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L'INDAGINE 9 Aprile Apr 2016 2048 09 aprile 2016

Regeni, scontro tra i pm sui tabulati

Egitto: «Non li daremo all'Italia, Sarebbe contro la nostra Costituzione». L'Italia chiede nuova rogatoria.

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Giulio Regeni, ricercatore italiano di 28 anni, torturato e ucciso al Cairo.

La collaborazione tra il governo italiano e quello egiziano per far luce sull'omicidio di Giulio Regeni segna un altro punto di arresto. Tra i due Paesi è ormai scontro aperto per la condivisione dei tabulati telefonici e dei video che potrebbero contenere, secondo la Procura di Roma, elementi fondamentali per dirimere la nebbia sul caso Regeni.
I magistrati insistono e chiedono nuovamente alle autorità egiziane i documenti nei quali potrebbe nascondersi la verità sull'omicidio del ricercatore universitario.
Nonostante la delusione per il fallimento del summit di ieri 8 aprile, la Procura guidata da Giuseppe Pignatone ha annunciato una nuova rogatoria internazionale che sarà inoltrata la prossima settimana. «Nulla si lascerà intentato per avere la verità sull'omicidio di Giulio Regeni», fanno sapere da piazzale Clodio.
IL NO DEI PM EGIZIANI. Ma dal Cairo arriva un secco 'no' alla richiesta dei tabulati. «Sarebbe contro la Costituzione e le leggi vigenti egiziane», ha detto il procuratore generale aggiunto egiziano Mostafa Soliman durante conferenza stampa tenuta il 9 aprile nella capitale egiziana.
La tesi egiziana è di aver «soddisfatto il 98% delle richieste italiane». Soliman ha poi sottolineato che «l'Italia ha chiesto la registrazione di chiamate telefoniche di tre persone in rapporto con la vittima e abbiamo detto: 'Sì, vi metteremo al corrente'. Se l'avessimo saputo avremmo portato la risposta con noi».

I video sono recuperabili al 50%

Per quanto riguarda i video, invece, i magistrati egiziani fanno sapere che sono recuperabili al «50%» e, sebbene sia una procedura «costosa», l'operazione di recupero sarà compiuta.
Circa questa «parte importante» che sono «le videocamere di sorveglianza», Soliman ha detto che «abbiamo esaminato questo aspetto con il procuratore generale di Roma ed è emerso che questi apparecchi si cancellano automaticamente. Allora si è chiamata la società produttrice americana e questa ha detto che c'è un programma per recuperare le sequenze e che una società tedesca può farlo con una percentuale del 50% e che è costoso. E lo si è accettato», ha aggiunto il magistrato.
IL SEGRETO SUL PASSAPORTO. Durante la conferenza stampa Soliman non ha fornito indicazioni sulla pista del passaporto del ricercatore friulano e su come ne fosse venuto in possesso il capo della banda di rapinatori sterminata il mese scorso e tornata oggi alla ribalta per l'arresto di tre familiari di due membri della gang.
Dopo aver sottolineato di non voler «affrontare né i dettagli del caso né delle indagini» dato che «siamo tenuti a rispettare il segreto» istruttorio, Soliman ha detto che a Roma «abbiamo esaminato in dettaglio» con la parte italiana «la scoperta degli effetti personali e dei documenti che portano il suo nome e le misure che saranno prese per fare emergere tutta la verità. Abbiamo esaminato le indagini che riguardano il computer che i genitori di Regeni avevano preso in Egitto e che conteneva 569.751 file», ha riferito ancora il magistrato aggiungendo che «la parte italiana ci ha dato molto poco di questo dossier e ha detto che ci trasmetterà il resto in quanto l'apertura di questo programma esige password proprie della vittima».
Nella nuova rogatoria che i pm romani inoltreranno si chiederà conto anche degli sviluppi delle indagini successive al 14 marzo, giorno del vertice al Cairo tra il Procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, il sostituto Sergio Colaiocco e i magistrati egiziani.
SCAVARE NEI TABULTATI DI 10 UTENZE. Per la Procura bisogna proprio scavare nei tabulati di quelle dieci utenze riconducibili a coinquilini, vicini di casa, esponenti di sindacati indipendenti e ambulanti, amici del ricercatore, per ricostruire le settimane e anche le ore precedenti la scomparsa. Un arco temporale che per ora appare un buco nero che ha inghiottito e poi restituito Giulio cadavere. Importante è anche l'analisi del traffico registrato il 25 gennaio, giorno della scomparsa, dalle celle telefoniche attorno all'abitazione di Regeni, a Dokki, e il 3 febbraio dalle celle nella zona del ritrovamento, lungo la superstrada Cairo-Alessandria: due momenti cruciali per ancorare l'inchiesta.
E poi le immagini registrate dalle videocamere di sorveglianza e dei negozi nella zona di Dokki, nelle 2 stazioni della metropolitana che Giulio avrebbe dovuto utilizzare la sera della scomparsa e nella zona del ritrovamento del corpo.

L'Italia si riserva di prendere nuove misure nei prossimi giorni

Intanto l'Italia, dopo aver richiamato il suo ambasciatore al Cairo per consultazioni, si prepara ad ulteriori passi - come conferma il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni - anche se una fonte diplomatica egiziana ha parlato di «contatti in corso al più alto livello tra Italia ed Egitto per tentare di superare la crisi».
«Noi semplicemente avevamo detto in parlamento che ci aspettavamo un cambio di marcia», ha sottolineato Gentiloni, «altrimenti avremmo preso alcune misure immediate».
Insomma il richiamo dell'ambasciatore italiano al Cairo è stato solo il primo passo dopo il fallimento del vertice tra i magistrati sull'omicidio di Regeni e l'Italia si riserva di prendere nuove misure nei prossimi giorni.
Con l'ambasciatore Maurizio Massari si valuteranno le misure più opportune per sbloccare una situazione che il governo, Renzi in primis, non vuole diventi un nuovo tormentone come quello dei marò.
DIPLOMAZIE AL LAVORO. Le diplomazie sono comunque al lavoro per cercare qualche forma di dialogo e - malgrado il braccio di ferro tra i magistrati sui tabulati telefonici chiesti dagli italiani e negati dagli egiziani - sarebbero in corso contatti ad alto livello tra l'Italia e l'Egitto, due Paesi che restano, almeno per il momento, partner. Tanto che, trapela da fonti di stampa egiziane, Il Cairo per ora esclude di richiamare a sua volta l'ambasciatore a Roma proprio per evitare pericolose escalation.
L'Italia ad ogni modo vuole coinvolgere sempre più anche l'Europa per aumentare la pressione nei confronti del Cairo se le cose alla fine dovessero andare male. Non a caso domani Gentiloni incontrerà a Hiroshima, a margine del G7 dei ministri degli Esteri, l'Alto rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini. «Per parlare del modo migliore per sostenere gli sforzi dell'Italia nel caso Regeni», hanno fatto sapere fonti vicine alla responsabile Ue, ricordando come la Mogherini, benché la vicenda sia bilaterale, abbia già parlato personalmente due volte del dossier con il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry e come la questione venga sollevata ad ogni occasione nei rapporti con l'Egitto a livello di funzionari.
MISURE CAUTELATIVE PER GLI ITALIANI. I 'nuovi passi' di cui ha parlato Gentiloni potrebbero tradursi in misure cautelative per gli italiani che viaggiano in Egitto, a cominciare da studenti e ricercatori come Giulio Regeni, e in uno stop degli scambi culturali. Già ad un livello successivo si posizionerebbe una sorta di 'sconsiglio' da parte della Farnesina ad andare in Egitto dichiarandolo Paese 'non sicuro', mossa che colpirebbe in maniera pesante il già disastrato business del turismo.
A livello politico il ventaglio delle possibilità prevede il raffreddamento delle relazioni, ovvero un 'downgrade' del livello dei contatti (missioni e consultazioni delegate a sottosegretari o funzionari, non più a ministri) e, ovviamente, il congelamento dei vertici intergovernativi annuali. Quello di quest'anno, che era in agenda pur senza una data, a meno di svolte clamorose non si terrà.
L' 'atomica' delle sanzioni economiche e il blocco di tutti gli accordi commerciali (si parla di 5 miliardi di investimenti, a partire dal maxi giacimento di gas di Zohr) viene, almeno per il momento, ritenuta l'ultimissima ratio, nel caso in cui la situazione dovesse irrimediabilmente precipitare. Ma sarebbe il proverbiale punto di non ritorno e comunque per un passaggio del genere sarebbe necessario un sostegno concreto dei partner europei, dal momento che misure unicamente bilaterali finirebbero per essere inefficaci e inutilmente autolesionistiche.

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