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PROCESSO 31 Marzo Mar 2016 1704 31 marzo 2016

Vojislav Seselj, assolto il leader ultranazionalista serbo

Promotore della 'Grande Serbia', era accusato dal Tribunale internazionale dell'Aja di crimini contro l'umanità commessi durante i conflitti nell'ex-Jugoslavia.

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Vojislav Seselj durante una conferenza stampa a Belgrado il 31 marzo 2016.

Era accusato di crimini di guerra e contro l'umanità contro la popolazione croata e quella musulmana nel periodo 1991-1993, ma da oggi Vojislav Seselj è un uomo libero.
Seselj, leader del Partito Radicale Serbo e ideatore della Grande Serbia negli anni delle guerre in ex-Jugoslavia, è stato assolto dal Tribunale penale internazionale dell'Aja (Tpi), che l'ha dichiarato non colpevole per nove capi d'imputazione
NESSUNA RESPONSABILITÀ DI TIPO MILITARE. La decisione arriva meno di una settimana dopo la condanna a 40 anni di Radovan Karadzic, colpevole del genocidio di Srebrenica nel 1995. Per Seselj, i giudici non hanno appurato l'esistenza di alcuna «responsabilità gerarchica» di tipo militare verso le milizie volontarie che spinse ad unirsi alle truppe serbe.
Il presidente del partito ultranazionalista non era presente in aula alla lettura della sentenza. Si trova infatti a Belgrado dove gli è stato consentito di tornare per ragioni di salute nell'ottobre 2014, e ha sempre rifiutato di tornare all'Aja in occasione della sentenza.
IL PROGETTO DELLA GRANDE SERBIA. Sostenitore del nazionalismo serbo, negli anni delle guerre jugoslave la sua politica è stata contraddistinta dai toni aggressivi e radicali. A lui si deve il progetto del ritorno alla Grande Serbia, l'idea irredentista di riunire in un unico Stato tutte le regioni popolate da serbi, sia che fossero presenti in maggioranza o in minoranza. Nel 1994, quando la Nato iniziava a progettare un attacco aereo per contenere l'aggressione serba in Bosnia, Seselj minacciò direttamente ripercussioni sull'Italia in caso di intervento straniero.
LE MINACCE ALL'ITALIA. Un articolo de la Repubblica del febbraio 1994 riportava che «Il capo del partito radicale serbo è stato esplicito: 'In caso di attacco dei caccia Nato dovremo bombardare tutti gli obiettivi Nato raggiungibili: in Italia e negli altri Paesi da dove possono decollare gli aerei. Dovremo anche sparare contro i Caschi Blu'».
«Seselj passa per una figura ' folcloristica' del parlamento serbo», spiegava il quotidiano, «ma le sue sparate nazionalistiche hanno comunque un ampio seguito tra la popolazione. 'Se la Nato attaccherà - ha insistito Seselj - sarà un dovere patriottico fondamentale di tutti i serbi quello di accorrere in soccorso dei nostri fratelli in Bosnia, esattamente come se fosse stata attaccata la Serbia, il Montenegro o la Krajina».
Per più di dieci anni, Seselj è stato eletto deputato all'Assemblea Nazionale di Serbia e all'Assemblea Federale della Repubblica Federale di Jugoslavia. È stato Vice Primo Ministro di Serbia dal 1998 al 2000 e sindaco di Zemun nel periodo 1996-1998.
TORTURA E DEPORTAZIONE TRA LE ACCUSE. Il leader nazionalista era accusato di aver appoggiato piani di torture, deportazioni, maltrattamenti e altri crimini compiuti dalle forze serbe contro croati, musulmani bosniaci e la popolazione della Voivodina (nord della Serbia) durante le guerre degli anni novanta. La procura, che aveva chiesto una condanna a partire da 28 anni di carcere, ha diritto a presentare ricorso.

Da sinistra: Radovan Karadzic, Ratko Mladic e Vojislav Seselj (GettyImages).


Le prime reazioni dalla Serbia sono state di grande sorpresa per l'assoluzione di Seselj, che peraltro non ha diritto a chiedere alcun risarcimento né al Tpi né al governo serbo per gli anni passati in carcere dal febbraio 2003, quando si consegnò spontaneamente al Tribunale dell'Aja.
«NON C'ERA CONSAPEVOLEZZA DEI CRIMINI». «L'insieme delle prove», si legge nella sentenza, «dimostra che l'intento di Seselj nell'inviare volontari non era di commettere crimini, ma di supportare gli sforzi bellici».
«Sebbene i giudici non abbiano voluto sminuire i crimini commessi in quegli anni», continua il testo, «non ritengono che il reclutamento e l'invio di volontari da parte dell'imputato implichi la consapevolezza dei crimini commessi sul territorio».

Il progetto della 'Grande Serbia'.

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