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DIRITTI 11 Aprile Apr 2016 1955 11 aprile 2016

Aborto, la ginecologa Elisabetta Canitano: «Sempre più difficile garantirlo»

Il medico a Lettera43.it: «Spesso l'interruzione di gravidanza non è vista come un'attività ufficiale del reparto, ma come una mansione di cui si fa carico chi si sente di farlo».

 

 

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Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente della Associazione Vita di Donna di Roma.

A quasi quarant'anni di distanza dalla sua introduzione nella legislazione, in Italia le donne continuano a incontrare «notevoli difficoltà» nell'accesso all'aborto, come rilevato dal Consiglio d'Europa, nonostante quanto previsto dalla legge 194. Questo non solo perché per una donna è difficile trovare un ginecologo non obiettore, ma anche quando lo trova rischia di avere dei problemi, dalla mancanza dell'anestesista a un infermiere che si rifiuta di sterilizzare i ferri chirurgici.
PRESSIONI SUI NON OBIETTORI. Quello all'aborto appare così un diritto delle donne «sempre più difficile da garantire», spiega a Lettera43.it Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente della Associazione Vita di Donna di Roma. «Ho cominciato a lavorare 35 anni fa praticando interruzioni volontarie di gravidanza. Molti di quelli con cui ho iniziato col tempo hanno smesso. Ci sono troppe pressioni sui ginecologi, spesso anche da parte degli psicanalisti e degli psicoterapeuti».
MANCA UN VERO OBBLIGO. Canitano sottolinea che «in gran parte delle regioni italiane l'interruzione di gravidanza non è vista come un'attività ufficiale del reparto, nonostante ci sia una legge che obblighi le strutture pubbliche a garantire il diritto all'aborto, ma è una mansione di cui si fa carico chi si sente di farlo».
OSTACOLATA LA CARRIERA DEI NON OBIETTORI. Del resto se in un ospedale non si praticano aborti lo Stato non può obbligare i medici a farli e nemmeno può censurarne il comportamento: «se in una struttura sono chiesti 30 aborti e se ne praticano 8, il fatto che 22 persone non abbiano visto soddisfatta la richiesta non compare», chiarisce la ginecologa, «chi invece responsabilmente applica la 194 non è assolutamente premiato, né di certo è visto come un 'servitore dello Stato'». Anzi. Secondo quanto riportato da Silvana Agatone, presidente di Laiga (Libera associazione italiana ginecologi per l'applicazione della legge 194/78), i non obiettori «non fanno carriera. Molti colleghi che fanno aborti dopo i 90 giorni, quindi per motivi medici, vengono puntualmente denunciati».
IL 70% DEI MEDICI ANTIABORTISTA. Il quadro dipinto dai due medici fa ben capire quanto la situazione sia complessa. In uno scenario in cui il 70% dei medici si rifiuta di praticare l'interruzione di gravidanza (dati del ministero della Salute) nella maggior parte degli ospedali i primari sono obiettori, e solo alcuni di loro fanno comunque rispettare la legge. Così capitano episodi in cui anche infermieri e barellieri si sono tirati indietro, obbligando i ginecologi a fare tutto da loro.
CANITANO: NON CI SI PUÒ TIRARE INDIETRO. «Non è concepibile che un medico si rifiuti di praticare l'aborto a una donna, è come se un carabiniere chiedesse di non portare la pistola perché contrario alle armi», chiarisce Canitano. Per il presidente dell'Associazione Vita si può anche essere medico e obiettore «ma se si lavora per lo Stato no. In quel caso vanno applicate le norme, non ci si può tirare indietro».
SPOIL SYSTEM CATTOLICO. Canitano parla di un''epidemia' di medici antiabortisti, che spesso vengono formati in facoltà universitarie di cattoliche. Ed è proprio da lì, che, secondo la ginecologa, provengono primari. E una volta che si insediano favoriscono l'ingresso di personale allineato a posizioni antiabortiste: «una vera e propria occupazione dove i colleghi laici trovano sempre meno posto». Come mai è accaduto questo? «Lo Stato si è tirato indietro, non ha preso posizione, quindi gli spazi sono stati occupati da medici cattolici. Non potendo utilizzare l'arma del referendum la Chiesa reagisce formando personale antiabortista», aggiunge Canitano.
ZINGARETTI? NON FA ABBASTANZA. Per la ginecologa ci sono comunque anche colpe politiche: «I governatori dovrebbero essere più attivi sul tema, non fanno abbastanza. Anche quelli di sinistra». Un esempio? «Nel Lazio Nicola Zingaretti dovrebbe intervenire chiedendo spiegazioni sul basso numero di aborti. Nessuno oserebbe dirgli di no. Eppure non lo fa».
ANTIABORTISTI DI COMODO. Ma c'è anche un altro motivo: praticare un aborto, ricorda Canitano, è faticoso e significa accollarsi responsabilità: «Scegliere di essere obiettore è un ottimo modo di scrollarsi di dosso una bella seccatura».

Twitter @PierLuigiCara

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