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TERRORISMO 13 Aprile Apr 2016 2023 13 aprile 2016

Siria e Iraq, l'Isis mai così debole dal 2014

Nei territori d'origine lo Stato islamico è in difficoltà dal punto di vista delle risorse, degli uomini e del territorio. Ma in Occidente è sempre più pericoloso.

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Un soldato dell'esercito regolare siriano con una bandiera dell'Isis.

Il 2015 è stato un anno tragico per l'Europa e per il mondo, e il 2016 non è iniziato con i migliori auspici. La frequenza di attentati in Occidente e nel mondo non è mai stata così elevata, e noi non siamo mai stati così abituati alla violenza del terrorismo internazionale.
Non deve però stupire la notizia che lo Stato islamico sia stato ridimensionato in Siria e Iraq ai livelli del 2014: è proprio questo il motivo della sua aggressività al di fuori del suo territorio d'origine. Come da tempo sostenuto dalla maggior parte degli analisti, le azioni dell'Isis all'estero aumentano in maniera proporzionale alle sue sconfitte in “patria”.

L'Isis in Europa. Le stelline rosse e i cerchi rossi rappresentano gli attentati dello Stato islamico riusciti e quelli sventati. I corrispettivi simboli gialli indicano le azioni di gruppi ispirati all'Isis. I cerchi rossi trasparenti rappresentano gli arresti legati al gruppo (Mappa: Institute for the study of war).

Secondo il vice segretario di Stato americano Antony Blinken, le file dello Stato islamico in Siria e Iraq sono state ridotte al minimo di sempre. «Lavorando insieme ai nostri partner locali», ha detto Blinken in conferenza stampa, «da un anno fa abbiamo sottratto all'Isis il 40% del suo territorio in Iraq e il 10% di quello in Siria».
L'ISIS AI LIVELLI DEL 2014. «Crediamo che il numero dei militanti di Daesh non sia mai stato così basso dal 2014», ha continuato, senza tuttavia specificare l'attuale consistenza delle forze comandate dal “califfo” al Baghdadi.
A quanto riportava l'agenzia Afp a settembre di quell'anno, quando dalla Siria l'Isis travolse la parte Nord Ovest dell'Iraq, il numero dei miliziani dello Stato islamico era stimato tra i 20 mila e i 35 mila combattenti.
I raid americani hanno ucciso 25 mila miliziani dell'Isis in Medio Oriente, e hanno incenerito milioni di dollari a disposizione del gruppo.
DIFFICILE SITUAZIONE ECONOMICA. A Mosul e a Raqqa, rispettivamente le “capitali” del califfato in Iraq e Siria, i salari per i combattenti sono stati ridotti di circa la metà nell'ultimo anno.
«La capacità di finanziamento di Daesh è andata riducendosi» e il «salario ai combattenti si è ridotto del 40% grazie alle attività di contrasto internazionale», ha dichiarato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ricordando che le principali fonti di finanziamento dello Stato islamico e cioè i depositi bancari, il traffico di opere d'arte, il contrabbando di greggio, si sono ridotti. «Il contrasto ha ottenuto dei risultati» ha aggiunto il titolare della Farnesina.
L'ESPANSIONE INCONTROLLATA NEL MONDO. Tuttavia, i successi contro l'Isis sul campo di battaglia hanno fatto poco per fermare l'espansione dei suoi militanti in Europa, Nord Africa e Afghanistan. «Gli ultimi attacchi hanno rinforzato l'idea di un gruppo terroristico in marcia», scrive il New York Times, «e tra gli analisti e le autorità americane c'è una rinnovata cautela nel predire un qualche progresso in una battaglia che dicono continuerà per anni».
Oltre ad affrontare il pseudo-Stato in Medio Oriente, gli Stati Uniti e i suoi alleati europei (Russia inclusa), devono ora concentrarsi nel compito ancor più difficile di localizzare e fermare i militanti nascosti nelle città occidentali, dove gli bastano risorse minime per creare danni devastanti.

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