Guidi Gemelli 160402185739
LA MODA CHE CAMBIA 2 Aprile Apr 2016 1833 02 aprile 2016

Dietro un piccolo uomo c'è una donna generosa

Guidi ricorda la Traviata verdiana. Dominata nel privato dal compagno fanciullone.

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Federica Guidi con il compagno Gianluca Gemelli.

Dalle intercettazioni di questi anni in cui il cattivo vero o presunto ride molto e sempre malignamente, come nei peggiori film americani (rideva il costruttore Francesco Piscicelli, pregustando ricchi introiti dal terremoto all'Aquila; ridacchia Gianluca Gemelli, compagno dell'ex ministro Guidi, riferendo a un interlocutore le rassicurazioni fornite al presidente Pittella sulla salubrità del progetto Tempa Rossa e tutte quelle estrazioni di oro nero), oltre ai ghigni sinistri e saputi giungono anche echi diversi.
FEDERICA GUIDI RICORDA VIOLETTA VALERY. So di rischiare accuse di sentimentalismo, ma a me, fra le dichiarazioni dell’ex ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi e la sua dolente lettera aperta al Corriere della Sera, è parso di cogliere le note dell’aria di Violetta Valery, la Traviata verdiana, quando comunica a quel sepolcro imbiancato di papà Germont che lascerà il figlio Alfredo per non compromettere il futuro della sua borghesissima e ipocrita famiglia con il proprio scandaloso passato: «Conosca il sacrifizio ch'io consumai d'amor».
IL PERNO DELLA DISGRAZIA È SEMPRE ALFREDO. Anche se nel 'père Germont' ansioso di preservare l'onorabilità della famiglia qualcuno potrebbe cogliere qualche riferimento al premier Matteo Renzi, e nella figlia di cui difendere l’appeal matrimoniale la 'Maria Elena' evocata nelle intercettazioni, cioè il ministro delle riforme Maria Elena Boschi, è ovvio che in questa vicenda, come nell’opera peraltro, il perno della disgrazia sia Alfredo. Il fanciullone che gode della protezione della sua più matura e potente amante, dei suoi denari e della sua influenza facendogliene una colpa.
L'IMPERIO DEI FANCIULLONI SULLE DONNE. L’imperio dei fanciulloni, la loro abilità, risiede infatti interamente nel loro negarsi o, per essere più precisi, nel loro concedersi solo a patto di veder soddisfatti i propri interessi, i propri capricci o anche e semplicemente il proprio modo di vivere da donne che, per molte ragioni fra le quali l’inferiorità estetica o sociale sono le principali, ne diventano succubi. Ci fosse una volta in cui Alfredo si domandi da dove provengano i soldi con i quali lui e Violetta vivono nell’«O quanto lusso» in campagna; ci fosse una volta in cui il cavalier de Grieux si faccia venire un dubbio sui rischi a cui espone Manon Lescaut; ci fosse una volta in cui Chéri si chieda se sia moralmente corretto fare leva sui sentimenti di Léa per procurarsi contatti, amicizie, protezioni e denari.
LE DESOLANTI LAMENTELE DI GEMELLI. Ma quando mai. Al contrario, inalberano broncetti, lanciano recriminazioni, si lamentano di continuo, forti di un dominio affettivo e sessuale che ritengono definitivo e infallibile. Tutto è dovuto, nulla è mai abbastanza per il dandy giocatore di una Parigi ottocentesca per nulla fittizia, e nulla è mai abbastanza anche per l’imprenditore siciliano con quegli occhi ravvicinati sopra le gote piene e già cascanti che, sebbene e di certo non se ne sia mai reso conto, per contrasto rendono piacevoli e frizzanti i tratti pur non bellissimi di Federica Guidi. Le intercettazioni in cui si lamenta di non essere stato sostenuto a sufficienza nei propri interessi dalla compagna ministro sono desolanti, ma non tanto e non solo per il contenuto, quanto per il tono delle richieste.
LE INVETTIVE CONTRO LA COMPAGNA. Il Gemelli che con i suoi interlocutori è ossequioso e zelante come un valletto di Molière, con lei non risparmia le invettive; le rimprovera di non spendersi abbastanza per quella sua impresa che, peraltro, tanto prospera non è, come la Guidi gli ricorda più volte («dovresti riuscire a prendere altri lavori Gianluca», gli dice lei nel gennaio del 2015), finendo probabilmente per innescare quel sistema perverso in cui il perdente rimprovera di continuo al vincitore di non fare abbastanza per permettergli di rimontare; anzi, di essere proprio lui la causa delle sue disgrazie.
OSCURITÀ PUBBLICA E DOMINAZIONE PRIVATA. Siamo onesti: nessuno, nemmeno noi giornalisti di lunga militanza nelle redazioni economiche, sapevamo granché di Gianluca Gemelli fino a quando è comparso a fianco di Federica Guidi, e fino a ieri stentavamo a riconoscerlo se non come appendice sua o di Ivanhoe Lo Bello (se non ci credete, fate una ricerca sul web e scoprirete che fra le immagini associate al suo nome, quelle della compagna sono almeno il triplo, e si estendono fino al padre, Guidalberto Guidi). Ma d’altronde, nulla come l’oscurità pubblica scatena l’istinto di dominazione privato.
GUIDI SAPEVA DELL'INCHIESTA. Il guaio di noi donne, quando ci troviamo per meriti o per fortuna sotto i riflettori, è di non riuscire a rallegrarcene in totale egoismo e autonomia. Sotto i riflettori vogliamo anche tutti i nostri cari. Anche quando sappiamo perfettamente che, afferrandosi a noi, ci trascineranno nel baratro. La Guidi sapeva: sapeva di essere intercettata (per inciso: è stupefacente che tanti affidino ancora al telefono le proprie discussioni più sensibili e non – che so – a un messaggio snapchat), e sapeva da mesi dell’inchiesta che, pur senza coinvolgerla direttamente, avrebbe potuto rivelarsi esiziale per la sua carriera.
TROPPO GENEROSA CON UNA MEZZA FIGURA. Quale sia l’avvocato a cui abbia chiesto consiglio in questi mesi non è dato sapere (anzi, temo di saperlo: un ex ministro della Repubblica che in effetti ai suoi tempi si era dimostrato un fine giurista e un pessimo comunicatore). Avesse dato meno ascolto alle ragioni del cuore, infilando la testa sotto la sabbia fino all’inevitabile, Federica Guidi avrebbe potuto lasciare la propria carica qualche mese fa in gloria, con una scusa qualsiasi, chiudendo un biennio di successi indubitabili e di cui l’accordo Electrolux è solo uno dei tanti. Verrà ricordata come una donna debole, troppo generosa con una mezza figura. Ed è un vero peccato.

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