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GIUSTIZIA 8 Aprile Apr 2016 1701 08 aprile 2016

Francia, un tribunale condona insulto omofobo

Un dipendente di un salone di bellezza era stato apostrofato con il termine dispregiativo 'pédé' ('finocchio') dal suo capo. Per i giudici non è un'offesa perché  «i saloni di parrucchieri assumono solitamente personale gay».

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Il parrucchiere è stato apostrofato con il termine dispregiativo 'pédé'.

Chiamare un parrucchiere 'finocchio' non è omofobia. Almeno la pensa così un tribunale del lavoro di Parigi «perché i saloni di parrucchieri assumono spesso personale gay».
Il caso riguarda un dipendente di un salone di bellezza licenziato per non essersi presentato al lavoro perché malato. Il suo capo gli ha mandato per errore un messaggio, evidentemente non destinato a lui, utilizzando il termine dispregiativo e il parrucchiere lo ha citato in giudizio per ingiusto licenziamento.
IL MESSAGGIO INVIATO PER ERRORE. Il messaggio del datore di lavoro, secondo il quotidiano Liberation, diceva: «non ho intenzione di tenerlo ... non mi dà una buona impressione. È un finocchio». Il termine francese utilizzato, 'pédé', ha un'accezione dispregiativa anche se talvolta è utilizzato dalla stessa comunità omosessuale per autodefinirsi.
L'INSULTO VA LETTO NEL CONTESTO. Nell'argomentare la sentenza, il tribunale ha dichiarato che «se inserito nel contesto dei saloni di parrucchieri, la corte ritiene che il termine 'pédé' utilizzato da un capo non possa essere considerato un insulto omofobo, perché i saloni di bellezza assumono solitamente personale gay e questo non costituisce alcun problema».
CRITICHE DAI SOCIAL E DAI POLITICI. Nei social molti hanno bollato la sentenza come scandalosa. Un gruppo per i diritti gay ha definito il tribunale 'senza cervello', ammonendo che così facendo si banalizza l'omofobia. Il giornalista Mathieu Brancourt, che ha postato su Twitter la sentenza, ha commentato: «Sei un parrucchiere, ti chiamano finocchio, ed è tutto normale perché i parrucchieri sono spesso gay. Grazie giudici».
Il ministro del Lavoro francese Myriam el Khomri ha definito la sentenza «sconvolgente».
Il dipendente ora ricorrerà in appello.

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