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INCONTRO 4 Aprile Apr 2016 2215 04 aprile 2016

Regeni, vertice con l'Egitto il 7 e 8 aprile a Roma

Il Cairo: nessun rinvio. Dossier di 2 mila pagine, ma gli inquirenti italiani attendono i dati sul traffico telefonico.

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Giulio Regeni.

Il vertice tra gli inquirenti e gli investigatori italiani ed egiziani che indagano sulla scomparsa e sulla morte di Giulio Regeni si terrà a Roma il 7 e l'8 aprile prossimi. Sempre che il Cairo non decida di cambiare nuovamente le carte in tavola. Alla richiesta di rinviare tutto di un paio di giorni, per mettere a punto i documenti da consegnare alle autorità italiane, ha fatto seguito la smentita del capo dell'Ufficio della cooperazione internazionale della procura egiziana, Kamel Samir Girgis.
VERTICE CONFERMATO. «Le notizie pubblicate sull'annullamento della visita degli inquirenti egiziani in Italia sono false e destituite di ogni fondamento», ha detto Girgis, aggiungendo che «la delegazione, che comprende funzionari di polizia e della magistratura, partirà mercoledì prossimo per l'Italia per incontrare gli inquirenti italiani».
DUE GIORNI DI LAVORI. Stando alle versioni ufficiali, dunque, la due giorni di lavoro in programma giovedì e venerdì sarà l'occasione per fare un punto sulle indagini svolte dalle autorità del Cairo ed esaminare la relativa documentazione. Per l'Italia ci saranno il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, e il sostituto Sergio Colaiocco, funzionari del Ros e dello Sco.
I COMPONENTI DELLA DELEGAZIONE EGIZIANA. La delegazione egiziana sarà composta da due magistrati, il procuratore generale aggiunto del Cairo, Mostafa Soliman, e il procuratore dell'Ufficio di cooperazione internazionale della procura generale, Mohamed Hamdy El Sayed. Con loro anche tre ufficiali di polizia: il generale Adel Gaffar della National Security, il brigadiere generale Alal Abdel Megid dei servizi centrali della polizia egiziana, e Mostafa Meabed, vicedirettore della polizia criminale del governatorato di Giza, il luogo dove è stato ritrovato il corpo di Giulio Regeni.
INCONTRO DECISIVO PER I RAPPORTI TRA I DUE PAESI. L'incontro rappresenta uno spartiacque per l'inchiesta ma, soprattutto, per i rapporti tra i due Paesi. Ed è per questo che, qualora dovesse saltare, l'Italia dovrà rispondere adeguatamente. Come chiesto dalla mamma di Giulio Regeni nella conferenza stampa di una settimana fa al Senato: «Se sarà una giornata vuota», ha detto Paola Regeni, «ci aspettiamo una risposta forte, molto forte da parte del governo». Magistrati e investigatori si augurano che questo non accada e che, invece, il dossier di 2 mila pagine promesso dal Cairo sia realmente completo. A differenza delle 91 pagine consegnate al procuratore Pignatone nella sua visita del 14 marzo. Qualcosa, però, si può già capire.
DOSSIER IN TRE PARTI. Stando infatti alle indiscrezioni uscite sui media del Cairo, il dossier sarebbe composto di tre parti: una riguarderebbe i movimenti dei colleghi di Regeni subito dopo la scoperta dell'omicidio; un'altra le indagini svolte sugli incontri del ricercatore con sindacalisti indipendenti e ambulanti; una terza, infine, la grottesca vicenda della banda di rapinatori e dei documenti di Giulio trovati a casa della sorella del loro capo, morto assieme a tutti gli altri in una sparatoria con le forze di sicurezza.
LE INDAGINI SU REGENI. I giornali egiziani scrivono anche che tra i documenti ci saranno circa duecento testimonianze raccolte in questi due mesi, tra cui quelle dei vicini di casa e dei suoi amici al Cairo, le informazioni provenienti dall'analisi del computer portatile (c'è da chiedersi quando sarebbero state fatte, dal momento che il pc di Giulio era nelle mani degli inquirenti italiani prima ancora del ritrovamento del corpo), diverse foto e «tutte le indagini su Regeni dal suo arrivo al Cairo fino alla sua scomparsa», svolte dai servizi dopo il suo omicidio.
COSA HA CHIESTO L'ITALIA. Difficile in ogni caso credere che l'Egitto sia pronto ad ammettere che i suoi agenti segreti spiassero Giulio. Nel lungo elenco di indiscrezioni circolate sul dossier, mancano proprio i due elementi fondamentali che l'Italia ha chiesto e sta continuando a chiedere da più di un mese. Innanzitutto i tabulati telefonici di una decina di persone, che prima della scomparsa avevano avuto rapporti con Giulio: coinquilini, vicini di casa, esponenti di sindacati indipendenti e ambulanti, amici del ricercatore. E poi l'analisi del traffico registrato il 25 gennaio dalle celle telefoniche attorno all'abitazione di Regeni e il 3 febbraio dalle celle nella zona del ritrovamento.
Se queste informazioni non saranno comprese nel dossier, la visita romana della delegazione egiziana si rivelerà soltanto un maldestro tentativo di guadagnare altro tempo.

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