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TECNOLOGIA 29 Marzo Mar 2016 1101 29 marzo 2016

Apple, Fbi sblocca l'iPhone di San Bernardino

La polizia federale è penetrata nel Melafonino senza bisogno dell'aiuto dell'azienda di Cupertino. Ritirata la causa legale contro la Mela. Il colosso hi-tech: «non si sarebbe mai dovuto aprire questo caso».

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L'Fbi riesce a violare il Melafonino. La polizia federale Usa ha trovato il modo di sbloccare l'iPhone utilizzato da Syed Rizwan Farook, l'attentatore di San Bernardino, e non ha quindi più bisogno di Apple per accedervi. Di conseguenza il dipartimento della Giustizia ha deciso di ritirare la causa legale che aveva intentato per indurre l'azienda a collaborare in nome della sicurezza nazionale.
CELLEBRITE AVREBBE SBLOCCATO L'IPHONE. Ad aiutare l'Fbi a sbloccare l'iPhone sarebbe stata la società israeliana Cellebrite che, secondo indiscrezioni, starebbe collaborando da anni con l'Fbi, dalla quale avrebbe ottenuto ordini dal valore di 2 miliardi di dollari dal 2012. Cellebrite è stata fondata nel 1999 e produce strumenti forensici digitali e software per cellulari. Non è noto se la strada trovata per sbloccare l'iPhone possa funzionare su tutti gli smartphone di Cupertino: al momento si sa che funziona con l'iPhone 5c, con sistema operativo iOS 9.
ESIGENZE DI SICUREZZA CONTRO DIRITTO ALLA PRIVACY. Il braccio di ferro però potrebbe proseguire perché Cupertino aveva chiarito che, se i federali fossero riusciti a penetrare nel dispositivo, avrebbero chiesto di conoscere il metodo utilizzato. Sul campo due interesse contrapposti. Da una parte il governo degli Stati Uniti ritiene che le informazioni contenute nel telefonino siano fondamentali per l'inchiesta sull'attacco di San Bernardino. Dall'altra Apple non vuole cedere sui principi di privacy e di difesa degli utenti. Di certo il fatto che qualcuno sia riuscito a entrare nell'iPhone non è una buona notizia per Cupertino perché mostra che lo smartphone non è invulnerabile.
IL GOVERNO NON HA PIÙ BISOGNO DI APPLE. «Il governo è riuscito ad accedere con successo ai dati contenuti dell'iPhone di Farook per questo non ha più bisogno dell'assistenza di Apple», ha fatto sapere il dipartimento di Giustizia. Ma la vicenda sembra essere ben lontana dalla conclusione: «Dal punto di vista legale non è detto che la battaglia sia finita», spiega al New York Times Esha Bhandari, avvocato della American Civil Liberties Union (Aclu), sottolineando che il governo potrebbe rifiutare di condividere le scoperte con Apple, classificando l'informazione come top secret.
APPLE: NECESSARIO DIBATTITO SULLE LIBERTÀ CIVILI. «Fin dall'inizio abbiamo contestato la richiesta dell'Fbi di costruire una backdoor nell'iPhone credendo fosse sbagliato e un pericoloso precedente», ha fatto sapere Apple, «non si sarebbe mai dovuto aprire questo caso. Crediamo profondamente che le persone negli Usa e in tutto il mondo abbiano il diritto alla protezione di dati, sicurezza e privacy. Sacrificare un principio in nome di un altro pone le persone e i Paesi in una posizione di maggiore rischio».
Cupertino ha spiegato che «questo caso ha sollevato questioni che meritano un dibattito nazionale sulle nostre libertà civili, la nostra sicurezza collettiva e la privacy. Apple resta impegnata a partecipare a questa discussione. Noi continueremo ad aiutare le forze dell'ordine con le loro indagini, come abbiamo sempre fatto, e continueremo ad aumentare la sicurezza dei nostri prodotti mentre le minacce e gli attacchi contro i nostri dati diventano più frequenti e più sofisticati».

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