubati».
Le minacce, inoltre, possono derivare dall’integrazione impropria delle tecnologie e dall’interazione tra diversi sistemi informatici oppure da attacchi da fonti esterne.
ARREMBAGGI ALL’ARMA BIANCA. «C'è stato un incremento del numero di attacchi di pirateria (246) durante il 2015», spiegano dall’International maritime bureau.
Sono stati sventati 27 assalti, ma una nave è stata bersaglio di proiettili e, armati di pistole e coltelli, i pirati hanno ucciso un marittimo e ne hanno feriti 14.
I rapimenti - dove l’equipaggio viene portato via e trattenuto per il riscatto - sono più che raddoppiati: da nove nel 2014 sono saliti a 19 nel 2015.
E 15 navi, inoltre, sono state dirottate nel 2015, mentre secondo Imb c’è stata una diminuzione degli assalti contro le piccole navi cisterna di carburante.

Nigeria e Somalia patrie di pirati

La progressiva crescita della pirateria è avvenuta, nel corso degli anni, in Africa, con incidenti in Nigeria e Somalia.
Così come gli attacchi nel Sud-Est asiatico continuano ad aumentare: in quella regione rappresentano il 60% degli incidenti globali, con il Vietnam nuovo hotspot.
Per quanto riguarda il fenomeno in Africa, la Nigeria è un punto nodale per la pirateria violenta.
Anche se molti attacchi non vengono registrati, Imb ha ricevuto segnalazioni di 14 incidenti.
ARMATI DI AK47. Nel primo di questi, 10 pirati armati di AK47 sono riusciti a imbarcarsi e a dirottare una petroliera, prendendo in ostaggio nove membri dell'equipaggio.
Hanno poi trasferito il carico di olio combustibile in un altro recipiente. La marina ghanese ha inviato una nave da guerra per rintracciare la petroliera finita nelle sue acque e ha poi arrestato i pirati a bordo.
Rispetto alla Nigeria, per la Somalia, Imb si limita a tenere in allerta le imbarcazioni in transito nel Golfo di Aden e invita a rimanere vigili nella navigazione nell’Oceano Indiano.
L'UE PATTUGLIA LE ACQUE. E proprio nel Corno d’Africa è in atto l’operazione Atalanta dell’Unione europea, una missione diplomatico militare in cui sono impegnate anche forze italiane, destinata al controllo anti-pirateria e al pattugliamento delle acque somale.
La Marina militare impiega unità navali e possiede anche un’ulteriore e distinta specificità con i Nuclei militari di protezione, istituiti all’interno del Reggimento San Marco, a cui appartengono i due fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, destinato alla protezione dei mercantili italiani.
E ora lo Stato Maggiore della Difesa ha comunicato, all’interno della operazione Atalanta, il passaggio di consegne tra il comando italiano a quello tedesco, con l’avvicendamento tra il contrammiraglio Stefano Barbieri, in carica dal 6 ottobre 2015, e il suo successore, il contrammiraglio tedesco Jan Christian Kaack.

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