Il presidente egiziano al-Sisi.
INDAGINI 13 Aprile Apr 2016 1335 13 aprile 2016

Giulio Regeni, al Sisi: «Ucciso da gente malvagia non da intelligence»

Il presidente egiziano nega che dietro l'assassinio del ricercatore italiano ci siano i servizi segreti. E accusa i media locali di aver diffuso menzogne.

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Dietro l'uccisione del ricercatore italiano Giulio Regeni non ci sono i servizi di sicurezza egiziani ma «gente malvagia». Così il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi in un incontro con esponenti politici, sindacati e Ong in Parlamento. Al Sisi, le cui parole sono riferite dalla testata Daily News Egypt, ha ribadito le sue condoglianze alla famiglia del giovane ricercatore italiano.
GLI INQUIRENTI TORNINO AL CAIRO. Al Sisi ha esortato gli inquirenti italiani a tornare al Cairo: «Abbiamo detto loro, venite e diciamo ancora una volta: venite, siate con noi. Noi trattiamo le questione in tutta trasparenza» per cui «gli inquirenti siano con noi e partecipino a tutti gli sforzi che si fanno».
MENZOGNE DIFFUSE DAI MEDIA EGIZIANI. Il presidente egiziano ha lamentato che il «problema per l'Egitto» rappresentato dal caso Regeni è stato generato dalla pubblicazione da parte di media egiziani di falsità: «Dobbiamo stare attenti a menzogne e accuse da parte di persone attorno ai noi, noi egiziani, che hanno trasmesso e pubblicato queste accuse e queste menzogne», ha detto al Sisi che ha aggiunto: «l'abbiamo fatto a noi stessi. Siamo noi che abbiamo creato questo problema per l'Egitto. Siamo noi che abbiamo creato il problema per l'Egitto dell'uccisione del giovane italiano».
RELAZIONI PRIVILEGIATE CON L'ITALIA. «Attribuiamo grande interesse a questo caso in particolare, in quanto abbiamo relazioni molto privilegiate con gli italiani», ha poi spiegato. «La dirigenza italiana si è posta al fianco dell'Egitto dopo il 30 giugno», ha detto ancora Sisi con implicito riferimento alle manifestazioni di piazza che, appoggiate dai militari, nell'estate del 2013 portarono alla deposizione del presidente Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli musulmani, e un anno dopo all'elezione dello stesso ex-generale alla presidenza egiziana.

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