Sclerosi Laterale Amiotrofica 140422192055
AFFITTOPOLI 8 Aprile Apr 2016 1400 08 aprile 2016

Roma, sgomberata Viva la Vita onlus per malati di Sla

Viva la Vita ha sempre pagato l'affitto. Il problema? Un vizio di forma del Comune.

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Un paziente affetto da Sclerosi laterale amiotrofica (Sla).

La scure di Tronca ha colpito anche loro: il 6 aprile, gli uffici della sede della onlus Viva la Vita a Roma sono stati sgomberati dalle forze dell'ordine per conto del Comune di Roma. Nonostante siano di fatto l'unico punto di riferimento per molti malati di Sla in Lazio.
«Oltre al danno la beffa», ha dichiarato Mauro Pichezzi, presidente dell'associazione, «subire lo sgombero con la forza pubblica per Viva la Vita onlus, unica risorsa per 250 malati di Sla e per le loro famiglie in questa regione, è grottesco».
AFFITTO PAGATO REGOLARMENTE. Beffa, già. Perché a differenza della sede Pd di via dei Giubbonari, la onlus ha sempre pagato l'affitto, ristrutturando e valoriuzzando locali abbiamo ristrutturato e valorizzato «locali trovati nell'’abbandono».
«Svolgiamo servizi gratuiti ai malati che la sanità e il sociale non offrono», ha sbottato Pichezzi, «e il Comune ci manda la forza pubblica per essere sgomberati come dei criminali».
L'associazione è nata nel 2003 e dal 2009 ha una sede operativa concessa dal Campidoglio dove si svolgono le attività rivolte ai malati: visite ed esami domiciliari, trasporti in ambulanza da e per gli ospedali, corsi di formazione. Servizi gratuiti per malati e famiglie, sostenuti grazie all'iuto di fondazioni private.
Sette anni fa il Comune ha assegnato alla onlus uno spazio negli ex locali del Municipio XX a un canone mensile di 270 euro, scontato dell'80% perché associazione di pubblica utilità sociale.
Affitto, ripetono dalla onlus, sempre pagato senza però aver mai ricevuto il contratto.
QUEL VIZIO DI FORMA. E qui nasce un primo problema: l'ordinanza con cui il Comune assegnava gli spazi era stata firmata solo dall'allora assessore al Patrimonio Alfredo Antoniozzi e non dal Sindaco Alemanno e non è mai arrivata in Giunta per la ratifica della sua validità.
A maggio 2015 è arrivata, inaspettata, la richiesta di sgombero e si è scoperto che Viva la Vita onlus era finita nelle maglie della maxi inchiesta di “affittopoli” che ha travolto il Comune di Roma.
Dal Gabinetto del sindaco Marino però sono arrivate rassicurazioni: lo sfratto era sì un provvedimento necessario, ma non sarebbe diventato esecutivo per l'associazione.
Il che invece è avvenuto.
«Chiudere la sede significa chiudere l’'associazione e abbandonare a se stessi, oltre che alla disastrosa situazione in cui la sanità li costringe, molti malati di Sla in questa Regione che hanno in noi il loro unico punto di riferimento», ha aggiunto Pichezzi. «Sono stati concessi altri 30 giorni, ed entro quella data vogliamo che sia regolarizzata la nostra posizione da parte del Comune di Roma. Vogliamo chiarezza, vogliamo continuare a svolgere il nostro servizio di volontariato, vogliamo continuare a pagare l’affitto come facciamo da sette anni e vogliamo non finire nel calderone dei truffatori e degli approfittatori. Non chiediamo favori, rivendichiamo solo i nostri diritti».

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