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INDAGINI 2 Aprile Apr 2016 1346 02 aprile 2016

Regeni, il ministro degli Esteri egiziano: «Incidente isolato»

Il capo della diplomazia del Cairo ammette che «la vicenda non è stata ancora chiarita». Il ricercatore era sorvegliato dagli apparati di sicurezza fin dal suo arrivo nel Paese.

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Paola Regeni in occasione di una conferenza stampa al Senato, Roma, 29 marzo 2016.

Dopo innumerevoli tentativi di depistaggio da parte delle autorità egiziane, forse la verità su Giulio Regeni inizia a trapelare. Ovviamente, con il contagocce. Al Cairo probabilmente si sono accorti che l'incredibile versione dell'aggressione da parte di cinque rapinatori non poteva reggere, e sono iniziate ad arrivare le prime ammissioni di responsabilità. O per lo meno di ignoranza dei fatti. L'uccisione di Regeni «è un atto isolato e bisogna valutarlo in questo quadro, considerando la determinazione e l'impegno totale del governo egiziano e degli apparati di sicurezza a continuare gli sforzi per scoprire la verità». Lo ha detto il ministro degli esteri egiziano, Sameh Shoukri, in un'intervista fatta a Washington dal quotidiano egiziano Al Shourouk.
«VICENDA NON ANCORA CHIARITA». «La vicenda non è stata ancora chiarita - ha ammesso il ministro Shoukri nell'intervista - lo stato egiziano e gli apparati di sicurezza esercitano grandi sforzi per arrivare alla verità, nella totale cooperazione con gli investigatori italiani che si trovano in Egitto». Shoukri esprime quindi «profondo rispetto per le preoccupazioni provocate da questo atto negli ambienti italiani ed europei» ed aggiunge che contatti sono in corso tra gli alti responsabili dei due Paesi perché questa uccisione non causi una crisi.
GLI APPARATI EGIZIANI LO SPIAVANO FIN DAL SUO ARRIVO. L'1 aprile, per la prima volta, il Cairo aveva ammesso quanto a molti era già chiaro: gli apparati egiziani seguivano Giulio Regeni prima del suo rapimento al Cairo concluso con la morte sotto tortura. L'ammissione venuta da «fonti della sicurezza», citate dal quotidiano 'statale' Al Akhbar, è stata fatta in vista del cruciale incontro fra investigatori italiani ed egiziani di martedì 5 aprile a Roma: una riunione che dovrebbe dare una svolta a un caso che sta mettendo a repentaglio i rapporti tra Italia ed Egitto, geopoliticamente strategici ed economicamente miliardari.
IL DOSSIER VERRÀ CONSEGNATO ALL'ITALIA. Nell'«esaustivo dossier» che verrà consegnato nella sede della Criminalpol all'Anagnina ci sono «molti documenti e informazioni importanti» tra cui «foto» e «tutte le indagini su Regeni dal suo arrivo al Cairo fino alla sua scomparsa», scrive il giornale.
Oggetto dell'indagine sono stati «gli innumerevoli rapporti, i segreti dei suoi incontri con i lavoratori e i responsabili di alcuni sindacati sui quali» Regeni «conduceva ricerche e studi», si limita ad aggiungere il giornale.
QUALE BRANCA DEI SERVIZI? Non è chiaro quindi che branca della tentacolare struttura di apparati egiziani stesse monitorando il giovane ricercatore friulano proveniente da Cambridge e troppo attento allo scomodo mondo degli ambulanti e dei sindacati indipendenti. Ma la formulazione lascia escludere che nelle carte egiziane ci sia solo il foglietto che si compila prima di comprare il visto all'aeroporto del Cairo dopo l'atterraggio.
Servizi segreti o meno, più 'calda' appare un'altra pista evocata dalle fonti di Al Akhbar: quella della banda di rapinatori uccisi il cui capo era in possesso del passaporto di Regeni secondo quanto avrebbe riferito sotto interrogatorio la sorella, nella cui casa è stato rinvenuto il documento la settimana scorsa.
INFORMAZIONI IMPORTANTI DAL MINISTRO DELL'INTERNO. A Roma sono in arrivo «informazioni importanti», scrive il giornale senza azzardare ipotesi su un possibile passo verso la verità: scoprire come il capobanda sia venuto in possesso del passaporto.
Nel dossier, il ministero dell'Interno egiziano formulerebbe ipotesi o almeno «previsioni» sul caso e comunque verrà incontro a una delle richieste italiane fornendo le «deposizioni dettagliate» degli amici di Regeni «sugli spostamenti durante i suoi ultimi giorni al Cairo».
GLI INVESTIGATORI CHIEDERANNO I TABULATI. A margine di un vertice appena svoltosi tra il pm Sergio Colaiocco, titolare del fascicolo su Regeni, e il team di investigatori di Ros e Sco rientrati dal Cairo si è appreso che agli inquirenti egiziani verranno chiesti tabulati telefonici e il traffico di celle di una decina di persone tra cui amici e conoscenti di Regeni proprio per ricostruire i suoi spostamenti nei giorni precedenti la scomparsa avvenuta il 25 gennaio.
APPARATI DEVIATI. Che l'incontro ormai confermato sia cruciale è suggerito dall'informativa urgente sul caso Regeni che verrà data alla Camera dei deputati dal ministro degli Affari esteri, Paolo Gentiloni. Ma la ricerca della verità resta difficile o spinosa per il Cairo perché - come evocato dai presidenti della Commissione Esteri del Senato e della Camera, Pier Ferdinando Casini e Fabrizio Cicchitto - una delle ipotesi è che si stia dando la caccia ad apparati egiziani deviati.

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