Romena 160413135119
INTERVISTA 13 Aprile Apr 2016 1200 13 aprile 2016

Manconi: «Doina Matei è una detenuta modello»

Il senatore Pd e presidente della commissione Diritti umani del Senato sulla semilibertà revocata alla romena: «Torna in carcere per aver sorriso. Messaggio gravissimo. La pena non deve essere vendetta». La direttrice del carcere di Padova: «Non stigmatizzatela per quelle foto».

  • ...

Colpevole di aver postato una foto su Facebook dove sorride, Doina Matei, la ragazza romena di 30 anni che il 26 aprile del 2007 uccise Vanessa Russo conficcandole un ombrello nell'occhio dopo una lite nella metro di Roma, ritorna in carcere.
Il giudice di sorveglianza le ha revocato con decreto la semilibertà nella tarda serata di martedì 12 aprile 2016.
Condannata a 16 anni per omicidio preterintenzionale, reato che ha una pena massima di 18, la Matei sta ancora scontando la sua pena, dopo nove anni già trascorsi dietro le sbarre.
INDIGNAZIONE SUI GIORNALI. Eppure sui giornali, persino su La Stampa con la penna di punta Massimo Gramellini, si sostiene che la giovane avrebbe dovuto avere «il pudore di tenere per sé» le sue emozioni gioiose.
Luigi Manconi, senatore del Partito democratico, presidente della commissione Diritti umani del Senato e da anni attento alla condizione dei detenuti e delle carceri in Italia, spiega a Lettera43.it: «Vorrei che si pensasse a quale messaggio negativo lancia questa storia, perché una persona torna in carcere per aver sorriso».
LA RIEDUCAZIONE A COSA SERVE? E poi aggiunge: «Sta ancora scontando la sua pena, non è stata liberata, è in regime di semilibertà perché se l'è guadagnato con la rieducazione in carcere».


Il senatore del Partito democratico Luigi Manconi.


DOMANDA. Qual è il messaggio negativo di questa storia?
RISPOSTA. In tempi meno cattivisti di questi, la vicenda di Doina Matei sarebbe stata definita un esempio edificante in senso proprio.
D. Ovvero?
R. Una storia capace di proporre modelli virtuosi.
D. Virtuosi?
R. Stiamo parlando di una giovane donna che ha scontato metà della sua pena avendo ottenuto giudizi estremamente positivi sulla sua condotta in carcere.
D. Insomma, la pena sta funzionando.
R. Ha iniziato un faticoso e assai interessante percorso di socializzazione. Ha vinto un premio nazionale di poesia per detenuti. Ha avuto relazioni con la facoltà di giurisprudenza dell'Università di Perugia.
D. Giusta quindi la semilibertà?
R. Come prevede il regolamento carcerario, dopo aver scontato metà della pena ha usufruito della possibilità di svolgere lavoro esterno diurno, tutto qui.
D. Ma c'è chi parla di «vergogna del legislatore italiano».
R. Questa è una storia che dimostra quanto previsto dalla Costituzione all'articolo 27, cioè la rieducazione del condannato che qualche volta, raramente, può avere un risultato positivo.
D. E invece?
R. Tutto questo è stato rovesciato nel suo opposto e Doina Matei ha visto sospesa la misura del lavoro esterno per un motivo molto semplice: perché sorrideva, questa è la sua colpa. Il messaggio è gravissimo.
D. Come si è arrivati a tutto questo?
R. È un problema diffuso che va dagli organi di informazione al senso comune. Un magistrato di sorveglianza in genere molto intelligente e sensibile si è visto costretto da una sollevazione popolare che raccoglie il peggio di internet ad adottare un provvedimento negativo.
D. In Italia sembra ci sia una totale ignoranza di cultura giuridica.
R. È una mentalità che continua a ritenere che la pena deve essere vendetta. Per il reato di omicidio preterintenzionale è stata condannata a 16 anni carcere. Non è stata liberata come scrivono alcuni giornali, tutt'ora sta scontando la sua pena secondo una modalità prevista dal nostro ordinamento penitenziario e dalla nostra Costituzione.
D. Eppure sui social network e sui giornali si continua a parlare di troppa benevolenza della pena.
R.
Alla gente che urla che l'Italia è un Paese indulgista, lassista e perdonista voglio ricordare che l'autore della strage di decine di persone in Norvegia è stato condannato alla pena massima, cioè a 22 anni di carcere. Se in Italia si vuole la pena di morte lo si dica apertamente.
D. La politica fa la sua parte cavalcando questi casi?
R. La politica ne è corresponsabile.


Twitter @ARoldering

Articoli Correlati

Potresti esserti perso