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PROFILO 2 Aprile Apr 2016 1618 02 aprile 2016

Petrolio, chi è l'ammiraglio indagato Giuseppe De Giorgi

Il capo di Stato maggiore della Marina coinvolto nel filone siciliano dell'inchiesta della procura di Potenza, assieme al compagno dell'ex ministro Guidi.

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Il Capo di Stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi.

Giuseppe De Giorgi, capo di Stato maggiore della Marina, si dice «sorpreso e amareggiato». E aggiunge che intende tutelare la sua reputazione «nelle sedi opportune».
Ma la notizia, pubblicata in prima pagina dai principali quotidiani italiani, ha trovato conferma negli ambienti giudiziari.
L'ammiraglio è stato iscritto nel registro degli indagati, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze e concorso in abuso d'ufficio, nel filone siciliano dell'inchiesta su petrolio e rifiuti in Basilicata, che ha portato alle dimissioni di Federica Guidi dal ministero dello Sviluppo economico.
L'indagine che coinvolge De Giorgi riguarda, nello specifico, accertamenti sull'attività dell'Autorità portuale di Augusta, città natale di Gianluca Gemelli, compagno dell'ex ministro Guidi, anche lui sotto inchiesta. A settembre 2015 l'ammiraglio ha ricevuto un avviso di proroga delle indagini, che quindi sono tuttora in corso.
INCARICO IN SCADENZA. «Non conosco sulla base di quali fatti il mio nome venga associato a questa vicenda», ha commentato l'ammiraglio. Che può vantare una carriera e un medagliere di tutto rispetto. La nomina a capo di Stato maggiore della Marina è arrivata nel 2013 dal governo Monti, e oggi il suo incarico è prossimo alla scadenza.
FIGLIO D'ARTE. De Giorgi è figlio d'arte. Suo padre era infatti Gino De Giorgi, comandante della XIX Squadriglia Mas durante la Seconda guerra mondiale e poi capo di Stato maggiore della Marina dal 1973 al 1977.
L'ammiraglio ha una moglie insegnante e un figlio, Gabriele, che ha scelto la strada della politica. Assiduo frequentatore della Leopolda renziana, dopo anni da assistente parlamentare, nel giugno del 2013 è diventato segretario particolare del sottosegretario al ministero dell'Interno, Domenico Manzione.
IL LIBRO SU MARE NOSTRUM. L'ammiraglio De Giorgi è anche uno scrittore, o meglio, un ispiratore di racconti. Di recente ha offerto la sua esperienza alla scrittrice Daniela Morelli, per il volume Sos uomo in mare, che contiene la testimonianza delle tante missioni di De Giorgi in giro per il mondo, comprese le operazioni Mare Nostrum e Mare sicuro che hanno consentito il salvataggio di migliaia di vite umane nel Mediterraneo.
I SOLDI PER AMMODERNARE LA FLOTTA. Prima di prendere il mare, De Giorgi è stato anche pilota dell'aeronautica. In Iraq durante la prima Guerra del Golfo e poi in Libano, con i caschi blu della missione Unifil.
Una volta giunto al vertice della Marina, si è dedicato al suo potenziamento. Ed è riuscito a ottenere un finanziamento di 5,4 miliardi di euro per la costruzione di nuove navi, con l'obiettivo di ammodernare la flotta tricolore.
LA DIFESA DEGLI 'SCIVOLI D'ORO' PER I MILITARI. Sempre da capo di Stato maggiore della Marina, De Giorgi ha difeso i cosiddetti 'scivoli d'oro' per i militari. Ovvero un progetto di riforma che prevede, per i 50enni in divisa che abbiano operato per almeno 30 anni, l'esenzione dal servizio di 10 anni con l'85% dello stipendio, e la possibilità di svolgere un altro lavoro.
MANDORLE E CHAMPAGNE. Già nota alle cronache e divenuta oggetto di un'interrogazione parlamentare nel 2012 è poi la vicenda di un ordine interno della Marina, che imponeva tutte le mattine la disponibilità di «champagne, biscotti al burro e mandorle da tostare al momento», «in particolar modo quando il signor Cinc è in base navale a Taranto».
L'acronimo Cinc sta per Comandante in capo della Squadra navale italiana, ruolo ricoperto all'epoca dall’ammiraglio De Giorgi.
UN GAVETTONE DI TROPPO. Un altro episodio che avrebbe avuto De Giorgi per protagonista riguarda un ordine di trasferimento per cinque incursori del Comsubin, le forze speciali della Marina militare, rei di aver colpito l'ammiraglio con un gavettone alla vigilia della festa della Repubblica nel 2014. I cinque non l'avrebbero fatto di proposito, come raccontato a suo tempo dal Secolo XIX. Nonostante ciò, il capo di Stato maggiore li avrebbe individuati e per loro sarebbe scattata la punizione. La Marina militare ha smentito sia il gavettone, sia il trasferimento dei militari. Ma il quotidiano genovese ha confermato la sua versione dei fatti.

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