Strasburgo ritiene che l'Italia discrimini medici e personale medico che non hanno optato per l'obiezione di coscienza.
DIRITTI 11 Aprile Apr 2016 1152 11 aprile 2016

Aborto, il Consiglio d'Europa bacchetta l'Italia

L'organizzazione internazionale: le donne continuano a incontrare «notevoli difficoltà» nell'accesso all'interruzione di gravidanza. E i medici non obiettori sono discriminati. 

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Strasburgo ritiene che l'Italia discrimini medici e personale medico che non hanno optato per l'obiezione di coscienza.

In Italia le donne continuano a incontrare «notevoli difficoltà» nell'accesso all'interruzione di gravidanza, nonostante quanto previsto dalla legge 194 sull'aborto. L'Italia viola quindi il loro diritto alla salute. Così il Consiglio d'Europa su un ricorso presentato dalla Cgil nel febbraio 2013 dichiarato ammissibile.
SVANTAGGI PER I NON OBIETTORI. L'organizzazione di Strasburgo ritiene che l'Italia discrimini medici e personale medico che non hanno optato per l'obiezione di coscienza in materia di interruzione di gravidanza. Questi diventano così vittime di «diversi tipi di svantaggi lavorativi diretti e indiretti».
IL RICORSO CGIL SULL'ARTICOLO 9 DELLA 194. Il ricorso della Cgil riguardava l’articolo 9 della 194, ovvero quello che regola il diritto all’obiezione di coscienza del personale medico. Allo stesso tempo la norma sancisce che ospedali e regioni debbano assicurare sempre il diritto di accesso ai trattamenti interruttivi della gravidanza. Il sindacato sostiene quindi che la disposizione violi la Carta sociale europea perché non precisa quali misure specifiche devono essere prese per garantire un'adeguata presenza di personale medico non obiettore in tutte le strutture ospedaliere pubbliche. In base a dati forniti dal sindacato, in Italia gli obiettori oscillano da un minimo del 67% al Nord ai picchi dell’80,5% al Sud.
VUOTO NORMATIVO. A rendere difficile l'accesso all'aborto, secondo Strasburgo, sono tra l'altro una diminuzione sul territorio nazionale del numero di strutture dove si può abortire e la mancata sostituzione del personale medico che garantisce il servizio quando un operatore è malato, in vacanza o va in pensione. Il comitato europeo per i diritti sociali ha rilevato che le strutture sanitarie «non hanno ancora adottato le misure necessarie per rimediare alle carenze nel servizio causate dal personale che invoca il diritto all'obiezione di coscienza, o hanno adottato misure inadeguate».
Le critiche del Consiglio d'Europa non sono una novità assoluta: è un la seconda volta che il comitato arriva alla conclusione che l'Italia non sta rispettando quanto stabilito dalla legge 194.
LORENZIN: ANALISI SU DATI VECCHI. «Mi riservo di approfondire con i miei uffici, ma sono molto stupita perché dalle prime cose che ho letto mi sembra si rifacciano a dati vecchi che risalgono al 2013. Il dato di oggi è diverso», ha commentato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin precisando che dal suo punto di vista «non c'è alcuna violazione del diritto alla salute».
CRITICITÀ SOLO IN ALCUNE AZIENDE. «Dal 2013 a oggi abbiamo installato una nuova metodologia di conteggio e di misurazione analisi del contesto regionale tanto è vero che abbiamo fatto rete con tutti gli assessori regionali per il conteggio dei dati», ha spiegato il ministro, «nella relazione che abbiamo presentato al Parlamento recentemente non ci risulta una sfasatura. Ci sono soltanto alcune aziende pubbliche che hanno qualche criticità dovute a problemi di organizzazione della singola regione e della singola azienda e siamo intervenuti anche richiamando le regioni e le singole aziende, ma siamo nella norma, anche al di sotto. Abbiamo i dati regione per regione e azienda per azienda dal 2013 e possiamo fare la valutazione delle ore lavorate e delle interruzioni di gravidanza azienda per azienda. Abbiamo quindi casi che sono patologici ma il dato che oggi abbiamo è diverso».

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