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GIUSTIZIA 1 Aprile Apr 2016 1600 01 aprile 2016

Roma, Danilo Coppola condannato a 9 anni

Bancarotta da 300 milioni per l'immobiliarista. Interdizione dai pubblici uffici e divieto d'impresa. Assolta la moglie, Silvia Necci.

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Danilo Coppola.

L'immobiliarista Danilo Coppola, noto alle cronache dal 2005, quando emerse lo scandalo Bancopoli e fu soprannominato assieme ai finanzieri Emilio Gnutti e Stefano Ricucci il 'furbetto del quartierino', è stato condannato a 9 anni di carcere.
I giudici di Roma lo hanno ritenuto responsabile della bancarotta di una serie di società, per un importo complessivo di 300 milioni di euro.
IL PM AVEVA CHIESTO 13 ANNI. Oltre a Coppola, per il quale scattano anche l'interdizione dai pubblici uffici e il divieto d'impresa, sono state condannate altre nove persone. Assolta invece la moglie dell'immobiliarista, Silvia Necci. La condanna di Coppola è meno pesante di quanto richiesto dal pubblico ministero, Paolo Ielo: 13 anni e sei mesi di carcere.
GLI ALTRI CONDANNATI. I giudici hanno riconosciuto colpevoli anche il cognato di Coppola, Luca Necci (4 anni e 6 mesi) e il legale Paolo Colosimo (2 anni e 3 mesi); condannati anche la commercialista Daniela Candeloro (4 anni) e Francesco Bellocchi (5 anni ed 8 mesi). Giuseppe Spiriti e Giuseppe Sangiorgio hanno avuto 2 anni, Andrea Raccis 5 anni, così come Gaetano Bolognese e Giancarlo Tumino. Molti degli imputati saranno tenuti anche al pagamento di una multa e al pagamento delle spese legali e di detenzione.
LO SCANDALO BANCOPOLI. Lo scandalo Bancopoli coinvolse numerosi istituti di credito italiani e portò alla condanna di Antono Fazio, ex governatore della Banca d'Italia, nel processo sulla tentata scalata ad Antonveneta da parte della Banca Popolare di Lodi, poi Banca Popolare Italiana, guidata da Gianpiero Fiorani.

Il commento di Coppola alla sentenza

«Il pregiudizio regna, sono sbalordito, ma fiducioso», commenta di Danilo Coppola dopo la pronuncia del Tribunale di Roma, «la sentenza è stata pronunciata su società fallite, su istanza della sola Procura, durante la mia custodia cautelare nel 2007, in relazione a potenziali debiti fiscali in ordine ai quali l’Agenzia delle Entrate non aveva ancora richiesto nessun pagamento».
«SOCIETÀ TORNATE IN BONIS». «Tali società», continua Coppola, «già nel 2009, erano ritornate tutte in bonis previo pagamento di importi rilevanti (circa 160 milioni di euro), all’esito dei quali la stessa Agenzia delle Entrate aveva dichiarato che ogni debito era stato estinto».

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